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15 maggio 2012

Province verso l'accorpamento

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Italia Oggi

Le Province verso l'accorpamento

Umbria, la regione coinciderebbe con la sola provincia di Perugia
 di Marco Bertoncini  

Forse si avvicina il preannunciato taglio alle province. Indubbiamente, governo e parlamento non potranno limitarsi a regolare l'elezione (diventata di secondo grado) degli organi provinciali, ma dovranno procedere ad accorpamenti.
Secondo le voci che circolano, l'ambizioso piano sarebbe di ridurre a una cinquantina gli enti intermedi, sorta di «grandi aree», nel cui territorio serbare le prefetture, gli ex provveditorati agli studi e in generale gli organismi decentrati dello Stato finora operanti su base provinciale.

Sempre secondo i sussurri che arrivano dai palazzi ministeriali, la base demografica sulla quale operare varierebbe da 250mila a 400mila abitanti. Insomma, le attuali province che non raggiungono tale popolazione dovrebbero essere unite ad altre contermini, rispettando però i confini regionali (il passaggio di comuni e province da una regione a un'altra richiede un lungo procedimento). Attualmente vige, quanto a popolazio-ne legale, il dpcm 2 aprile 2003, che ha reso ufficiali i risultati del censimento del 2001, ma si presume che ci si riferirà ai numeri provvisori del censimento del 2011, già resi noti dall'Istat, o ad altri dati recenti.

Va ricordato che la riforma delle province non toccherà le regioni a statuto spe-ciale. La Sardegna, in verità, ha già provveduto due domeniche addietro, grazie all'esito dei referendum che hanno abrogato le quattro mini province (ciascuna con due capoluoghi) create qualche anno fa. Si attende, dopo la proclamazione ufficiale, l'emanazione (entro cinque giorni, da parte del presidente regionale) di decreti abrogativi delle norme che istituirono le province. La Sicilia ha, al momento, commissariato le «province regionali» (tale la denominazione ufficiale nell'isola) chiamate alle urne, riservandosi ogni decisione sugli enti (le più piccole sono Enna, sotto i 200mila abitanti, e Caltanissetta, sotto i 300mila).

Un problema che si pone evidente, quale che sia la soglia che dovesse adottar-si, riguarda ben tre regioni: Umbria, Molise e Basilicata. Essendo in quelle re-gioni alcune province (Terni, Isernia, Campobasso e Matera) sotto il livello dei 250mia abitanti correntemente ritenuto il più basso applicabile, ne deriverebbero accorpamenti con conseguenze paradossali. In Umbria resterebbe solo Pe-rugia, inglobante Terni. Può una regione coincidere, come territorio, con l'unica provincia? Non ci sono precedenti (la Valle d'Aosta, infatti, è una regione a statuto speciale): istituzionalmente, i due enti potrebbero sopravvivere, ma non si comprende perché, a quel punto, l'unica provincia non dovrebbe essere soppressa, con passaggio di competenze alla piccola regione.

Identico è il caso della Basilicata, in cui resterebbe soltanto la provincia di Potenza. Quanto al Molise, l'abbinamento delle due piccole province, ciascuna demograficamente debole, porterebbe a una sola amministrazione provinciale, di poco più di 300mila abitanti: nel caso la soglia identificata per abolire le pro-vince minori fosse di 400mila o di 350mila, si arriverebbe alla conclusione che nemmeno l'unica provincia nella piccola regione molisana avrebbe il minimo demografico. La verità, in questo caso, è che il Molise è una regione di minime dimensioni, che avrebbe potuto costituire una sola provincia all'interno della regione Abruzzo-Molise.

Ovviamente, stiamo parlando di problemi che non saranno trattati asetticamente, perché determineranno rivolte politiche e popolari. Basti pensare che in Sardegna alcuni giuristi, riuniti a convegno, hanno già concluso che sarebbe opportuno un intervento della Corte costituzionale per annullare l'esito dei referendum abrogativi delle quattro giovani e striminzite province. Se càpita questo con province senza alcuna tradizione, che succederà quando si dovesse passare a cancellare amministrazioni esistenti da ottant'anni? o addirittura dall'Unità d'Italia?

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