RSU CGIL: CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, PAOLO ARMANDO E FRANCO FERRARO
spending review
Il processo di riorganizzazione degli Enti locali va concluso entro il 31 dicembre: la conferma arriva dal ministro della Pa, Patroni Griffi, nell'incontro che ha avuto oggi con Regioni e Province.
link diretto all'articolo tratto dal sole24ore
Il processo di riordino delle province va concluso entro il 31
dicembre: la conferma arriva dal ministro della Pa, Patroni Griffi,
nell'incontro che ha avuto oggi con Regioni e Province. La riprova che
il Governo è intenzionato a concludere il percorso di riorganizzazione è
data anche dalla pubblicazione, sul sito del ministero per la Pubblica
amministrazione e semplificazione, del vademecum "Le Province:
istruzioni per l'uso" realizzato in collaborazione con il Dipartimento
delle Riforme istituzionali. Il manuale fornisce chiarimenti su criteri,
procedure e tempistica per trasformare le Province in enti di area
vasta, ma anche indicazioni sull'istituzione delle Città metropolitane
non trascurando le domande più frequenti (Faq).
Province. Ulteriore conferma che l'iter di riforma delle Province sarà concluso a dicembre è arrivato nel tardo pomeriggio dopo una riunione a Palazzo Vidoni con il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi, e una delegazione dell'Upi.
Il vicepresidente del'Upi e presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, ha spiegato che l'incontro "è stato soddisfacente, soprattutto perché abbiamo ribadito che non rinunceremo al nostro impegno per favorire l'accorpamento innovativo dei nostri Enti in favore della riduzione della spesa pubblica". La proposta di riforma dell'Upi, "è ormai chiaro, consente risparmi migliori rispetto al decreto Salva Italia". Forti di questa convinzione, ha proseguito Saitta, "a Patroni Griffi abbiamo ribadito quanto emerso oggi nell'Ufficio di Presidenza dell'Upi, cioè che vogliamo accelerare il processo di riordino, che verrà fatto in accordo con le Regioni, con le quali stiamo ben operando". Non solo. Le Province hanno anche chiesto che si torni all'elezione diretta, di fatto venuta meno con le nuove norme previste dal decreto 'Salva Italia' che prevedono invece del voto popolare un'elezione di secondo grado da parte dei sindaci e consiglieri. Norme sulla cui costituzionalità dovrà pronunciarsi il 6 novembre la Consulta, alla quale hanno presentato ricorso alcune Regioni. "Gestendo funzioni significative - ha osservato Saitta - bisognerà ripensare la modalità di elezione, questione che non comporta costi". Ma le Province non si fermano qui con le richieste. Mercoledì prossimo, nell'ambito della Conferenza Stato-Città, le Province chiederanno al ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri "un contenimento" dei tagli perchè molte rischiano il dissesto. "A causa dei tagli per 500 milioni di euro per il 2012 previsti dalla spending review - conclude Saitta - molte Province rischiano il dissesto. Mercoledì alla Cancellieri parleremo della situazione grave e chiederemo un contenimento dei tagli".
Date importanti per la riforma, ha rilevato ancora Saitta, saranno il 3 ottobre, termine ultimo per la presentazione da parte dei Cal delle loro ipotesi di riorganizzazione, e il 24 dello stesso mese per il parere delle Regioni.
D'altronde il presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione, aveva dichiarato questa mattina, al termine della riunione dell'Ufficio di presidenza dell'Upi cui hanno preso parte anche i presidenti delle Upi regionali, che per le province il processo di riordino è ormai avviato. "L'Upi nazionale e le Upi regionali sono impegnate affinché si concluda nei tempi definiti dalla legge nel pieno rispetto delle procedure e dei termini indicati. Le nuove province che nasceranno da questo riordino, con funzioni chiare e definite, potranno rispondere a pieno al ruolo di istituzioni di governo di area vasta". "Da questo incontro è emerso che, dovendo gestire un processo molto complesso che impatta direttamente sulla vita delle comunità e che si pone l'obiettivo di migliorare e modernizzare il sistema di governo locale, le Upi regionali - ha annunciato Castiglione - stanno lavorando in accordo con i Comuni e le Regioni per definire l'assetto delle nuove Province e presentare proposte fortemente condivise dai territori".
Il percorso necessariamente procede seguendo quanto disposto dalla legge 135/2012, sia per quanto attiene alla tempistica, sia per i parametri indicati. In alcune Regioni lo stato del dibattito è molto avanzato, in altre, anche per le problematiche legate alla istituzione delle Città metropolitane, i nodi da affrontare sono diversi. Certo è - ha sottolineato il Presidente Castiglione - che i tagli ai bilanci imposti dalla spending review inseriscono gravi criticità nel percorso di riforma , perché, come la stessa Corte dei Conti ha denunciato, il default degli enti è ormai certo. E gestire gli accorpamenti delle Province con i bilanci in dissesto è quasi impossibile".
Regioni. Ma le Regioni da parte loro vogliono certezze sulle norme, chiarezza sulla possibilità o meno che l'iniziativa dei Comuni possa di fatto cambiare le carte in tavola modificando i confini provinciali e chiarimenti sulla scelta del provvedimento normativo che il governo adotterà per concludere il percorso di riorganizzazione. Sono queste alcune delle principali questioni poste sul tavolo sempre oggi pomeriggio dalle Regioni, nell'incontro tra una delegazione di governatori e il ministro per la Pa, Patroni Griffi. "E' stato un incontro tecnico, il governo ha intenzione di proseguire sulla strada del riordino, ma ci sono problemi da risolvere", lo ha affermato il Vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Michele Iorio (Presidente della regione Molise). Tra le questioni poste dai Presidenti delle Regioni, ha proseguito Iorio, "il problema delle piccole regioni, come Molise e Basilicata, che resterebbero con una sola provincia e chiedono di averne due". Ma "abbiamo chiesto anche chiarimenti su alcuni aspetti procedurali - ha proseguito - ad esempio, allo scadere del termine per il riordino, cosa succede alle attuali province?". Inoltre le Regioni hanno chiesto anche delucidazioni "su alcune sfumature relative ai criteri" individuati come presupposto per l'esistenza stessa delle province. Ci sono però anche altri problemi - ha evidenziato Iorio - tra i quali, per esempio, il rapporto tra il riordino delle province e il riassetto degli uffici periferici dello stato, il quadro normativo di riferimento, gli effetti dello spostamento dei comuni sulla possibilità di mantenere la provincia. Il governo vuole comunque chiudere tutta la partita entro il 31 dicembre".
"Al ministro Filippo Patroni Griffi abbiamo cercato di porre le questioni vere che stiamo incontrando nel corso del lavoro per il riordino delle province": a spiegarlo è il coordinatore della commissione affari finanziari della conferenza delle Regioni, l'assessore della Lombardia Romano Colozzi. "Ho fatto notare al ministro che nelle leggi approvate nulla si dice sui meccanismi fiscali, economici e finanziari che dovranno regolare questa complessa riorganizzazione. le regioni hanno dato la disponibilità ad un proprio contributo che sia coerente con le leggi vigenti, a partire dal federalismo fiscale, in assenza del quale il nuovo processo rischia di nascere con un default. Il ministro - ha concluso Colozzi - ha confermato che i requisiti dimensionali delle nuove province e i termini temporali per il compimento di tutto il processo, saranno quelli che sono già stati definiti dal governo".
Province. Ulteriore conferma che l'iter di riforma delle Province sarà concluso a dicembre è arrivato nel tardo pomeriggio dopo una riunione a Palazzo Vidoni con il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi, e una delegazione dell'Upi.
Il vicepresidente del'Upi e presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, ha spiegato che l'incontro "è stato soddisfacente, soprattutto perché abbiamo ribadito che non rinunceremo al nostro impegno per favorire l'accorpamento innovativo dei nostri Enti in favore della riduzione della spesa pubblica". La proposta di riforma dell'Upi, "è ormai chiaro, consente risparmi migliori rispetto al decreto Salva Italia". Forti di questa convinzione, ha proseguito Saitta, "a Patroni Griffi abbiamo ribadito quanto emerso oggi nell'Ufficio di Presidenza dell'Upi, cioè che vogliamo accelerare il processo di riordino, che verrà fatto in accordo con le Regioni, con le quali stiamo ben operando". Non solo. Le Province hanno anche chiesto che si torni all'elezione diretta, di fatto venuta meno con le nuove norme previste dal decreto 'Salva Italia' che prevedono invece del voto popolare un'elezione di secondo grado da parte dei sindaci e consiglieri. Norme sulla cui costituzionalità dovrà pronunciarsi il 6 novembre la Consulta, alla quale hanno presentato ricorso alcune Regioni. "Gestendo funzioni significative - ha osservato Saitta - bisognerà ripensare la modalità di elezione, questione che non comporta costi". Ma le Province non si fermano qui con le richieste. Mercoledì prossimo, nell'ambito della Conferenza Stato-Città, le Province chiederanno al ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri "un contenimento" dei tagli perchè molte rischiano il dissesto. "A causa dei tagli per 500 milioni di euro per il 2012 previsti dalla spending review - conclude Saitta - molte Province rischiano il dissesto. Mercoledì alla Cancellieri parleremo della situazione grave e chiederemo un contenimento dei tagli".
Date importanti per la riforma, ha rilevato ancora Saitta, saranno il 3 ottobre, termine ultimo per la presentazione da parte dei Cal delle loro ipotesi di riorganizzazione, e il 24 dello stesso mese per il parere delle Regioni.
D'altronde il presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione, aveva dichiarato questa mattina, al termine della riunione dell'Ufficio di presidenza dell'Upi cui hanno preso parte anche i presidenti delle Upi regionali, che per le province il processo di riordino è ormai avviato. "L'Upi nazionale e le Upi regionali sono impegnate affinché si concluda nei tempi definiti dalla legge nel pieno rispetto delle procedure e dei termini indicati. Le nuove province che nasceranno da questo riordino, con funzioni chiare e definite, potranno rispondere a pieno al ruolo di istituzioni di governo di area vasta". "Da questo incontro è emerso che, dovendo gestire un processo molto complesso che impatta direttamente sulla vita delle comunità e che si pone l'obiettivo di migliorare e modernizzare il sistema di governo locale, le Upi regionali - ha annunciato Castiglione - stanno lavorando in accordo con i Comuni e le Regioni per definire l'assetto delle nuove Province e presentare proposte fortemente condivise dai territori".
Il percorso necessariamente procede seguendo quanto disposto dalla legge 135/2012, sia per quanto attiene alla tempistica, sia per i parametri indicati. In alcune Regioni lo stato del dibattito è molto avanzato, in altre, anche per le problematiche legate alla istituzione delle Città metropolitane, i nodi da affrontare sono diversi. Certo è - ha sottolineato il Presidente Castiglione - che i tagli ai bilanci imposti dalla spending review inseriscono gravi criticità nel percorso di riforma , perché, come la stessa Corte dei Conti ha denunciato, il default degli enti è ormai certo. E gestire gli accorpamenti delle Province con i bilanci in dissesto è quasi impossibile".
Regioni. Ma le Regioni da parte loro vogliono certezze sulle norme, chiarezza sulla possibilità o meno che l'iniziativa dei Comuni possa di fatto cambiare le carte in tavola modificando i confini provinciali e chiarimenti sulla scelta del provvedimento normativo che il governo adotterà per concludere il percorso di riorganizzazione. Sono queste alcune delle principali questioni poste sul tavolo sempre oggi pomeriggio dalle Regioni, nell'incontro tra una delegazione di governatori e il ministro per la Pa, Patroni Griffi. "E' stato un incontro tecnico, il governo ha intenzione di proseguire sulla strada del riordino, ma ci sono problemi da risolvere", lo ha affermato il Vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Michele Iorio (Presidente della regione Molise). Tra le questioni poste dai Presidenti delle Regioni, ha proseguito Iorio, "il problema delle piccole regioni, come Molise e Basilicata, che resterebbero con una sola provincia e chiedono di averne due". Ma "abbiamo chiesto anche chiarimenti su alcuni aspetti procedurali - ha proseguito - ad esempio, allo scadere del termine per il riordino, cosa succede alle attuali province?". Inoltre le Regioni hanno chiesto anche delucidazioni "su alcune sfumature relative ai criteri" individuati come presupposto per l'esistenza stessa delle province. Ci sono però anche altri problemi - ha evidenziato Iorio - tra i quali, per esempio, il rapporto tra il riordino delle province e il riassetto degli uffici periferici dello stato, il quadro normativo di riferimento, gli effetti dello spostamento dei comuni sulla possibilità di mantenere la provincia. Il governo vuole comunque chiudere tutta la partita entro il 31 dicembre".
"Al ministro Filippo Patroni Griffi abbiamo cercato di porre le questioni vere che stiamo incontrando nel corso del lavoro per il riordino delle province": a spiegarlo è il coordinatore della commissione affari finanziari della conferenza delle Regioni, l'assessore della Lombardia Romano Colozzi. "Ho fatto notare al ministro che nelle leggi approvate nulla si dice sui meccanismi fiscali, economici e finanziari che dovranno regolare questa complessa riorganizzazione. le regioni hanno dato la disponibilità ad un proprio contributo che sia coerente con le leggi vigenti, a partire dal federalismo fiscale, in assenza del quale il nuovo processo rischia di nascere con un default. Il ministro - ha concluso Colozzi - ha confermato che i requisiti dimensionali delle nuove province e i termini temporali per il compimento di tutto il processo, saranno quelli che sono già stati definiti dal governo".
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