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02 settembre 2012

Non sono solo guerre di Provincia

RSU CGIL: Claudio Bongiovanni, Valter Giordano, Guido Marino, Paolo Armando e Franco Ferraro

link all'articolo tratto dal il resto del carlino

Rimini, 2 settembre 2012 -
DICIAMO la verità: le Province, sino a poco tempo fa, sembravano l’ente più inutile del mondo. E in tanti si dichiaravano pronti ad abolirle dall’oggi al domani. Il premier Mario Monti, in nome del taglio della spesa, si è accontentato di accorparne un po’. Apriti cielo: è scoppiata una rivoluzione.
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A INSORGERE non sono soltanto i consigli provinciali, in una comprensibile battaglia per l’autoconservazione: quella per la difesa della Provincia è incredibilmente diventata una ‘battaglia di popolo’, che ha arruolato sotto lo stesso gonfalone sindaci, vescovi, imprenditori, associazioni di categoria e semplici cittadini. Lo scontro si combatterà di certo nelle aule dei tribunali: Rovigo ha già presentato ricorso al Tar, le province marchigiane hanno già chiesto alla Regione di ricorrere alla Corte costituzionale.

Insomma la cara, vecchia Provincia conserva ancora un suo fascino. Forse perché non le hanno abolite tutte. Magari si può anche accettare di perdere la propria, ma non di finire sotto quella di un’altra città. L’accorpamento ha il sapore sgradevole dell’annessione e questo, nel Paese dei mille campanili, non passa a cuor leggero.

Ma c’è dell’altro: lo status di Provincia garantisce anche una serie di servizi (prefettura, questura, camera di commercio) che i cittadini non vogliono perdere.Un esempio? Rimini, seconda città in Italia per numero di reati a causa delle tante presenze turistiche, per effetto degli accorpamenti perderebbe la sua provincia e finirebbe sotto quella di Ravenna. Trovandosi di colpo senza prefettura e senza questura. Un colpo durissimo per la sicurezza, che riaprirebbe vecchie ferite: sino a vent’anni fa i riminesi dovevano andare a Forlì, allora capoluogo, anche per farsi rilasciare il passaporto.

di Stefano Muccioli

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