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21 novembre 2012

Abolire le Province, tutti lo dicono ma nessuno lo fa. Portano voti


news da : BESSONE-SCARZELLO-PUNZI-FEA-ROSSO


Abolire le Province, tutti lo dicono ma nessuno lo fa. Portano voti

ROMA - Abolire le Province: se ne parla da anni, nell’ultima campagna elettorale del 2008 sia Silvio Berlusconi sia Walter Veltroni misero il taglio nel loro programma. Solo che abolirle davvero farebbe perdere voti, visto che portano posti di lavoro. Venti giorni fa il governo tecnico di Mario Monti ha approvato un decreto legge che cancella 35 Province su 86.

Il decreto ha due mesi di tempo per essere convertito in legge, passando per l’approvazione di Camera e Senato, sia in Commissione sia in Aula. Considerato il ponte di fine anno, tra Natale e Capodanno, il decreto va quindi convertito prima di Natale. In caso contrario scadrà e le Province resteranno 86.

Il problema è che al momento la discussione è ferma in Commissione Affari Costituzionali al Senato. La scelta di tagliare anziché abolire le Province, accorpandone diverse tra loro, ha scatenato tutti i possibili campanilismi. Il 20 novembre l’ennesimo rinvio, dopo lo scontro tra il ministro della Pubblica Amministrazione, Filippo Patroni Griffi e i capigruppo dei partiti.

La Lega è contraria, soprattutto allo scioglimento anticipato delle giunte. Il Pd chiede alcune modifiche. Il Pdl non ci sta, tanto da aver presentato una pregiudiziale di costituzionalità, sostenendo che il decreto violi la Costituzione. Il documento dev’essere votato, ma se venisse approvato dal Senato il decreto verrebbe definitivamente abbandonato.

E proprio il 21 novembre è arrivata l’annuncio del Tar del Lazio di decidere sulla costituzionalità delle norme di riordino delle Province prima delle elezioni politiche. La decisione è stata presa dopo un ricorso della provincia di Avellino. Chiamato per la prima volta a pronunciarsi sul decreto di riordino delle province, il Tar si è riservato di decidere dopo la conversione in legge del decreto.

Su richiesta del legale della provincia di Avellino che ha proposto il ricorso, il Tar, tuttavia, ha assicurato che si pronuncerà prima della data delle elezioni politiche, valutando eventuali profili di incostituzionalità della legge di riordino per affidarne l’esame alla Corte Costituzionale.

La Provincia di Avellino contesta la costituzionalità delle nuove norme e la designazione di Benevento quale capoluogo della nuova Provincia, nonostante la stessa provincia di Benevento sia stata soppressa non avendo i requisiti previsti per la sua sopravvivenza.

Intanto le proteste fioccano. Da Monza a Isernia, da Prato ad Avellino sono molti i Comuni che non vogliono perdere la propria indipendenza (con tutto quello che comporta in termini di fondi). Sono in arrivo molti emendamenti, tra cui quelli che chiedono di lasciare in carica le giunte fino alla naturale scadenza, in alcuni casi prevista nel 2016. O quello dell’ex ministro Altero Matteoli per lasciare Prato e Pistoia fuori dalla città metropolitana di Firenze. Intanto pare che tutti, favorevoli a parole, nei fatti si dimostrino contrari.

Dl province: Pdl-Ln ritira pregiudiziale in comm. su aperture ...

 

news da :BESSONE-SCARZELLO-PUNZI-FEA-ROSSO

Dl province: Pdl-Ln ritira pregiudiziale in comm. su aperture ...


21 Novembre 2012 - 16:39


Patroni Griffi, valuteremo tutti i punti che ci verranno sottoposti. Importante e' che impianto non venga toccato


(ASCA) - Roma, 21 nov - I senatori Oreste Tofani del Pdl e Roberto Calderoli della Lega Nord hanno ritirato la pregiudiziale di costituzionalita' presentata in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama sul decreto sulle province. Lo ha annunciato l'esponente del Carroccio precisando che il governo ha offerto aperture nel merito delle richieste avanzate dai due gruppi. ''Se alla fine le risposte non saranno ritenute soddisfacenti ci riserviamo la possibilita' di riprensentare la pregiudiziale in Aula'' ha aggiunto.

Nel merito, Calderoli ha ricordato che tra i punti evidenziati al governo ci sono la durata del mandato degli organi elettivi, che per Lega Nord e Pdl devono giungere a scadenza naturale, e il coinvoglimento del territorio nella costituzione delle province.

Dal governo il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi ha assicurato che ''valuteremo tutti i punti che ci verranno sottoposti. L'importante e' che l'impianto del provvedimento non venga toccato''.

La commisisone ha quindi concluso i lavori aggiornandosi per lunedi' della settimana prossima. Giovedi' 29 sono previste audizioni mentre il termine per la presentazione di emendamenti e' stato fissato per le 18 di lunedi' 3 dicembre.

Commissione Senato Affari Costituzionali: seduta del 21/11/2012

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

post inserito "in diretta"

Seduta n. 460 del 21 novembre 2012 

 Sintesi sommaria dei lavori

Resoconto ultima seduta

DETTAGLIO

Presupposti costituzionali: parere favorevole. 

Seguito dell'esame e rinvio.Sulla questione pregiudiziale interventi dei senatori BIANCO (PD), TOFANI (PDL), CALDEROLI (LNP) e del Ministro PATRONI GRIFFI. Ritirata la questione pregiudiziale, è stato fissato per le ore 18 di lunedì 3 dicembre prossimo, il termine per gli emendamenti.

 

Province, i tagli nella palude dei partiti

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

21 novembre 2012
Articolo tratto dal corriere della sera (link diretto)

Le pressioni degli enti da eliminare sui parlamentari

Province, i tagli nella palude dei partiti

Decreto da convertire entro Natale ma al Senato la discussione è ferma. E Matteoli vuole staccare Prato e Pistoia da Firenze

ROMA - Persino Ciriaco De Mita si è dato una gran da fare. Non tanto per opporsi alla fusione tra Avellino e Benevento, ma perché nella nuova provincia i galloni di capoluogo toccherebbero proprio a Benevento, città più popolosa della sua Avellino. Ai tempi del pentapartito si diceva che Napoli avesse cambiato nome in Avellino marittima. Una battuta per misurare il grande potere che aveva il segretario della Dc. E che forse ha ancora visto che il suo attivismo, una goccia nell'oceano, sta contribuendo ad affossare il taglio delle Province. Un progetto sul quale quasi tutti i partiti si erano detti d'accordo e che adesso quasi tutti i partiti (gli stessi) stanno provando a smontare.
Sono passati 20 giorni da quando il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che cancella 35 province su 86 (guarda la mappa). Da allora sono scattati i due mesi per la conversione in legge. Ma, considerando il lungo ponte di fine anno, l'operazione va chiusa prima di Natale. Altrimenti il decreto scadrà e di Province non ne sarà tagliata nemmeno una. Al momento, però, il decreto non è riuscito a fare nemmeno il primo passo. È fermo in commissione Affari costituzionali, al Senato. Ieri l'ennesimo rinvio. Una decisione presa dopo la guerra di trincea che si è consumata durante l'incontro tra il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, e i capigruppo dei partiti. La Lega non ha mai nascosto la sua contrarietà, specie sullo scioglimento anticipato delle giunte. Il Pd chiede qualche modifica anche se non sembra intenzionato a salire sulle barricate. Il vero scoglio sta dalle parti del Pdl che, con il vice capogruppo Oreste Tofani, ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità. Cosa vuol dire? È un documento da mettere ai voti, sostiene che il decreto violi la Costituzione. Se venisse approvato dall'Aula, il decreto verrebbe affossato definitivamente.
Proprio per timore che questo accada la discussione è ancora ferma. È possibile che oggi si voti ma i tempi sono strettissimi visto che in un mese appena sarebbe necessario l'ok sia della Camera sia del Senato, sia in commissione che in Aula. Ci sono le resistenze locali, certo. Il sindaco di Crotone ha parlato di «straordinaria partecipazione di popolo» per un corteo di protesta di 3 mila persone, dal Molise chiedono di salvare Isernia che, tra capoluogo e hinterland, conta poco più degli spettatori che sabato scorso sono entrati all'Olimpico per Italia-Nuova Zelanda di rugby. E poi Monza che non vuole tornare sotto Milano dopo aver appena assaporato l'indipendenza. Ognuno ha la sua battaglia e la sua sponda a Roma. L'ex ministro Altero Matteoli, per dire, ha già preparato un emendamento per lasciare Prato e Pistoia fuori dalla città metropolitana di Firenze. E di emendamenti ne sono in arrivo altri, compresi quelli che chiedono di lasciare in carica le giunte fino alla scadenza naturale, per alcune prevista nel 2016, o che farebbero tornare il sistema elettorale diretto al posto di quello di secondo livello, con i consigli provinciali eletti dai consigli comunali della zona. Una febbrile attività di smontaggio che, però, non ha a che fare solo con i campanili.
Il vento che tira in Parlamento è sempre più chiaro: una volta approvata la legge di Stabilità, per il governo sarà difficile portare a casa qualche risultato. La melina sulle Province è una carta da giocare al tavolo della politica, dove si decidono legge elettorale, alleanze e data del voto. Con un problema però, che forse spiega perché questa melina venga fatta senza grandi annunci, quasi di nascosto. Nell'ultima campagna elettorale per le politiche, 2008, sia Veltroni che Berlusconi parlarono di un taglio alle Province. La loro abolizione, per dire, è scritta nel programma di Beppe Grillo. Affossare il decreto può essere una mossa tattica e accontentare qualche luogotenente locale. Quanto a portare voti, però, è tutta un'altra storia.

 

Servizio Studi del Senato: Dossier inerente il riordino delle Province

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

E' stato pubblicato sul sito del Senato della Repubblica, uno specifico Dossier che tratta il riordino delle Province.
Il dossier è strutturato in fascicoli destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi del Senato e dei Senatori.
Si prefigge una ricostruzione organica dei vari aspetti del problema riordino delle Province e consta di ricerche predisposte dal Servizio Studi sulle materie oggetto dei disegni di legge, schemi di decreto legislativo o di regolamento più importanti o su altre questioni particolarmente significative.
 
LINK DIRETTO AL DOSSIER 

20 novembre 2012

Nuovo rinvio in Commissione Affari costituzionali del Senato

news da: BESSONE-SCARZELLO-PUNZI-FEA-ROSSO

 
Nuovo rinvio in Commissione Affari costituzionali del Senato
 
BENEVENTO - Il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, ha appreso che è stato deciso un nuovo rinvio in Commissione Affari costituzionali del Senato della Repubblica del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità del decreto sulla riduzione delle Province.
Il presidente ha preso atto con soddisfazione di tale decisione giunta al termine di una riunione informale con il ministro della funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, che, pur ribadendo la volontà del Governo di andare avanti con il provvedimento, si è detto pronto a venire incontro ad alcune osservazioni avanzate dai gruppi parlamentari.
“Noto che finalmente anche il ministro si è accorto che esiste il Parlamento col quale il Governo deve necessariamente confrontarsi – ha dichiarato il presidente Cimitile -. La notizia dell’ennesimo rinvio in Commissione del voto sulle pregiudiziali denota la totale confusione nella quale il Governo si trova. Una situazione difficile a cui si aggiungono le spaccature interne agli stessi gruppi parlamentari. Abbiamo sempre sostenuto che il percorso di conversione in legge del decreto è irto di ostacoli e potrebbe naufragare. E’ ciò che noi auspichiamo anche se occorre tenere alta l’attenzione per evitare che il Decreto peggiori, il che potrebbe significare un grave danno per Benevento”.

19 novembre 2012

Patroni Griffi getterà la spugna e comunicherà l’interruzione dell’iter di conversione del decreto legge


 

news da BESSONE-SCARZELLO-PUNZI-FEA-ROSSO

Riordino Province: la patata bollente toccherà al prossimo governo?

 
Il riordino delle province domani pomeriggio tornerà sui banchi dei rappresentanti dei partiti che si incontreranno in commissione Affari costituzionali di palazzo Madama. Con molta probabilità il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi getterà la spugna e comunicherà l’interruzione dell’iter di conversione del decreto legge. Le nuove priorità imposte all’agenda politica del governo e, non secondariamente, le grandi polemiche scaturite all’indomani dell’approvazione del 31 ottobre scorso, hanno accentuato l’impossibilità di approdare ad una legge condivisa entro Natale.
Sarebbero queste le indiscrezioni raccolte da Il Ciriaco che probabilmente verranno confermate domani a Roma dal ministro. Per adesso appaiono «più che verosimili» anche al senatore del Pd Enzo De Luca che, avendo discusso nei giorni scorsi con i capigruppo la questione, ha riscontrato e denunciato un «subbuglio sul piano generale» che dovrebbe portare al blocco del decreto legge. La patata bollente del riordino delle province, che avrebbero fatto risparmiare alle casse dello Stato circa mezzo miliardo di euro, graverà sul prossimo governo. La pregiudiziale di incostituzionalità del decreto e le rinnovate priorità in materia elettorale hanno spostato l’attenzione e le energie del governo ben lontano dai territori. «Non c’è soltanto il problema dell’incostituzionalità della norma, ma anche molte incongruenze rispetto ai parametri messi in campo per l’azione di riordino – sottolinea De Luca – E poi, c’è una legge elettorale da discutere in vista di un possibile scioglimento anticipato delle Camere. Napolitano ha tracciato le priorità e vanno rispettate». Domani, dopo l’incontro, sicuramente ne sapremo di più. Capiremo anche come mai la presentazione degli emendamenti è stata così farraginosa e al momento non è approdata a nulla. «C’è stata una forte anomali nella tempistica di presentazione degli emendamenti – confessa il senatore irpino – nonostante ogni variazione alla norma è stata concordata con gli altri partiti. Domani verificheremo anche questo. Avendone parlato anche con i capigruppo in questi giorni, comunque, c’è più che una sensazione positiva rispetto al riordino». (Il Ciriaco)

IL GOVERNO SI VANTA DI AVER ELIMINATO 600 ASSESSORI



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Muraro, Upi "Il Governo si vanta di avere eliminato 600 assessori.

Intanto aggiunge altri 30 prefetti ai 1400 in carica.

"Il Governo, usando un linguaggio davvero inopportuno per una istituzione della Repubblica italiana, si vanta di avere 'eliminato' 600 assessori delle Province. Intanto bandisce un concorso per 30 nuovi prefetti, che si andranno ad aggiungere ai 1400 in servizio. Considerando che dal 2013 le Province, e quindi le Prefetture, saranno 50 in tutta Italia, gli altri 1300 a cosa serviranno? Saranno riorganizzati come le Province, o resteranno sul territorio?”

Lo dichiara il Presidente del Consiglio Direttivo dell’Upi, Leonardo Muraro, al termine di un incontro avuto oggi a Roma con i parlamentari del Veneto, sul riordino delle Province e i tagli ai bilanci imposti dalle leggi economiche.

“Un assessore di Provincia, eletto dal popolo – sottolinea Muraro - riceve in media un compenso di 3.500 euro su 12 mensilità, senza vitalizi o diritto a pensione.

Un prefetto di prima nomina riceve uno stipendio di circa 5.700 euro. Quando viene mandato a commissariare una Provincia a questo si aggiunge una indennità di mansione pari al 50% del compenso del Presidente che sostituiscono.

Il Governo Monti ha già commissariato 6 Province nel 2012 e si appresta a commissariarne altre 8 nel 2013 a seguito del decreto legge di riordino, semplicemente non mandandole al voto, e non perché abbiano commesso reati.

Quindi commissariare le Province, oltre ad essere antidemocratico, rappresenta una spesa inutile per lo Stato. Siccome siamo stati accusati di non volere risparmiare, invitiamo il Governo a fare altrettanto. Perché non si dica mai che il Governo Monti, tanto attento alle spese degli Enti locali, che ormai ha ridotto sul lastrico, non dia il buon esempio".

Ecco gli emendamenti al DL 188/11 presentati dall'UPI

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

15 novembre 2012

Sono state pubblicate sul sito dell'UPI  le osservazioni formulate in merito alla recente approvazione da parte del Governo del D.L. 5 novembre 2012 n. 188.  

Dal sito Upinet:
L’Unione delle Province d’Italia si è confrontata con il Governo, prima dell’approvazione del decreto, ed ha posto come imprescindibili alcuni punti essenziali per completare il processo di riordino, che non sono stati recepiti in alcun modo e che ci fanno dare un giudizio assolutamente negativo al decreto approvato.
I passaggi fondamentali del documento elaborato dall'U.P.I.
  • Premessa
  • La questione prioritaria è fare chiarezza sulle funzioni delle Province
  • Gli accorpamenti previsti nel decreto
  • La questione dei capoluoghi di provincia
  • I tempi per l’avvio del processo di riordino e gli organi competenti
  • Commissariamenti degli organi decaduti
  • La disciplina per il passaggio dei beni, delle risorse e del personale ai nuovi enti
  • Rivedere contestualmente l’amministrazione periferica dello Stato
  • Legge elettorale che riaffermi la diretta legittimazione popolare degli organi
  • Emendamenti (motivati) al D.L. n. 188/2012 "Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane"

Questo il link per la lettura del documento.

Unione Province Lombarde: Documento approvato dall'Assemblea

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

17 novembre 2012 Documento approvato da Assemblea Province lombarde
Da elezione diretta a valutazione confini geografici nuove Province


1) introdurre una norma semplice e chiara, al posto di quella attuale pasticciata e cambiata più volte in pochi mesi, per l'elezione diretta da parte dei cittadini, dei Presidenti e dei Consigli delle Province. Questo deve valere anche per la città metropolitana di Milano che, per la sua particolare condizione economico-sociale dimostrata anche dall'unanime consenso politico registrato sul punto, necessita di una disciplina comunque speciale che consenta l'elezione a suffragio universale e diretto dei suoi amministratori, non scelti tra i Sindaci e i Consiglieri comunali, ma tra personalità esterne ai Comuni, che sappiano guidare l'area più importante del nostro Paese, con indipendenza ed autorevolezza;

2) sollecitare il Governo a ridurre i tagli alle risorse, insostenibili per le Province lombarde che, pur virtuose, sono inoltre penalizzate nella spesa media pro-capite; in caso contrario, come già evidenziato ai titolari degli uffici giudiziari, civili, contabili e penali, non si potrà attribuire alcuna responsabilità ai Presidenti delle Province lombarde, in quanto legali rappresentanti degli Enti, per eventuali dissesti;

3) ripristinare la durata dei mandati in corso, democraticamente sanciti dal voto popolare. La Corte Costituzionale ha sentenziato che la durata degli organi elettivi locali, fissata dalla legge, non è liberamente disponibile nei casi concreti e le ipotesi eccezionali di abbreviazione del mandato elettivo devono essere preventivamente stabilite in via generale dal legislatore e sono individuate, nell’141 del Testo Unico degli enti locali, in atti contrari alla Costituzione, gravi e persistenti violazioni di legge, gravi motivi di ordine pubblico, impossibilità ad assicurare il normale funzionamento di organi e servizi;

4) eliminare la prevista soppressione delle Giunte dal 1° gennaio 2013, illogica e illegittima (come ha più volte sentenziato la stessa Corte Costituzionale), oltre a rendere difficoltosa e problematica l’operatività dell’Ente;

5) eliminare la previsione del trasferimento delle funzioni dalle Province ai Comuni da parte della Regione, in palese contrasto con il mantenimento apparente delle Province ed invece in linea con il loro sostanziale svuotamento, che determina un evidente aumento dei costi e crea un’incertezza sul futuro dei servizi;

6) valutare attentamente i confini geografici delle nuove Province, evitando di costruire mostri istituzionali.

Il documento è on line nella sezione "documenti - documentazione".

Milano, 17 novembre 2012

 

 

18 novembre 2012

Esuberi al buio nelle Province. La stima dei dipendenti in eccesso non può essere legata agli accorpamenti geografici

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

16 novembre 2011 - articolo edito da italiaoggi

Impossibile allo stato attuale una stima realistica degli esuberi nelle Province.......(continua)

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Tagli delle Province Patroni Griffi:"Il Governo passi alle decisioni"

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

 articolo tratto da avvenire 16 novembre 2012


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Il Parlamento deve fare il suo mestiere, cercando la giusta sintesi ....



17 novembre 2012

Province: Pd Piemonte chiede a Bersani di agire presso Governo


news da : BESSONE-SCARZELLO-PUNZI-FEA-ROSSO

Province: Pd Piemonte chiede a Bersani di agire presso Governo


 Il Partito Democratico del Piemonte chiedera' al Segretario nazionale Pier Luigi Bersani e al responsabile nazionale Enti Locali Davide Zoggia di agire con determinazione presso il Governo affinche' si operino i necessari interventi correttivi su alcune norme del decreto sul riordino degli enti locali che, se approvate senza modifica, avranno come conseguenza lo smantellamento di fatto delle Province. Lo comunica, in una nota, il Pd Piemonte.

In particolare, continua la nota, il Pd del Piemonte auspica che in sede di discussione parlamentare si possa ripristinare le Giunte provinciale (di cui e' prevista la cancellazione), la scadenza naturale delle Province al 2014 e la facolta' delle regioni di attribuire ulteriori funzioni alle province.

Il Pd piemontese, conclude la nota, e' soprattutto preoccupato che la riduzione delle risorse finanziarie metta in discussione la possibilita' di garantire ai cittadini importanti servizi oggi svolti dalle Province, in particolare quelli relativi alla manutenzione e al riscaldamento degli edifici scolastici. Garantire la continuita' dei servizi e' per noi la priorita' fondamentale, e per questo chiediamo con forza che si affronti il nodo finanziario assicurando alle Province le necessarie e adeguate risorse

Intervento del Presidente dell'Upi Antonio Saitta su l'Unità


news da : BESSONE-SCARZELLO-PUNZI-FEA-ROSSO

Intervento del Presidente dell'Upi Antonio Saitta su l'Unità

"Vogliamo che si comprenda che quando si parla di tagli alla spesa pubblica delle Province, ci si riferisce alla manutenzione delle strade, alla difesa del suolo, alla tutela dell’ambiente. E anche agli interventi straordinari per la messa in sicurezza degli edifici e delle infrastrutture cui siamo chiamati a fare fronte ogni volta, come in questi giorni, che avviene un evento meteorologico straordinario, dalle alluvioni al terremoto alle nevicate straordinarie". Questo scrive il Presidente dell'Upi, Antonio Saitta, in un intervento pubblicato oggi sulle pagine del quotidiano l'Unità, che riportiamo in allegato.
Di seguito, il testo dell'Intervento.

"Nei giorni scorsi le Province hanno provato ad alzare un velo su quello che sta accadendo nel Paese a causa dei tagli devastanti che il Governo ha imposto agli Enti locali. Il nostro grido d’allarme è partito dalle scuole, un tema che ci sta particolarmente a cuore, visto che come Province ci troviamo a gestire più di 5000 edifici scolatici in cui studiano oltre 2 milioni e mezzo di ragazzi. Per loro, perché il tema della scuola pubblica italiana sia riportata al centro delle priorità del Paese, abbiamo voluto alzare al voce, perché ci sembra che in questo momento, con Governo e Parlamento concentrati su operazioni di spending review, ci si dimentichi che quando si parla di spesa pubblica ci si riferisce ai servizi essenziali per i cittadini. E che, intervenendo con tagli così pesanti sui bilanci di Province e Comuni, se nega ai cittadini il diritto ad avere servizi pubblici efficienti e di qualità. Nessuno di noi vuole lasciare gli studenti al freddo, ma vogliamo si comprenda che in alcune Province rischiamo di non essere in grado di assicurare i servizi. Nei prossimi giorni incontreremo il Ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, e a lui chiederemo di essere sostenendo nel Governo le nostre richieste per assicurare agli studenti la scuola che meritano. Chiederemo che il taglio imposto ai bilanci delle Province, che per il 2013 è di 1,3 miliardi di euro, sia dimezzato, perché non ci permette di assicurare ai cittadini i servizi essenziali. Chiederemo che sia permesso alle Province di escludere dal patto di stabilità gli interventi per la messa in sicurezza degli oltre 5000 edifici scolastici che rientrano nelle nostre competenze, per assicurare a tutti gli studenti di accedere in classi calde, accoglienti, sicure. Abbiamo 2,4 miliardi di euro fermi nelle nostre casse, che non possiamo usare per pagare le imprese impegnate per lo più proprio in opere di manutenzione e messa in sicurezza degli edifici scolastici: è assurdo che non ci sia concesso di utilizzarli per continuare gli interventi e pagare, come giusto, chi ha lavorato. Ma il Paese ha anche bisogno che su questo tema si compia un passo in avanti: il 40% delle scuole italiane è vecchio di oltre un secolo, e su molte strutture ormai non basta la semplice manutenzione. C’è bisogno di lanciare un vero e proprio Piano triennale, che assegni all’edilizia scolastica almeno 3 miliardi di euro per costruire nuove scuole moderne, efficienti, dotate di infrastrutturazione tecnologica adeguata e collegamenti alla rete wi fi che permetta agli studenti di utilizzare il web come strumento di conoscenza, senza alcun tipo di barriera che ne ostacoli la fruizione, con impianti fotovoltaici che consentano di attuare politiche di risparmio energetico. E’ il momento di porre questo tema al centro delle scelte delle scelte politiche, di mettere insieme tutte le risorse disponibili per fare ripartire i cantieri, per dare il via ad una grande opera di ricostruzione che non solo servirà a chi nella scuola vive, lavora e studia, ma rimetterà in moto le imprese delle costruzioni, oggi tra le più colpite dalla crisi economica. Il Governo sa bene che non si tratta né di ricatti né di polemiche vuote, tant’è che i Ministri cui abbiamo rappresentato le nostre preoccupazioni hanno compreso le nostre ragioni. Vogliamo che anche il Parlamento prenda coscienza che questa è la situazione in cui siamo costretti se non si interviene a modificare tagli tanto insensati quanto iniqui. Per questo abbiamo deciso di avviare una serie di incontri Regione per Regione, con i Parlamentari eletti, e con i Capigruppo dei Partiti in Parlamento: vogliamo che si comprenda che quando si parla di spesa pubblica delle Province, ci si riferisce alla manutenzione delle strade, alla difesa del suolo, alla tutela dell’ambiente. E anche agli interventi straordinari per la messa in sicurezza degli edifici e delle infrastrutture cui siamo chiamati a fare fronte ogni volta, come in questi giorni, che avviene un evento meteorologico straordinario, dalle alluvioni al terremoto alle nevicate straordinarie. Su questo stanno operando la spending review, questa la scelta politica che il Governo ha fatto. Ci resta da capire se anche il Parlamento la condivide e sostiene".

16 novembre 2012

La Commissione Affari costituzionali del Senato frena il riordino e Patroni Griffi diventa insofferente e solo?

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

15 novembre 2012

Durante la seduta odierna della I Commissione Affari costituzionali del Senato della Repubblica (n. 457/2012, 08:40 - 09:25), riunitasi per discutere dell’Atto Senato n. 3558/2012 “Conversione in legge del decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188, recante disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane”, é stato chiesto ed ottenuto il rinvio dell'esame del decreto legge sul riordino delle Province, prima della votazione sulla questione pregiudiziale da sottoporre al Senato, al fine di ricevere chiarimenti dal Governo sul processo di riforma delle Amministrazioni provinciali, tenuto conto di "perplessità e dibattiti in ogni parte del territorio nazionale" suscitati e rilevandosi "l'opportunità di una maggiore concertazione con le province".
 Legislatura 16ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 457 del 15/11/2012
(3558) Conversione in legge del decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188, recante disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane (Seguito dell'esame e rinvio)

            Prosegue l'esame, sospeso nella seduta antimeridiana del 14 novembre.

     Intervenendo sull'ordine dei lavori, il senatore GASPARRI (PdL) rivolge ai rappresentanti del Governo l'invito a fornire alla Commissione chiarimenti a proposito del riordino delle province. Ricorda che, oltre alla definizione del quadro economico-finanziario, con l'approvazione della legge di stabilità, le Camere sono investite dell'esame di due interventi ordinamentali: da un lato, il disegno di legge Atto Camera n. 5210, all'attenzione della Camera dei deputati, che reca la disciplina per l'elezione del Presidente della provincia e del Consiglio provinciale; dall'altro, il decreto-legge in titolo, di cui la Commissione si occupa per la conversione in  legge, che ha suscitato perplessità e dibattiti in ogni parte del territorio nazionale. Considerata l'evidente connessione fra le due iniziative, in mancanza di un chiarimento del Governo, si potrebbero determinare contraddizioni legislative.
            Pertanto, prima della votazione sulla questione pregiudiziale, che evidenzia talune incongruenze costituzionali, a nome del suo Gruppo chiede che il Governo espliciti il suo orientamento complessivo.

         Il senatore VITALI (PD) condivide la richiesta del senatore Gasparri, diretta ad acquisire elementi informativi per l'esame del provvedimento di riordino delle province: sarebbe singolare, a suo avviso, che, dopo il susseguirsi di diversi provvedimenti d'urgenza in materia, non si possa completare nel tempo stabilito questa importante riforma istituzionale.
            Ricorda che i membri della Commissione affari costituzionali, avendo svolto un proficuo lavoro di elaborazione sulla cosiddetta "Carta delle autonomie", avevano già sottolineato l'opportunità di definire tempestivamente il sistema per l'elezione del Presidente della provincia e del Consiglio provinciale, nel senso di garantire una maggioranza stabile ma anche un adeguato grado rappresentanza dei territori.
            Si chiede, allora, se l'integrazione della disciplina elettorale possa realizzarsi con emendamenti al decreto-legge in esame, nel presupposto che la preclusione di materie non opererà, visto che si tratta di elezioni di secondo grado. Inoltre, sarà opportuno considerare la pronuncia della Corte costituzionale sull'articolo 23 del decreto-legge n. 201 - che ha avviato il processo di riordino - nonché l'esito, alla Camera dei deputati, del disegno di legge n 5210. Qualora l'iter di quel disegno di legge non dovesse concludersi tempestivamente, il Senato potrebbe orientarsi ad  anticipare la disciplina elettorale delle province in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 188.

         Il senatore SARO (PdL) condivide la richiesta del senatore Gasparri: vi è il rischio che la questione pregiudiziale assuma un significato politico esorbitante e sia strumentalizzata per risolvere questioni che dovrebbero essere sciolte in altra sede. Un voto contrario sul decreto potrebbe determinare la crisi del Governo e la necessità di indire anticipatamente le elezioni.
            Ricorda che la soppressione delle province fu una delle prime indicazioni del programma elettorale del Popolo delle Libertà. Nel corso della legislatura, le contrapposizioni politiche hanno impedito che si procedesse risolutamente in quella direzione. Nel tempo più recente, si è preferito percorrere una via intermedia, cioè il riordino delle province, che è comunque un apprezzabile progresso. Non portare a compimento tale riordino rappresenterebbe un grave errore, da aggiungere al possibile fallimento nella revisione della legge elettorale e incoraggerebbe ulteriormente le tendenze antipolitiche.
            Pertanto, invita il Governo a chiarire anzitutto la questione della data delle elezioni regionali e nazionali e a individuare le possibilità concrete per una modifica del decreto-legge, anche al fine di recepire la nuova disciplina elettorale per le province.

         Il senatore BENEDETTI VALENTINI (PdL), aderendo, sotto il profilo procedurale, alla richiesta avanzata a nome del suo Gruppo dal senatore Gasparri, osserva che il significato preminente di un riordino delle circoscrizioni provinciali riguarda soprattutto l'insediamento dei servizi pubblici e degli uffici periferici dello Stato nel territorio. Ciò che viene difeso non sono tanto le funzioni e l'esistenza degli enti provinciali, la cui attività è ormai solo residuale, bensì i poli erogatori di servizi reali, come i tribunali, gli ospedali, le scuole. Si tratta di una sfida che il Parlamento, in questa come nella prossima legislatura, dovrebbe affrontare con serietà, piuttosto che disperdersi in contrapposizioni sugli accorpamenti delle province.
           
         Il senatore DIGILIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI) ritiene che le disposizioni del decreto-legge non tengano conto delle reali esigenze del Paese. In particolare, per effetto di esse la sua Regione, la Basilicata, si ridurrebbe a una sola provincia, con gravi ripercussioni sull'accessibilità ai servizi, in un territorio che ha palesi carenze infrastrutturali.
            A suo avviso, comunque, non ritiene di sottostare alla condizione che l'eventuale rigetto della conversione in legge del decreto-legge abbia effetti sulla sopravvivenza del Governo.

         Il relatore SALTAMARTINI (PdL) conviene con i senatori Gasparri e Vitali circa la necessità di fare chiarezza soprattutto sulla compatibilità costituzionale del decreto-legge. Ricorda che si tratta di disposizioni attuative del decreto-legge n. 95, che quindi si configurano come ordinamentali e perciò carenti sotto il profilo della necessità e dell'urgenza. Inoltre, si pone una questione di gerarchia delle fonti, tenuto conto che i requisiti di estensione demografica e territoriale sono stati definiti da una delibera del Consiglio dei ministri: vi è il rischio di un contenzioso giurisdizionale, anche costituzionale. Occorre considerare, inoltre, il vincolo dell'articolo 114 della Costituzione: trattandosi di enti costitutivi della Repubblica, non è pacifico che la legge ordinaria possa incidere così profondamente nell'ordinamento delle province né si può ignorare l'esiguo tasso di partecipazione democratica alle decisioni relative al loro riordino. A tale riguardo, domanda se l'Avvocatura dello Stato abbia maturato un'opinione circa l'eventuale accoglimento dei ricorsi presentati dalle Regioni sulla legittimità costituzionale dell'articolo 23 del decreto-legge n. 201 e se la Conferenza unificata abbia espresso il parere sulle disposizioni che riguardano specificamente le regioni Lazio e Calabria,
            Infine, sottolinea l'opportunità di una maggiore concertazione con le province.
            Conclude, richiamando l'attenzione della Commissione sull'incongruenza di una funzione di supplenza della Corte costituzionale nei confronti del Parlamento.

         Il relatore BIANCO (PD) ricorda che il provvedimento in esame completa un iter complesso e organico avviato con il decreto-legge n. 201 del 2011, che aveva recepito gran parte del lavoro svolto dalla Commissione in materia di Carta delle autonomie, con il consenso sia della maggioranza sia dell'opposizione. Nel merito, le disposizioni del decreto-legge n. 188 pongono questioni di grande rilievo che devono essere risolte, per esempio sull'individuazione dei capoluoghi e sul rapporto con le città metropolitane.
            Dichiara la disponibilità a valutare insieme al Governo e ai rappresentanti dei Gruppi parlamentari le necessità di modifica del testo, in modo da fornire un quadro di riferimento preliminare alla decisione sulla questione pregiudiziale.

            Il ministro PATRONI GRIFFI, replicando al relatore Saltamartini, informa che la Conferenza unificata si riunirà il 22 novembre prossimo. Inoltre, ricorda che il Consiglio di Stato ha chiarito che il decreto-legge recepisce, e quindi riconduce al rango legislativo, la delibera del Consiglio dei ministri sui requisiti demografici e territoriali.
            Sottolinea che il Governo, nel predisporre i provvedimenti precedenti in materia di riordino delle province, aveva tenuto conto  dell'esame dei disegni di legge in materia di "Carta delle autonomie" nonché dei disegni di legge all'esame dell'altro ramo del Parlamento che avevano ipotizzato criteri sostanzialmente analoghi a quelli indicati dal Consiglio di ministri.
            Assicura, quindi, la disponibilità del Governo a fornire i chiarimenti richiesti, nelle forme che saranno convenute, e a ricercare una sintesi istituzionale per dare risposta alle diverse istanze. Tuttavia, ribadisce che il decreto-legge dà attuazione a decisioni già approvate dal Parlamento.

         Il senatore CALDEROLI (LNP) esprime apprezzamento per la disponibilità manifestata dal Governo e auspica un'ampia partecipazione dei Gruppi parlamentari alla valutazione propedeutica delle questioni controverse.

            Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

La Provincia di Cuneo diffida lo Stato:credito da 16 milioni di euro

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

link diretto all'articolo edito da lastampa.it 

16 novembre 2012

 Lettera della presidente al ministero dell'Interno"Ci diano quella somma entro sessanta giorni" 

"Ministero inadempiente, Granda dimenticata da Roma": così Gianna Gancia, presidente della Provincia di Cuneo, spiega l'iniziativa della diffida nei confronti dello Stato, debitore di quasi 3 miliardi di euro con le Province.
La Provincia di Cuneo vanta,  nei confronti dello Stato mancati trasferimenti erariali, previsti dalle relative leggi finanziarie  pari a complessivi 16.124.000 euro. Pertanto, tramite lettera inviata al ministero dell'Interno, la presidente Gianna Gancia sollecita l'erogazione delle quote a favore dell'Ente.
"Si tratta - spiega - di entrate certe che non sono nelle disponibilità della Provincia. In questo modo si genera una situazione che, nell'imminenza della verifica degli equilibri di bilancio prevista per fine novembre e dell'approvazione del bilancio preventivo 2013, rischia di tradursi in difficoltà oggettive per la cassa. A breve dovremo, infatti, reperire una cifra ulteriore per la messa in sicurezza in materia di spesa sulle parti sostanziali, ovvero utenze, neve e riscaldamento delle scuole".
"Ad oggi - continua Gancia - non risulta alcun trasferimento da parte dell'Amministrazione centrale. Si diffida, quindi, il Ministero dell'Interno a voler provvedere al versamento delle somme spettanti o a volerle mettere a disposizione della Provincia, entro il termine di sessanta giorni. In assenza di riscontri la Provincia si riserva di tutelare le proprie ragioni nelle sedi più opportune".
Vanno poi aggiunti i crediti indiretti, ovvero quelli che formalmente sono nei confronti della Regione, come per esempio le risorse per il trasporto pubblico locale, che lo Stato a sua volta non trasferisce alla Regione.
Una partita che, complessivamente, supera i 40 milioni di euro per la Provincia di Cuneo.
Su La Stampa Cuneo di sabato 17 novembre.

Province: Saitta (Upi), confronto con Patroni Griffi su riordino

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

 link diretto all'articolo

15 Novembre 2012

(ASCA) - Roma, 15 nov - Un occasione di chiarimento e un ulteriore confronto sul decreto di riordino delle Province.

Questo il motivo dell'incontro avuto oggi tra il Ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi e il Presidente dell'Upi, Antonio Saitta.

''Abbiamo ribadito al Ministro che per noi la priorita' e' il mantenimento del livello dei servizi ai cittadini, e che quindi e' necessario che il Governo intervenga a ridurre i tagli alle Province. Per quanto riguarda il processo di riordino - sottolinea Saitta - abbiamo ricordato al Ministro che si tratta di un percorso necessario per avviare, intorno alle Province, una riorganizzazione del governo dell'amministrazione periferica dello Stato piu' snella, efficace e funzionale''.

Tuttavia il Decreto approvato dal Consiglio dei Ministri presenta alcune importanti criticita' che noi riteniamo possano essere corrette dal Parlamento, a partire dai parametri stabiliti per gli accorpamenti, che sono troppo rigidi, e dalla poca chiarezza sulle funzioni delle Province.Chiederemo poi che siano portati a scadenza naturale nella primavera del 2014 tutti gli organi e che sia quindi cancellata la norma che elimina le giunte delle Province dal 2013. Vogliamo inoltre che il Parlamento affronti con serieta' il tema del modello elettorale di queste istituzioni perche' siamo convinti che sia necessario assicurare organi eletti direttamente dal popolo''.

15 novembre 2012

Tagli ai bilanci: le decisioni dell’Ufficio di Presidenza Upi



news da : BESSONE-SCARZELLO-PUNZI-FEA-ROSSO


Tagli ai bilanci: le decisioni dell’Ufficio di Presidenza Upi

Saitta “Settimana di confronti per sensibilizzare Parlamento sui tagli ai servizi”

Una settimana di incontri con i Parlamentari per sensibilizzare la politica sui tagli drammatici operati dalle manovre economiche ai bilanci delle Province, che mettono a rischio i servizi essenziali, dalle scuole alle strade alla difesa del suolo. Queste le decisioni prese dall’Ufficio di Presidenza dell’Unione delle Province d’Italia che si è tenuto oggi a Roma.

“A partire dalla prossima settimana – ha spiegato il Presidente Saitta al termine della riunione – avvieremo Regione per Regione incontri con i parlamentari eletti sui territori, e contemporaneamente chiederemo ai Capigruppo di tutti i partiti politici di riceverci. Porteremo dossier sulla situazione dei servizi delle Province, messi a rischio dai tagli e chiederemo che si intervenga con la legge di stabilità a dimezzare almeno quelli previsti per il 2013, passando da 1,2 miliardi a 600 milioni”.

Per quanto riguarda i problemi legati alla scuola, sollevati dalle Province la scorsa settimana, Saitta ha annunciato che incontrerà il Ministro dell’istruzione Francesco Profumo sabato prossimo a Torino.

“Al Ministro – ha detto – chiederemo di essere al nostro fianco per sostenere nel Governo interventi che ci permettano non solo di assicurare i servizi essenziali, ma di riportare il tema dell’edilizia scolastica al centro delle priorità del Paese. Oltre a chiedere il suo sostegno al dimezzamento del taglio per il 2013, chiederemo che sia permesso alle Province di escludere dal patto di stabilità gli interventi per la messa in sicurezza degli oltre 5000 edifici scolastici che rientrano nelle nostre competenze, per assicurare a tutti gli studenti di accedere in classi calde, accoglienti, sicure”.

Previsti anche incontri con le organizzazioni sindacali, per discutere del tema della valorizzazione e tutela del personale delle Province a seguito dell’operazione di riordino. “ In questi giorni – ha spiegato Saitta - cominciano ad uscire dati allarmanti rispetto ai rischi di esuberi o comunque di eccedenze del personale delle Province. E’ un tema troppo delicato su cui, secondo noi, nonostante i nostri continui richiami, ci si sta muovendo con troppa leggerezza”.


(15-11-2012)

14 novembre 2012

P.a, giallo esuberi. I sindacati: tavolo sui precari

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

14/11/2012
P.a, giallo esuberi. I sindacati: tavolo sui precari
Dopo il tweet del ministero su 4mila eccedenze della funzione pubblica, precisazione di Patroni Griffi,
Giallo sugli esuberi nel pubblico impiego. Dopo il tweet galeotto sull'account del Ministreo della Funzione pubblica che parlava di 4.000 eccedenze, dopo le reazioni dei sindacati, il minstro Patroni Griffi corre ai ripari.

"Si tratta di circa 4.000 eccedenze nella pubblica amministrazione, non si tratta ancora di esuberi. Gli esuberi li verificheremo al termine del processo di mobilità", ha precisato Patroni Griffi, lasciando la commissione Affari costituzionali del Senato, dove èstato incardinato il decreto sul riordino delle Provincie.

I sindacati del pubblico impiego, intanto hanno respinto al mittente qualsiasi ipotesi di licenziamento nel settore pubblico e chiedono al ministero di aprire al più presto un tavolo sul lavoro precario dato che a fine anno scadranno circa 200.000 contratti di lavoro a termine nella pubblica amministrazione.
Oggi il ministro ha illustrato ai sindacati il provvedimento di riduzione delle piante organiche delle amministrazioni centrali (che però ancora esclude ministeri significativi) secondo il quale ci sono oltre 4mila “eccedenze assolute” tra il personale non dirigenziale e quasi 500 tra i dirigenti. “Sui precari siamo in una situazione di emergenza - spiega il segretario confederale responsabile dei settori pubblici Cgil, Nicola Nicolosi - molte attività rischiano di saltare perché diversi contratti scadono a fine anno. Siamo in presenza di una isteria del budget. Le eccedenze di personale sono ampiamente coperte dalle situazioni nelle quali c'é carenza di lavoratori rispetto alle piante organiche. Non c'é nessun bisogno di ridurre il personale ma solo di razionalizzare l'organizzazione del lavoro”.
“Sono dati non esagerati - afferma il segretario confederale della Cisl Gianni Baratta - ma abbiamo chiarito che non ci possono essere licenziamenti nella pubblica amministrazione. Abbiamo chiesto un tavolo sul lavoro precario. A fine anno scadranno 200.000 contratti a termine”. “Il piano esuberi non è ancora chiaro - dice Alberto Civita della Uil - mancano molti ministeri e non c'é un quadro sugli enti locali. Ci sono molti lati oscuri. La questione che ci preoccupa e' quella dei precari. Si sta facendo drammatica. Entro dicembre scadono i contratti di 230 lavoratori che si occupano di raccogliere i dati sulla sismologia. Dato che devono obbligatoriamente smaltire le ferie finiranno di lavorare prima e noi rischiamo di non avere i dati'.

Intanto il ministro torna sul famigerato tweet mattutino: "Occorre verificare prima i pensionamenti ordinari e i prepensionamenti, poi gli strumenti di flessibilità. Infine, quando arriveremo alla fase della mobilità obbligatoria per due anni con la riduzione di stipendio, allora sapremo i numeri veri degli esuberi". A chi insiste sul fatto che comunque di esuberi si comincia a parlare il ministro replica: "Peccato che non licenzio... Ora continueremo il confronto con i sindacati, siamo in una fase intermedia. Quel tweet è arrivato mentre avevo già dato un informativa sia ai sindacati che poi alla stampa".
(FONTE: www.rassegna.it)

Esuberi, ecco i primi 4mila dipendenti tagliati nel pubblico

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

13 novembre 2012

Esuberi, ecco i primi 4mila dipendenti tagliati nel pubblico

link diretto al dettaglio analitico delle dotazioni organiche dei singoli Ministeri/Enti non economici/ uffici con relativi dati

Mancano 20mila esuberi agli obiettivi della spending review

articolo tratto dal sito leggioggi.it link diretto all'articolo

Il dado è tratto, almeno per quanto riguarda le amministrazioni centrali. A distanza di circa quattro mesi dalla scrittura della spending review, finalmente arrivano dati certi sugli esuberi.
E i numeri, non fanno dormire sonni tranquilli ai dipendenti delle strutture statali, tanto per coloro già sottoposti alle lame del governo, quanto per quelli che ancora devono conoscere il proprio destino. A oggi sono, infatti, 4028 i lavoratori in eccesso nelle sedi facenti capo direttamente al governo centrale.
A prima vista, dunque, parrebbe una diminuzione rispetto ai seimila precedentemente indicati come possibili esuberi. In realtà, però, questi sono solo i numeri relativi a una parte delle strutture e, in aggiunta, del personale “non dirigente”, come ha specificato il ministro per la Funzione Pubblica Patroni Griffi.
Dunque, siamo solo al primo step, per quanto ufficiale, di un cammino che reciderà di netto molti rami – ritenuti secchi – dalle piante organiche della PA.
Tanto per cominciare, le linee guida della spending review erano quelle di tagliare il 20% dei dirigenti e il 10% dei dipendenti negli istituti di connotazione statale, con la prospettiva di dare il benservito a circa 24mila lavoratori in totale, sugli oltre 3 milioni di lavoratori del pubblico impiego.
Ciò significa che la quantità annunciata oggi è destinata a crescere in breve tempo, avvicinandosi proprio alla quota messa in cantiere in fase di stesura della revisione di spesa. Una prima stima rileva a 487 le unità superflue nel personale dirigente, una cifra che già incrementa la portata del restyling ma che, però, è tutto fuorché definitiva.
Il risparmio annunciato da parte del governo ammonta a 392 milioni di euro, più 50 per la fetta dei dirigenti. Il computo, però, come detto è giocoforza destinato a salire, sia in termini di esuberi che, di riflesso, in quelli di spesa pubblica.
Ciò, in virtù del fatto che dei lavoratori in esubero non sono stati conteggiati quelli di ben tre  Ministeri dalle dimensioni non proprio irrilevanti – Interni, Esteri e Giustizia – cui vanno aggiunti anche Inps, Inpdap e le Forze armate.
Superfluo, poi, aggiungere che non sono stati inclusi nel totale gli enti locali, dove ancora si attendono stime attendibili sulla portata degli esuberi per opera dei decreti attuativi.
Insomma, la traversata nel deserto del personale pubblico è ancora lunga. Quello che resta, dai primi conti, secondo Patroni Griffi è l’aver “evitato o comunque molto contenuto l’impatto traumatico sul personale pubblico con la definizione delle eccedenze nelle amministrazioni centrali”.
L’annuncio esatto dei tagli è stato dato via Twitter, mentre si stava svolgendo un meeting tra lo stesso Patroni Griffi e le parti sociali, proprio finalizzato agli ultimi ritocchi di questa cura dimagrante per la PA.
Il ministro ha così rivendicato una politica fatta di austerity, ma, a suo dire, di un approccio misurato e connotato all’interesse generale: “Il settore pubblico è un settore portante – ha notato Patroni Griffi - non abbiamo inseguito chi voleva licenziamenti di massa e non abbiamo inseguito chi non voleva fare nulla”.

P.Griffi, evitato impatto traumatico su personale

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

13/11/2012
P.Griffi, evitato impatto traumatico su personale
La gestione delle eccedenze sarà fatta con l'applicazione di strumenti e con l'esame congiunto con le organizzazioni sindacali con le quali apriremo subito un tavolo. Sindacati, tavolo su 200mila precari in scadenza.
Il governo "ha evitato, o comunque contenuto, l'impatto traumatico sul personale del pubblico impiego" attraverso "una accorta gestione delle eccedenze". Lo ha affermato il ministro Filippo Patroni Griffi. Una considerazione che si aggiunge, "per quanto riguarda almeno le amministrazioni centrali", all'obiettivo di una riduzione delle dotazioni organiche con la redistribuzione del posti, ha affermato il ministro a proposito degli esuberi pari a 4.028 dipendenti non dirigenti, su una dotazione organica di 94.249, tra gli impiegati in 9 ministeri, in 21 enti pubblici di ricerca e in 20 enti pubblici non economici. Dalla platea sono infatti esclluse, ha precisato Patroni Griffi, amministrazioni "significative" come il cosiddetto Superinps (Inps e Inpdap), il ministero degli Esteri, dell'Interno della Giustizia e Mef, escluso anche tutto il pacchetto scuola, gli enti locali e le Forze armate.
"Non abbiamo rincorso quelli che si auguravano licenziamenti di massa ma neanche smentito chi non voleva far nulla" ha proseguito, spiegando che in un momento di "scarsezza economica il ridimensionamento viene fatto con gradualità". "La gestione delle eccedenze - ha affermato - sarà fatta con l'applicazione di strumenti e con l'esame congiunto con le organizzazioni sindacali con le quali apriremo subito un tavolo". In primo luogo saranno previsti, ha ricordato, "i prepensionamenti (per i dipendenti più anziani), poi la mobilita' volontaria, i part time e solo dopo la definizione degli esuberi la mobilita' per due anni con retribuzione ridotta.
Sono attesi risparmi dalle eccedenze del pubblico impiego per un totale di 392 milioni di euro, di cui 342 per il personale non dirigenziale e 50 milioni dai risparmi di spesa dei dirigenti, secondo la stima fornita dal ministro per la Pubblica amministrazione al termine dell'incontro con i sindacati durante il quale ha fornito l'informativa sulla dotazione delle piante organiche e ai fini di effettuare tagli del 20% per i dirigenti e del 10% per gli impiegati secondo quanto prevede la spending review.
(FONTE: Adnkronos)

Esuberi, dodicimila posti in meno dopo il taglio delle Province

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

Dopo l'articolo pubblicato  dal sole24ore inerente le eccedenze di personale (con ricollocazione) derivanti dal riordino o meglio "dall'accorpamento" tra molte delle attuali Province con il quale vengono stimati in 12.000 i posti a rischio (link diretto all'articolo), riportiamo ora l'articolo tratto dal sito leggioggi.it (link diretto all'articolo):

Esuberi, dodicimila posti in meno dopo il taglio delle Province

Nelle Province il doppio di esuberi. I Comuni dovranno bloccare le assunzioni

Saranno dodicimila gli esuberi nelle Province per effetto del taglio degli enti contenuto nella spending review, che ha ridotto il numero degli enti di “secondo livello” da 86 a 51.
E’ questo uno degli effetti più temuti dopo il riordino cui il Consiglio dei ministri ha detto sì, tra non poche polemiche e ricorsi già annunciati, prima di alcuni enti disparati poi, a nome di tutte, dell’Upi, che ha suonato la grancassa degli oppositori con proclami anche drammatici, come la minaccia di spegnere il riscaldamento negli edifici scolastici.
Sin dalle prime battute, infatti, uno dei punti più unanimemente criticati della riforma riguardava i destini dei dipendenti nelle Province accorpate secondo i criteri, lo ricordiamo, dei 250mila abitanti, o, in alternativa, di 3500 kilometri quadrati. Tutte quelle al di sotto di questi parametri, sono sparite dalla cartina geografica.
Purtroppo , cancellare nominalmente le Province sta già portando alla creazione del nodo dipendenti: e le eccedenze calcolate nei 35 enti cancellati arrivano a ben 12mila unità, il doppio degli esuberi nell’amministrazione centrale.
Per effetto della spending review, infatti, Ministeri e istituti governativi stanno tagliando posti per circa 6mila dipendenti, anche se, va specificato, non tutti costoro saranno obbligati a raccogliere i propri effetti personali e lasciare il posto di lavoro.
In prima analisi, è previsto, come da origine della revisione di spesa, un ponte biennale per tutti coloro che, entro 24 mesi maturino i requisiti per accedere alla pensione. Questo intervallo sarà svolto in stato di mobilità, all’80% della retribuzione non effettiva, circa al 60% della busta paga reale.
Per i non pensionabili, invece, si dovrà verificare se sussistano le condizioni per il loro spostamento in uffici attigui o, ancora, la riscrittura del contratto con modalità part time.
Quello che è certo, è che, anche a livello di enti locali, le assunzioni subiranno una nuova, forte limitazione. Comuni e Province residue, infatti, dovranno svolgere dei veri e propri censimenti interni per scoprire se, numericamente, i propri dipendenti superano le previsioni di legge.
Saranno svolti dei bilanciamenti tra popolazione e organici degli enti e, secondo la procedura, verrà svolta una distinzione in classi a seconda della densità abitativa in cui l’ufficio svolge le sue funzioni. Chiunque oltrepassi la soglia del 20% della media nazionale, sarà chiamato a annullare del tutto le pratiche di assunzione.
Ancora, laddove, tra i Comuni, non resterà sotto quota 40% di questo rapporto dipendenti-cittadini si applicheranno le stesse misure della spending review sulle amministrazioni centrali.
Non passeranno indenni le forche degli esuberi anche le società partecipate, che, dal prossimo anno, conosceranno da vicino la forbice del ministro Patroni Griffi.
Sotto la lente, prime tra tutte, le cosiddette società strumentali, ossia quelle partecipate che svolgono quasi integralmente le proprie mansioni sotto l’amministrazione che ne detiene le quote in via maggioritaria.
Per queste, dal 2013 scatterà sia il blocco delle assunzioni nei termini di squilibrio popolazione-dipendenti, sia l’obbligo di vendita al mercato aperto, che, nel qual caso non venga portata a termine, condurrà necessariamente alla liquidazione della società entro fine anno.

13 novembre 2012

Province: Saitta alla Corte dei Conti, con tagli impossibile garantire servizi

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO


3 Novembre 2012 - 13:03

(ASCA) - Roma, 13 nov - Un incontro urgente con il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, per portare l'attenzione su un taglio complessivo ai bilanci delle Province, che per il solo anno 2012 ammonta a 1,415 milioni di euro, che diventeranno 2,115 milioni di euro dal 2013. Ma anche per sollevare la questione dei 2,8 miliardi di residui perenti passivi che lo Stato deve alle Province.

La richiesta in una lettera inviata oggi dal presidente dell'Upi, Antonio Saitta, al presidente Giampaolino, per ribadire come: ''le Province, interessate da un delicato processo di riordino, hanno subito con le ultime manovre economiche tagli alle risorse che stanno producendo effetti deleteri sulla concreta capacita' di offrire servizi qualitativamente e quantitativamente sufficienti alle collettivita' e ai territori amministrati dalle Province.

Numeri abnormi che tagliano fondi destinati a servizi per strade, scuole, tutela ambientale e protezione civile, ma anche per l'esercizio di funzioni delegate o trasferite dalle Regioni e dunque spese non discrezionali dell'ente''.

Da qui la richiesta di un incontro ''in virtu' dell'importante e fondamentale ruolo della Corte dei Conti sugli equilibri e sulla qualita' della finanza pubblica, soprattutto in vista del rafforzato ruolo che la Corte assumera' ai sensi del decreto legge n.174/12, ora in fase di conversione in Parlamento''.

Patroni Griffi: abolizione Province solo se convinti

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

(regioni.it) 
Filippo Patroni Griffi, ministro per la Pubblica amministrazione, interviene nuovamente sul tema riforme Province e riordino degli Enti locali.
In particolare Griffi spiega che il decreto legge sul riordino delle province  "e' il primo tassello di una riforma del governo del territorio, che nella prossima legislatura dovrà interessare necessariamente anche le Regioni e i Comuni in modo e con strumenti diversi".
"Credo sia stato importante cominciare dalle province perché ‚ sono Enti che esistono negli altri Paesi europei. Ed è per questo che ero contrario all'abolizione. Il problema era ridisegnarle su tre profili: le dimensioni; individuare le funzioni evitando le duplicazioni con altri livelli di governo; cambiare la governance di questi enti, prevedendo che fossero enti rappresentativi di secondo grado, quindi ad elezione indiretta".
Ma sottolinea Griffi che "l'abolizione totale delle Province si fa su revisione costituzionale solo se se ne è convinti",.
"Se si aboliscono le province - ha spiegato Griffi - le funzioni non sono morte, ma bisogna demandarle a qualcuno. Il tipo di funzioni che abbiamo dato oggi alle province dovrebbero essere allocate alle regioni. Queste ultime possono svolgerle da sole, ma il personale delle regioni costa mediamente il 23 percento in più di quello degli Enti locali, oppure le possono affidare ad agenzie ed enti strumentali, come talvolta avviene, e questi costerebbero molto di più di quanto si sarebbe risparmiato con l'abolizione''.

11 novembre 2012

Tagli alle Province: Saitta “Chiedo che l’edilizia scolastica diventi una priorità per il Governo”

 

news da :BESSONE-SCARZELLO-PUNZI-FEA-ROSSO


Tagli alle Province: Saitta “Chiedo che l’edilizia scolastica diventi una priorità per il Governo”

Saitta “Chiedo che l’edilizia scolastica diventi una priorità per il Governo”

“Fino ad oggi le Province italiane hanno sempre sopperito con risorse proprie alla totale mancanza di stanziamento di fondi destinati all’edilizia scolastica da parte dei Governi che si sono succeduti nel tempo. Ora il taglio lineare applicato dal ministro dell’economia Grilli ai nostri bilanci ci impedirà addirittura di pagare le bollette. Siamo pronti a ridurre ogni altra spesa, pur di assicurare ai ragazzi scuole calde e sicure, ma non posso permettere che si continui a tenere sottovoce una questione così drammatica, che lo stesso Ministero della Pubblica istruzione ha dovuto mettere nero su bianco nel suo ‘focus sulla scuola’ pubblicato all’inizio dell’anno scolastico”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, sottolineando che “il Governo ci toglie 500 milioni di euro e ci impedisce di investire per scuole più sicure, moderne ed efficienti. Chiedo a studenti, famiglie, insegnanti e presidi di sostenere con noi questa battaglia per riportare la sicurezza della scuola pubblica al centro delle priorità del nostro Paese”.

“Come è possibile - aggiunge Saitta - che il Governo, dopo aver pubblicato un dossier nel quale ammette che il 40% delle scuole italiane dovrebbero essere abbattute e ricostruite perché vecchie di 200 anni, insicure e non adatte ad accogliere i nostri ragazzi, poi non investa un solo euro per intervenire su questa emergenza e tolga mezzo miliardo di euro alle Province, che hanno il compito di presiedere proprio all’edilizia scolastica?”.

I TENTENNAMENTI DELLA CORTE COSTITUZIONALE SULLE PROVINCE

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO
 
link diretto all'articolo tratto da quotidianolegalte.it

Era già nell’aria da alcune ore e alla fine la notizia ha trovato conferma: la Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sul sistema elettorale delle Province e, dunque, sulla loro natura di enti locali territoriali di secondo livello, e sul trasferimento delle funzioni statali e regionali (ora esercitate dalle amministrazioni provinciali) ai Comuni, ha deciso di rinviare a nuovo ruolo il giudizio in attesa che il procedimento sul riordino/riduzione avviato dal Governo sia completato.
Ritengo, però, sia utile un’attenta riflessione su questo rinvio operato dal giudice delle leggi. A me sembra che, nel caso specifico, siamo in presenza di un decreto del Presidente con scopi meramente dilatori, ossia finalizzato a differire il più possibile questioni scomode e dal forte impatto politico-istituzionale. In base al principio che regola l’attività della Corte costituzionale, la corrispondenza tra quello che è richiesto e quello sui cui verte la decisione, nulla impediva al giudice delle leggi di assumere una decisione su aspetti come quello della natura dell’ente e delle funzioni che, sul piano normativo, sono già consolidati. Infatti, l’ultimo decreto-legge del Governo Monti sul riordino, approvato nell’ultima seduta del Consiglio dei Ministri, non incide né sulla qualificazione giuridica delle Province, quali articolazioni della Repubblica con rappresentanza politica di secondo grado (se non in relazione al numero dei consiglieri provinciali), confermando in questo modo l’impianto del salva Italia (decreto-legge n. 201/2011), né interviene sulla titolarità delle funzioni statali e regionali, ma oggi delegate alle Province, che dovranno essere riallocate a livello comunale.
Proprio la mancanza di una decisione in materia da parte della Corte, sebbene perfettamente legittima sotto il profilo procedurale, avrebbe in realtà aiutato a fare chiarezza circa le diverse problematiche emerse in questi mesi, collegate agli interventi normativi dell’Esecutivo e, forse, avrebbe consentito al legislatore di capire quali limiti, se la Corte li avesse ravvisati, non possono essere oltrepassati dalle fonti interne subordinate alla Costituzione quando mettono mano all’ordinamento degli enti locali. Peccato, perché sarebbe stata una bella occasione.

Brevi dalla Funzione Pubblica



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Funzione Pubblica @FunzPub
- lunedì prossimo alle 12 presso il Dipartimento conferenza stampa sulla Previdenza complementare nella Pubblica amministrazione.
- La riunione con i sindacati sui tagli delle dotazione organiche è anticipata al 13 novembre alle ore 10.00