Rassegna stampa a cura della RSU CGIL
Claudio Bongiovanni, Valter Giordano, Guido Marino, Paolo Armando e Franco Ferraro
LA SPENDING REVIEW (tratto da la Repubblica) - Riunione a Bologna dei dieci presidenti delle aree che dal primo gennaio 2014 diventeranno città metropolitane. Schittulli, numero uno di Bari: "Se il governo non ci ascolta, pronto a lasciare prima della fine del mandato"
Ai presidenti delle dieci Province destinate a sparire,
per esser sostituite nel 2014 dalle Città Metropolitane, proprio non va
giù che siano i sindaci dei capoluoghi a prendere il loro posto. Riuniti
a Bologna, i presidenti delle aree metropolitane chiedono a voce alta
modifiche al decreto sulla spending review, minacciando perfino
le dimissioni in caso di mancato ascolto da parte del governo: "Se il
testo non cambia io mi dimetterò prima della scadenza del mandato –
ribadisce il presidente della Provincia di Bari, Francesco Schittulli –
non ci sto a fare il liquidatore". Sulla stessa riga (ma con toni più
soft) anche gli altri colleghi presenti, da Torino a Milano, passando
per Napoli e Firenze.
Al centro delle critiche soprattutto gli
articoli 17 (“soppressone degli enti”) e 18 (“istituzione delle Città
metropolitane”) del decreto. "Non accetteremo mai che siano i sindaci
dei capoluoghi – ribadisce Antonio Saitta, della provincia di Torino – a
diventare commissari delle aree metropolitane, abbiamo molta più
legittimità noi che siamo stati eletti da tutti i cittadini delle nostre
province". Ma oggi, ammette, "c’è molta sfiducia e se non ci ascoltano
prenderemo le nostre decisioni".
I dieci presidenti chiedono al premier Monti di elaborare assieme al governo una proposta che risolva la querelle con i primi cittadini: "Se prevarrà la logica dei comuni capoluogo, allora – tuonano –
le città metropolitane non nasceranno mai, noi abbiamo bisogno di enti
che funzionino". Perché "esser commissariati dai nostri sindaci non è
positivo" dice Guido Podestà di Milano, convinto che chi si sta
occupando a Roma di questa riforma "abbia poca esperienza e non si renda
conto delle conseguenze". E chiede che la futura guida della
maxi-provincia che nascerà "sia eletta dal popolo e non nominata
dall’alto, i cittadini non capirebbero".
Ma le rivendicazioni
vanno ben oltre. C’è Andrea Barducci (Firenze) che parla di "allargare
gli antichi confini delle province" mentre il numero uno di Reggio
Calabria, Giuseppe Raffa, vorrebbe togliere la sua provincia dall’elenco
delle aree metropolitane: "La riforma non si può fare per decreto, ma
ascoltando gli enti locali e i loro cittadini". Secondo l’assessore al
bilancio della provincia di Roma, Antonio Rosati, creare degli enti di
secondo livello guidati dai sindaci è un "vulnus democratico, un
precedente pericoloso anche per la democrazia". Questo è "un problema –
conclude la bolognese Beatrice Draghetti che da giorni litiga sul tema
con il sindaco del capoluogo emiliano – e dobbiamo risolverlo. Perché se
i nuovi enti non sono migliorativi dei servizi che offriamo oggi,
allora non ha senso farli".
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