RSU CGIL: CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, PAOLO ARMANDO E FRANCO FERRARO
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LATINA – Il presidente della Provincia
di Latina, Armando Cusani, ha affidato all’Avvocatura dell’Ente
l’incarico di impugnare davanti al Tar del Lazio la delibera del
Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2012 recante “Determinazione dei
criteri per il riordino delle Province, a norma dell’art. 17, comma 2
del D.L. 95/2012”.
Per illustrare meglio ragioni e
strategia, il presidente Cusani ha spedito ai colleghi una lettera nella
quale spiega che il “provvedimento governativo si riduce a un mero
accorpamento geografico – amministrativo senza seguire alcun criterio di
omogeneità dei territori, specie in termini di attività economiche,
caratteristiche storico-culturali e geomorfologiche dei suoli”.
LA LETTERA – “Convinto, sostenitore
della istituzione Provincia quale alto presidio di democrazia e snodo
attorno al quale si costruisce ed estrinseca il principio della
sussidiarietà – scrive il presidente Cusani – ho da sempre compreso e
condiviso la necessità di una riforma istituzionale ispirata ad un
rinnovato pluralismo amministrativo ed alla salvaguardia di quella
rappresentatività democratica che da sempre contraddistingue il nostro
Paese.
Si è per questo auspicato un processo di
razionalizzazione degli enti che non al contrario, i criteri
determinati dal Consiglio dei Ministri posti a base del riordino:
comportano per la Provincia di Latina, caratterizzatasi da una sana
gestione amministrativo finanziaria, un gravissimo pregiudizio e
nocumento; non tengono in alcuna considerazione le differenze correnti
tra le Regioni Italiane, né sono in grado di considerare la peculiarità
che presenta la Regione Lazio, in relazione alla presenza di Roma
Capitale; non tengono conto di alcun tipo di fattore legato alla
peculiarità di ogni provincia italiana; non sono in grado di individuare
alcun elemento di virtuosità, né connesso alla efficienza
amministrativa, né alla capacità e/o solidità dei conti pubblici;
determineranno una concentrazioni delle funzioni per ciascun ambito
territoriale, e con esso una depauperamento del principio dell’autonomia
e del federalismo.
L’auspicio pertanto si è infranto,
innanzi l’intervento draconiano previsto dall’articolo 23 del “decreto
salva-Italia” il quale non potendo cancellare un ente previsto dalla
Costituzione, di fatto lo ha trasformato in un ente inutile. Quindi da
sopprimere (o più delicatamente da riordinare).
I provvedimenti successivi nella specie
il decreto-legge 95/2012, convertito in Legge n.135/2012 e la
deliberazione del Consiglio dei Ministri di individuazione dei criteri
per il riordino, rappresentano un atto di tradimento verso una riforma
costituzionale, voluta, attesa, e realizzatasi con fatica per rilanciare
un Paese fondato su di un architrave absoleto, su di un apparato
accentratore, lento a rispondere al fabbisogno dei propri amministrati,
lontano dalle loro esigenze.
Dalla manovra attuata dal Governo,
avallata da questo Parlamento, emergono revanches centraliste alimentate
da interpretazioni assai distorte della Carta costituzionale.
La politica, nell’accezione più nobile
del termine, quella che esercitiamo quotidianamente mettendoci la nostra
faccia, stringendo la mano agli elettori, rispondendo ai cittadini
nelle piazze, muore con le Province, con la rinnegazione dei principi
che la riforma costituzionale ha ispirato, violati dall’ennesima manovra
frutto dell’emergenza, della pavidità di riforme frettolose e non
ispirate al bene comune.
Ritengo giusto dover avversare i
provvedimenti varati e per questo ho provveduto – termina Armando Cusani
– incaricare l’Avvocatura provinciale conferendo mandato al legale di
impugnare al Tar del Lazio la Delibera del Consiglio dei Ministri,
unendomi a quelle Province che non intendono rinunciare a credere nella
possibilità di un riordino istituzionale utile all’Italia, ma
nell’interesse dei cittadini italiani”.
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