Da “ Il Messaggero”
Province, rivoluzione al via saranno 50 entro dicembre
La spending review di Patroni Griffi. Rivolta degli enti locali. Comincia anche l'era delle Città metropolitane a partire da Roma
ROMA - Tra i mille, gravosi, impegni autunnali di palazzo Chigi ce n’è uno che almeno fa sorridere: trovare 50 nomi da affibbiare alle nuove Province che stanno per nascere in sostituzione delle 86 appartenenti alle Regioni a statuto ordinario che dovrebbero morire entro l’anno.
Difficile però accoppiare fantasia e potere. Per quel che se ne sa finora sta spuntando la Provincia del Gusto che dovrebbe raggruppare Parma (prosciutto); Reggio Emilia (parmigiano); Modena (aceto balsamico). Ed ecco la Provincia della Costa Toscana che spazierà da Livorno a Massa ma con capoluogo Pisa superando in un fiato persino la radicata incompatibilità fra livornesi e pisani.
Più a Nord, in Lombardia, sta per nascere la Provincia dell’Industria dal raggruppamento delle operose Monza-Brianza, Varese e Como. Il Sud per ora risponde con denominazioni low profile, più legate alla geografia. Adriatica, è il nome dell’ipotetica Area-Vasta (questo il nome burocratico delle nuove province) che in Abruzzo dovrebbe accorpare le province di Pescara, Teramo e Chieti mentre Irpino-Sannitica potrebbe essere la denominazione del nuovo ente che unificherà i territori di Avellino e Benevento.
Fatto sta che la nuova toponomastica provinciale sta gettando lo scompiglio nell’eterna Italia dei campanili. Ovunque, a partire da oggi, è un rincorrersi di riunioni e di vertici fra sindaci, presidenti di Provincia, presidenti di Regione.
Già perché entro il 30 settembre le Regioni devono presentare al governo (che varerà il tutto entro Natale) la mappa delle nuove province riaccorpando il potere territoriale dopo la ventata del decreto spending review che ha spazzato via le 46 province italiane con meno di 350 mila abitanti o un’estensione territoriale inferiore a 2.500 chilometri quadri. In gioco non c’è solo da redistribuzione dei deboli poteri delle amministrazioni provinciali (che, tutte insieme, gestiscono solo 13 miliardi di spesa pubblica sul totale complessivo di circa 800 miliardi), ma soprattutto la difesa dei posti di lavoro e del prestigio garantito dagli uffici statali che resteranno solo nei nuovi capoluoghi di Provincia.
Il decreto spending review è chiaro: dopo più di 100 anni di continui allargamenti, gli uffici pubblici sul territorio si avviano a una netta cura dimagrante e le Prefetture (ma anche gli altri uffici del fisco, gli ispettorati del lavoro, le Soprintendenze e così via ) saranno tagliati. Assieme alle Province diminuiranno drasticamente i posti di direttore provinciale di un’infinità di amministrazioni (Inps e Inail compresi) e dunque si riducono le possibilità di carriera per migliaia di dipendenti pubblici.
«Si tratta di un’operazione ineludibile - sottolinea il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi -. Tutti a parole sono favorevoli alla diminuzione delle Province ma poi di fatto sono aumentate. Il nostro è un riordino ragionato che serve anche a delineare uno Stato più moderno».
Non la pensano così moltissimi politici locali. Ma anche vescovi, giornali, imprenditori, dirigenti e impiegati delle amministrazioni territoriali. C’è chi sta tentando di sfuggire alle grinfie del decreto con il classico escamotage all’italiana. A Benevento hanno pensato di uscire dalla Campania per unirsi al Molise. Anche Terni, pur di salvare lo status di capoluogo sta riflettendo se raggiungere Viterbo e Rieti o una delle due province.
Un aspetto particolare di questa mini-rivoluzione è quello delle amministrazioni provinciali delle 10 città italiane più importanti. Finora - almeno nella maggior parte dei casi - sono stati dei veri e propri doppioni dei Comuni ma adesso la pacchia sembra finita. Che cosa prevede la legge? Che dal 2013 il sindaco di Roma o di Bari o di Genova diventi automaticamente anche presidente della Città Metropolitana-ex Provincia. Quindi a meno di sorprese giuridiche (sono in arrivo valanghe di ricorsi alla Corte costituzionale) il prossimo sindaco di Roma, dopo le elezioni del 2013, assumerà anche i poteri dell’attuale presidente della Provincia.
Almeno all’inizio, la Città Metropolitana comprenderà tutti i Comuni delle attuali province delle 10 città più importanti ma i sindaci, già da settembre, potranno anche decidere di uscirne entrando in una provincia limitrofa. Quindi, ad esempio, se Civitavecchia dovesse ritenere opportuno uscire dalla Città metropolitana di Roma potrebbe scegliere di entrare nella nuova provincia della Tuscia e della Sabina.
Resta inteso che ogni Città Metropolitana, nei prossimi anni, si darà un proprio Statuto e potrà scegliere di farsi rappresentare da un sindaco diverso da quello della città principale. Insomma, ci vorrà un po’ di tempo per capire davvero quanti capoluoghi di provincia dovranno imparare a memoria i ragazzini delle elementari del futuro.
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