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16 maggio 2012

IL MINISTRO PATRONI GRIFFI: "LO STATALE? NON SI LICENZIA"

A cura di Claudio Bongiovanni, Valter Giordano, Franco Ferraro, Guido Marino e Diego Reineri

Da "Il Corriere della Sera" di mercoledì 28 marzo 2012

» I Pubilizo impiego «Si applicano norme ad hoc, con la mobilità». Domani il vertice con i sindacati Il ministro Patroni Griffi:
«Lo statale? Non si licenzia» ROMA 41 pubblico impiego è un capitolo a parte. I sindacati plaudono alla presa di posizione del ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, che in una lettera al Messaggero segnala che il licenziamento per motivi economici non «può trovare applicazione nel pubblico», in quanto in questi casi c`è «una disciplina ad hoc»: scatta, infatti, una serie di procedure «che portano alla mobilità dei lavoratori presso altre amministrazioni e alla eventuale collocazione in disponibilità con trattamento economico pari all`8o% dell`ultimo stipendio per due annualità». La legge, insomma, esiste già e, quindi, la riforma del lavoro, per quel che riguarda l`articolo i8, non si deve estendere al pubblico impiego, dice in sostanza il ministro che sembra più che altro intenzionato a disinnescare una delle possibili forti ragioni di contestazione nel corso del dibattito parlamentare sul provvedimento. Visto che già il Pdl, come ha ribadito ieri la senatrice Simona Vicari, «ritiene necessario fare uno scatto in avanti e approvare la riforma prima dell`estate, estendendo le norme dell`articolo 18 anche al pubblico impiego. Su questo punto il Pdl è stato chiaro». L`appuntamento per chiarire la situazione, è, comunque, per giovedì, quando i sindacati dovrebbero incontrare Patroni Griffi a Palazzo Vidoni.
Quello del ministro «è stato un chiarimento opportuno», hanno chiosato i responsabili di categoria di Cgil, Cisl, Uil, mentre tra gli economi- sti ha fatto sentire una voce dissonante Tito Boeri, per il quale le leggi che hanno introdotto e regolato i licenziamenti individuali nel settore pubblico prevedono che valga comunque lo stesso regime in vigore per i dipendenti privati. La riforma, «quindi, inevitabilmente coinvolge anche i lavoratori pubblici, a meno che venga scritto esplicitamente che non si applica a loro». Ci vorrebbe insomma, per Boeri, «un dispositivo ad hoc».
I sindacati, però, non vogliono cedere.
Per Michele Gentile, della Cgil, la discussione nasconde «il fatto che qualcuno ha un`idea proprietaria, privatistica, della pubblica amministrazione.
Si vuole colpire il lavoro pubblico per colpire il pubblico». Gianni Baratta della Cisl sostiene che l`art.i8 nel pubblico impiego «non è una priorità, casomai va gestito il riequilibrio in una logica di mobilità contrattata, o, per usare un termine del ministro, guidata».
Quanto alla Uil, Paolo Pirani ritiene che sia «giusto chiarire come stanno le cose: Patroni Griffi fa una puntualizzazione sulle differenze normative tra pubblico e privato».
Pirani, come Baratta e Gentile, si sofferma però con più attenzione sulla parte della riforma messa a punto da Elsa Fornero che riguarda la revisione dei contratti e le nuove regole per l`ingresso nel lavoro, indirizzate a ridurre la precarietà per i giovani e i meno giovani. L`apprendistato diverrà, in quest`ottica, il rapporto privilegiato, mentre verrà in pratica cancella- to l`utilizzo a dismisura degli stage e verranno decisamente depotenziati i contratti a progetto e i co.co.co, che potrebbero facilmente diventare rapporti di impiego subordinato. Per non parlare dei contratti a tempo determinato non rinnovabili oltre i tre anni. Nei ministeri, i giovani che sbarcano il lunario lavorando in queste forme di impiego provvisorie sono molti. Come si concilierà la nuova normativa con quella che prevede, oltre al blocco della contrattazione, il freno al turn-over nelle scuole, come nei ministeri e negli enti locali? Oggi, osserva Pirani, «c`è un uso improprio nella Pubblica amministrazione dei precari, c`è la reiterazione per molti anni dei contratti a tempo determinato, dei co.co co che sono rimasti solo lì e c`è la spesa notevole, pari a 1,2 miliardi secondo la Corte dei Conti, per le consulenze. Quindi, di fatto, c`è già un aggiramento delle norme inaccettabile». Anche per la Cgil le priorità sono «precarietà, ammortizzatori, nuovo modello contrattuale e rinnovi contrattuali».
Secondo i dati più recenti nella Pubblica amministrazione, tra statali, dipendenti degli enti locali e via dicendo, i lavoratori a tempo determinato erano a fine 2009 quasi 95 mila, mentre i collaboratori (Co.Co.Co) circa 49 mila e gli interinali 12 mila. A fronte di quasi 3,4 milioni dipendenti a tempo indeterminato.
Stefania Tamburello chiarimento Cgìl, Cisl e Uil: un chiarimento necessario e opportuno dopo la confusione sulla riforma dell`articolo 18 Vale per i pubblici Ma Boeri: inevitabilmente coinvolge anche i lavoratori pubblici, a meno che venga scritto esplicitamente O RIPRODUZIONE RISERVATA Filippo Patroni Griffi, ministro della Pubblica amministrazione

09 maggio 2012

Lavoro pubblico: sottoscritto l’intesa tra le OO.SS. e Patroni Griffi

Rassegna stampa a cura di Guido Marino, Franco Ferraro, Valter Giordano, Diego Reineri e Claudio Bongiovanni

L'accordo riguarda alcuni aspetti importanti come le relazioni sindacali, la dirigenza, le nuove regole del mercato del lavoro pubblico e prevede l'introduzione di un esame congiunto con le organizzazioni sindacali per alcune materie da individuare''.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro pubblico l'ipotesi ribadisce la centralità del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con una conseguente restrizione sui contratti flessibili, ferma restando la possibilità di deroghe per particolari settori (sanità, ricerca, istruzione).
Sul tema dei licenziamenti disciplinari l'accordo prevede un riordino normativo degli stessi, ferma restando la competenza dei contratti collettivi nazionali (come avviene nel privato). Sui meccanismi di valutazione e sulla premialità l'intesa prevede una razionalizzazione del sistema, mediante una minore rigidità, ma lasciando inalterato il sistema di garanzia che eviti la distribuzione a pioggia delle risorse destinate agli incentivi.
Vi è infine una previsione di intervento sulla dirigenza, cui verrebbe garantita una maggiore autonomia rispetto all'organo di indirizzo politico.
L'ipotesi, dopo le varie formalità, sarà firmata definitivamente entro la settimana prossima e, successivamente, le materie oggetto dell'accordo saranno inserite in una delega legislativa.

link al testo integrale del documento di intesa

articolo tratto da LASTAMPA.IT

redatto da Roberto Giovannini

Dopo le guerre ferocissime tra Renato Brunetta e i sindacati del pubblico impiego, con il suo successore sulla poltrona della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi a quanto pare torna a splendere il sole sui rapporti tra organizzazioni sindacali e ministero. Nella notte tra giovedì e venerdì è stato infatti siglato un ampio accordo che ridisegna completamente le regole del lavoro pubblico rispetto all’era Brunetta. 

L’accordo - reso necessario per attuare anche nella pubblica amministrazione la riforma del mercato del lavoro Fornero, come previsto all’art.2 della riforma - è stato definito da Patroni Griffi con le confederazioni Cgil-CislUil-Ugl, le Regioni, le Province e i Comuni. «Sono soddisfatto - afferma il ministro l’intesa sarà una buona base in vista della delega legislativa che a breve presenterò al consiglio dei Ministri».

I sindacati festeggiano: sia per aver voltato pagina rispetto alla gestione precedente, ma anche e soprattutto perché l’applicazione della riforma Fornero non introduce quasi nessuna novità sul versante dei licenziamenti nel pubblico impiego. 
Si era ipotizzata l’estensione della possibilità di fare licenziamenti economici con semplice indennizzo anche nella pubblica amministrazione; invece l’unico cambiamento (probabilmente positivo) riguarderà soltanto le regole dei licenziamenti disciplinari, che verranno complessivamente riordinati «ferma restando la competenza dei contratti collettivi nazionali (come avviene nel privato)».

Non solo: l’intesa per quanto attiene alle nuove regole del mercato del lavoro pubblico ribadisce la «centralità» del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, con una conseguente restrizione della possibilità di utilizzare contratti flessibili o precari (ferma restando la possibilità di deroghe per particolari settori come sanità, ricerca e istruzione). 
Altri aspetti trattati riguardano le relazioni sindacali, la valutazione, la mobilità dei dipendenti, la premialità e la dirigenza. Sui meccanismi di valutazione e sulla premialità l’intesa prevede (si legge in una nota del ministero) «una razionalizzazione del sistema, mediante una minore rigidità, ma lasciando inalterato il sistema di garanzia che eviti la distribuzione a pioggia delle risorse destinate agli incentivi». In agenda anche un «intervento sulla dirigenza, cui verrebbe garantita una maggiore autonomia rispetto all’organo di indirizzo politico». 
Il testo indica i principi di fondo che dovranno rientrare nella delega; il merito verrà dunque articolato. In una prospettiva di «convergenza» viene sottolineato - con il mercato del lavoro privato.

I sindacati hanno indicato come «positiva» la ripresa di un sistema di relazioni sindacali, scardinato - dicono - negli ultimi anni, sperando che porti a una revisione profonda della Riforma Brunetta». Però insistono affinché si facciano ripartire anche le retribuzioni dei dipendenti pubblici e della scuola, come evidenziato dalle rispettive categorie della Cisl: «L’intesa recepisce il principio secondo cui parte dei risparmi di spesa pubblica che i lavoratori contribuiscono a generare debbano andare ai salari. Su questo ci aspettiamo concretezza e rapidità». In casa Cgil, invece, si parla di «un primo segnale di discontinuità che riapre, dopo le macerie prodotte dalla legge Brunetta, un percorso sindacale che riguarda il mondo del lavoro pubblico, riaprendo finalmente la porta ad un percorso fatto di norme legislative e di nuove contrattualizzazioni».

Inoltre:
In estrema sintesi, aggiungiamo noi:
il contratto è la fonte per definire retribuzioni e rapporti di lavoro, anche per molte parti che la riforma Brunetta riservava prima alla legge o al potere del dirigente;
  • è previsto il superamento delle fasce di merito stabilite dal d.lgs. 150/2009 e si valorizza la performance organizzativa rispetto a quella individuale, che rimane, con molti distinguo, solo per la dirigenza;
  • la mobilità è riportata alla concertazione e a percorsi di formazione e qualificazione professionale;
  • l’assunzione a tempo indeterminato e per concorso pubblico è la modalità principale e preferenziale per l’accesso al lavoro pubblico;
I giornali hanno bollato immediatamente l’intesa come una “controriforma”: leggiamo un pezzo dell’articolo di Roberto Bagnoli sul Corriere della Sera.
Nei licenziamenti economici, al contrario della riforma Brunetta, ritorna il coinvolgimento dei sindacati in «tutte le fasi» di mobilità collettiva. Smontata la «Brunetta» anche nel sistema premiale. L' ex ministro aveva introdotto tre fasce di merito alimentate da un fondo con premi individuali. Ora ci sarà un nuovo meccanismo - da studiare - ma soprattutto nella valutazione prevarrà la «performance organizzativa».

Immediata la risposta del Ministro con una lettera allo stesso quotidiano che contesta si tratti di un arretramento, ne riporto parte di due capoversi importanti, consigliandovi comunque di leggerla tutta:
La delega a cui pensiamo, pur mirata, guarda a un contesto più ampio. Per schematizzare: 1) Misure sulla dirigenza (…); 2) una riforma del sistema di reclutamento e di formazione di dirigenti e funzionari (..); 3) mercato del lavoro, nella logica dell'adeguamento alla riforma del lavoro privato, ma con due capisaldi (che certo non piacciono ai sindacati): 1) al pubblico si accede solo per concorso e non con altri meccanismi di 'flessibilita' in entrata'; 2)  anche l'abuso del contratto a termine non può portare alla stabilizzazione del lavoratore pubblico. (…)
Due notazioni finali sugli elementi a tasso “controriformista”: premialità e licenziamenti disciplinari. La controriforma di un sistema che si articola in decine di articoli potrà riguardare due o tre disposizioni della legge Brunetta (cui, sul piano tecnico, ho contribuito in prima persona): a fronte di una estromissione totale dei sindacati da ogni processo organizzativo, si potranno prevedere che alcuni temi di rilevanza “collettiva”, come nel privato, siano esaminati congiuntamente da datori di lavoro e lavoratori, fermo restando che alla fine ciascuno assumerà le decisioni che gli competono; il sistema di premialità non verrà smantellato, ma, da una parte, verrà  privilegiato l'aspetto della performance organizzativa nel senso, già detto, di misurare il buon risultato dell'unita' organizzativa e, nell'ambito di questa, valutare il dipendente e, soprattutto, il dirigente; dall'altra, si cercherà di rendere operativo, introducendo elementi di flessibilita', un principio buono (non puoi pagare tutti ugualmente) che, per la sua rigidità  (e la mancanza di fondi), da due anni non decolla.
link al testo integrale del documento