Governo: "no accorpamento festivita'", ok a riordino Province
AGI) - Roma, 20 lug. - Nessun accorpamento delle festivita' per il momento. Il Consiglio dei ministri ne ha discusso ma "ha deciso di non procedere". "Il Consiglio - si legge nella nota stampa - ha definito i criteri per il riordino delle province".
"Il Consiglio ha definito i criteri per il riordino delle province - dimensione territoriale e popolazione residente - previsti dal decreto sulla spending review". Lo si legge nel comunicato stampa al termine del Consiglio dei ministri. "In base ai criteri approvati, i nuovi enti dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati".
"Nei prossimi giorni - si spiega - il Governo trasmettera' la deliberazione al Consiglio delle autonomie locali (Cal), istituito in ogni Regione e composto dai rappresentanti degli enti territoriali (in mancanza, la deliberazione verra' trasmessa all'organo regionale di raccordo tra Regione ed enti locali). La proposta finale sara' trasmessa da Cal e Regioni interessate al governo, il quale provvedera' all'effettiva riduzione delle province promuovendo un nuovo atto legislativo che completera' la procedura". "Le nuove province - si aggiunge nel comunicato - eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilita' (le altre competenze finora esercitate dalle Province vengono invece devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto 'Salva Italia'). La soppressione delle province che corrispondono alle Citta' metropolitane - 10 in tutto, tra cui Roma, Milano, Napoli, Venezia e Firenze - avverra' contestualmente alla creazione di queste (entro il 1° gennaio 2014)". Il Consiglio dei Ministri ha esaminato la questione del calendario delle festivita' e delle celebrazioni nazionali ma senza procedere. Nel comunicato si fa riferimento al decreto legge n. 138, "approvato dal precedente Governo nell'agosto 2011" che "prevede che, a decorrere dall'anno 2012, il Presidente del Consiglio stabilisca ogni anno le date in cui ricorrono le festivita' introdotte con legge dello Stato non conseguenti ad accordi con la Santa sede, nonche' le celebrazioni nazionali e le festivita' dei Santi Patroni, ad esclusione del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno". "Il Consiglio - si spiega - ha deciso di non procedere all'accorpamento delle festivita' per tre ragioni. Anzitutto perche', secondo le stime della Ragioneria generale, la misura non da' sufficienti garanzie di risparmio, contrariamente a quanto indicato dalla norma (che individua nel risparmio di spesa la propria finalita' principale). Inoltre, perche' a differenza di quanto indicato dal decreto legge del 2011 nella parte in cui fa riferimento a "diffuse prassi europee", non esistono in Europa previsioni normative di livello statale che accorpino le celebrazioni nazionali e le festivita' dei Santi Patroni. In alcuni Paesi (ad esempio la Germania, l'Austria e la Spagna) la celebrazione delle festivita' dei Santi Patroni rientra nell'autonoma determinazione delle autorita' locali che le fanno coincidere col giorno a questi dedicato nel calendario gregoriano. Nei Paesi anglosassoni - ad esempio in Irlanda e in Scozia - i Santi Patroni delle principali citta' sono riconosciuti e celebrati, con giornate festive stabilite a livello statale. Infine - si sottolinea ancora -, perche' l'attuazione della misura nei confronti dei lavoratori privati violerebbe il principio di salvaguardia dell'autonomia contrattuale, con il rischio di aumentare la conflittualita' tra lavoratori e datori di lavoro".
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