Innanzitutto tengo a ringraziarvi per avermi dato la fiducia e la possibilità di intervenire in un'occasione così importante.
La giornata è cominciata con l'intervento della parte Dirigenziale, la quale ha sostenuto che il nostro percorso debba essere ricercato a livello di categoria, evitando ogni suddivisione con destini individuali. La linea da seguire è quella di chidere alle Regioni di individuare delle funzioni da assegnare alle Polizie Provinciali.
In seguito si sono susseguiti numerosi interventi tra i quali il mio. In tale contesto ho cercato di fare sintesi su quanto condividevo tra i pensieri di coloro che mi hanno preceduto e sugli aspetti nei quali notavo delle criticità. Tutto ciò deve avere la debita premessa che non solo non ho la verità in tasca, ma questo continuo intervento contraddittorio della politica, che presenta emendamenti, che poi boccia per ripresentare tal quali con formulazioni ambigue e sibilline, rende tutto molto difficile.
Il mio contributo si è sviluppato secondo i seguenti punti
- Ai sensi della normativa vigente, le Regioni non potrebbero dotarsi di forze di Polizia ed è molto difficile che una politica, che celebra la fusione dei vari corpi, ne permetta la costituzione di nuovi e di carattere regionale. In questo momento la Regione Piemonte (capofila nella riforma) pare voglia destinare 28 milioni di € a tutte le province per lasciare personale e funzioni in capo a queste. Tutto ciò con una cifra palesemente insufficiente. Ad oggi, se non ricordo male, Reschigna aveva espicitamente richiesto che il personale di vigilanza e dele Polizie Provinciali fosse escluso dal computo previsto nei lavori dell'osservatorio regionale
- Rimanere nelle future aree vaste, che verranno dissanguate economicamente dai trasferimenti che dovranno conferire allo Stato, è estremamente pericoloso. Si rischia concretamente che un giorno questi Enti non avranno i soldi per pagare i costi delle proprie funzioni, personale compreso.
- Confluire nell'ambito delle Polizie Municipali è un'ipotesi da scartare a priori, poichè le professionalità sono talmente diverse (ambiente per noi, Codice della strada, commercio, annonaria e regolamenti comunali per la Polizia Municipale) che prendere in considerazione tale ipotesi significherebbe eliminare la nostra professionalità. Inotre bisogna anche tenere conto che la tutela dell'ambiente non può essere esercitata a livello di estensioni territoriali della dimensione comunale.
- Proposta (oggi ci sono novità che poterbbero evidenziarne alcune criticità). L'unica soluzione che permette di mantenere la professionalità, per affinità di compiti e per estensione territoriale di competenza per poterli esercitare efficacemente, è il Corpo Forestale dello Stato. E' evidente che la proposta deve seguire due percorsi. Il primo è quello poitico. Si vogliono togliere divise ed in questo caso di due se ne fa una. Il secondo è tecnico e riguarda quanto già detto in merito a compiti ed efficacia. Ritengo si tratti di una scelta politica, che mi rendo conto possa evere dei costi, ma si tratta di investimento che sul medio periodo porterebbe a risparmi e razionalizzazione. E' una scelta trovare i soldi per migliorare e risparmiare dopo. La soluzione però non deve essere univoca, ma prevedere un'alternativa per chi non è interessato a questo passaggio.
Il tutto si è concluso con l'intervento di Federico Bozzanca, che ha premesso che per statuto non c'erano le condizioni per produrre un documento da deliberare. L'intervento è stato così articolato
- Esclude il passaggio alle polizie Municipali come opportunità da prendere in considerazione.
- Sta avvenendo un confronto con le Regioni per evitare che in attesa del riordino, legiferino in modo che il nostro destino siano le PM e che le Province ci dichiarino in esubero.
- Considerato che il riordino delle Province e la riforma delle Polizie non vanno di pari passo, bisogna articolare la vertenza su due livelli. Il primo riguarda la permanenza nelle Province con relative risorse per muoversi in modo compatto evitando destini individuali ed intervenendo sulle Regioni perchè agiscano in tal senso in sede di accordo Stato Regioni. In seconda istanza occorrerà intervenire sul DDL AS 1577 (Madia) in sede di redazione del Decreto Legislativo e relativi decreti attuativi. A tal proposito suggerisce di istituire un tavolo con i rappresentanti delle varie realtà regionali per definire la strada da percorrere e le relative azioni. A tal proposito ci sarà un confronto con le segreterie regionali per individuare i nomi delle persone che parteciperanno a tale tavolo. Manifesto sin d'ora il mio interesse, anche se immagino che veniva dato per scontato.
Mi scuso per lo stile discorsivo e magari anche un po' lacunoso, ma è un lettera scritta al volo senza particolare attenzione alla forma.
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