A cura di Valter Giordano
Stiamo vivendo una campagna elettorale di penoso e bassissimo profilo.
Tra le tante penose vicende, una in particolare ci aiuta a toccare il fondo.
Riguarda attacchi a colleghi assunti grazie alla legislazione a tutela delle "categorie protette".
Forti infatti le rimostranze rese da (pochi) appartenenti alla categoria B1 che mettono sul banco degli accusati il sindacato, reo di aver inserito, nel contratto integrativo aziendale sottoscritto a dicembre 2005, una specifica clausola volta all'estinzione, in Provincia della categoria professionale A.
Pomo della discordia la recente progressione verticale in categoria B1 (dalla cat. A) ottenuta da un collega precedentemente assunto grazie alla normativa sulle categorie protette.
La ricorrente frase di protesta è "se ora siamo uguali a "lui", anche Lui deve fare ciò facciamo noi !"
Ritengo occorra precisare:
- come nessun sindacalista possa esser nominato membro di commissioni di concorso
- qualora fosse stata inserita nel contratto integrativo una clausola limitativa d'accesso per le categorie protette sarebbe stato un atto indegno di un paese civile
- come ci si indegni pure nel caso in cui non si viene privati di alcunché, per il semplice fatto qualcuno possa essere professionalmente inquadrato al pari nostro
Ma perché tanta "cattiveria"? Cosa si nasconde dietro a ciò?
Ho riferito anche come abbiano incrementato, in poco più di 4 anni, di c.a. € 1.200 il loro salario accessorio (senza considerare altro progetto obiettivo di cui beneficiano). Mi è stato risposto che sono stati dati a tutti!. Senza .....parole.
L'espressione categoria B1 si riferisce al personale dell'ex 4° q.f. e non a posizioni di carattere economico
RispondiElimina