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14 maggio 2012

Province, l'obiettivo minimo è eliminarne almeno un terzo, ma la speranza è di tagliarne la metà

Rassegna stampa a cura di Guido Marino, Claudio Bongiovanni, Valter Giordano, Franco Ferraro e Diego Reineri.

Articolo tratto dal ilsole24ore.it
di Marco Rogari con un articolo di Antonello Cherch  
13 maggio 2012

Scardinare l'impalcatura amministrativa modellata da oltre un secolo sulle Province. Il premier Mario Monti ne aveva parlato esplicitamente al momento del varo del piano di spending review. E ora il Governo ha deciso di accelerare. Non a caso di Province si è parlato anche nell'incontro di sabato al Quirinale tra il capo dello Stato, il premier, il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi e il sottosegretario alla Presidenza, Antonio Catricalà. Il dossier è a uno stato avanzato. L'obiettivo minimo è eliminare almeno più di un terzo degli enti, ma la speranza e di tagliarne la metà. Con una sorta di effetto a cascata, ovvero l'accorpamento di una serie di strutture collegate: dalle Prefetture fino agli ex Provveditorati scolastici passando per gli Uffici territoriali del Governo.
Resta da stabilire a che punto dovrà essere fissata l'asticella. L'ipotesi di partenza è tagliare le Province con popolazione inferiore ai 400mila abitanti, anche se è più probabile che ci si fermi a quota 350mila. Ma non è da escludere del tutto un intervento più soft (eliminazione delle Province con meno di 250mila abitanti), che interesserebbe sostanzialmente un terzo degli enti. Al dossier stano lavorando vari ministri: da Anna Maria Cancellieri a Patroni Griffi. Da decidere è anche lo strumento. Due le opzioni: un disegno di legge o una delega. In ogni caso questa operazione si dovrà raccordare al piano di spending review, in particolare alla seconda fase della revisione della spesa: quella per il biennio 2013-2014 che dovrebbe essere definita in autunno e scattare insieme alla prossima legge di stabilità.
Naturalmente il taglio delle Province rappresenta la tappa finale del processo già avviato dal Governo con il decreto "Salva-Italia" attraverso il quale è stata già prevista la soppressione delle giunte provinciali e la riduzione del numero dei componenti del Consiglio della Provincia. Un intervento, quest'ultimo, per il quale il Governo il 6 aprile scorso ha varato un apposito disegno di legge che riguarda le modalità di elezione dei consiglieri.
In attesa di definire il piano-province, continua la corsa contro il tempo dei ministeri per allestire entro il 31 maggio i singoli programmi di razionalizzazione della prima fase di spending review, che dovrà garantire 4,2 miliardi di risparmi per rinviare il previsto aumento autunnale dell'Iva. «Rinviare l'aumento dell'Iva previsto a ottobre è un impegno politico del governo. E noi abbiamo comprato tempo», ha detto il ministro Giarda aggiungendo ironicamente: «Leggete bene le carte», il commissario Enrico Bondi «è un mio dipendente».
Nella cosiddetta prima fase potrebbero essere anticipate anche alcune misure da collocare nel secondo pacchetto di interventi (quello per il biennio 2013-14). A partire dalla soppressione di almeno cinque dipartimenti della Presidenza del Consiglio (nel mirino, tra gli altri, gioventù, programmazione e sviluppo economico), da accorpare ad altri dicasteri o da eliminare del tutto. Gli stessi dicasteri dovrebbero provvedere in molti casi alla riduzione dei dipartimenti interni e delle direzioni generali. Con la fase due della spending review dovrebbe scattare anche il restyling del super-ministero dello Sviluppo e di quello delle Infrastrutture.
Parallelamente scatterà il programma di razionalizzazione immobiliare: scure sugli affitti e riduzione del numero di uffici in uso a strutture centrali e locali. Tutta l'operazione dovrà amalgamarsi con il piano al quale sta lavorando da tempo il ministro Patroni Griffi: giro di vite sugli enti inutili, nuova stretta sulle auto blu, freno al personale statale "comandato" presso altre amministrazione e piano-taglia oneri burocratico a carico degli stessi uffici pubblici.

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