15 novembre 2012
Durante
la seduta odierna della I Commissione Affari costituzionali del
Senato della
Repubblica (n. 457/2012, 08:40 - 09:25), riunitasi
per discutere dell’Atto Senato n. 3558/2012 “Conversione in legge del
decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188, recante disposizioni urgenti in materia
di Province e Città metropolitane”, é stato chiesto
ed ottenuto il rinvio dell'esame del decreto legge sul riordino delle
Province, prima della votazione sulla
questione pregiudiziale da sottoporre al Senato, al fine di
ricevere chiarimenti dal Governo sul processo di riforma delle Amministrazioni
provinciali, tenuto conto di "perplessità e dibattiti in ogni parte
del territorio nazionale" suscitati e
rilevandosi "l'opportunità di una maggiore concertazione con le
province".
Legislatura 16ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 457 del 15/11/2012
(3558) Conversione
in legge del decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188, recante
disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane (Seguito dell'esame e rinvio)
Prosegue l'esame, sospeso nella seduta antimeridiana del 14 novembre.
Intervenendo sull'ordine dei lavori, il senatore GASPARRI (PdL)
rivolge ai rappresentanti del Governo l'invito a fornire alla
Commissione chiarimenti a proposito del riordino delle province. Ricorda
che, oltre alla definizione del quadro economico-finanziario, con
l'approvazione della legge di stabilità, le Camere sono investite
dell'esame di due interventi ordinamentali: da un lato, il disegno di
legge Atto Camera n. 5210, all'attenzione della Camera dei deputati, che
reca la disciplina per l'elezione del Presidente della provincia e del
Consiglio provinciale; dall'altro, il decreto-legge in titolo, di cui la
Commissione si occupa per la conversione in legge, che ha suscitato
perplessità e dibattiti in ogni parte del territorio nazionale.
Considerata l'evidente connessione fra le due iniziative, in mancanza di
un chiarimento del Governo, si potrebbero determinare contraddizioni
legislative.
Pertanto, prima della votazione sulla
questione pregiudiziale, che evidenzia talune incongruenze
costituzionali, a nome del suo Gruppo chiede che il Governo espliciti il
suo orientamento complessivo.
Il senatore VITALI (PD)
condivide la richiesta del senatore Gasparri, diretta ad acquisire
elementi informativi per l'esame del provvedimento di riordino delle
province: sarebbe singolare, a suo avviso, che, dopo il susseguirsi di
diversi provvedimenti d'urgenza in materia, non si possa completare nel
tempo stabilito questa importante riforma istituzionale.
Ricorda che i membri della Commissione affari costituzionali, avendo
svolto un proficuo lavoro di elaborazione sulla cosiddetta "Carta delle
autonomie", avevano già sottolineato l'opportunità di definire
tempestivamente il sistema per l'elezione del Presidente della provincia
e del Consiglio provinciale, nel senso di garantire una maggioranza
stabile ma anche un adeguato grado rappresentanza dei territori.
Si chiede, allora, se l'integrazione della disciplina elettorale possa
realizzarsi con emendamenti al decreto-legge in esame, nel presupposto
che la preclusione di materie non opererà, visto che si tratta di
elezioni di secondo grado. Inoltre, sarà opportuno considerare la
pronuncia della Corte costituzionale sull'articolo 23 del decreto-legge
n. 201 - che ha avviato il processo di riordino - nonché l'esito, alla
Camera dei deputati, del disegno di legge n 5210. Qualora l'iter di
quel disegno di legge non dovesse concludersi tempestivamente, il
Senato potrebbe orientarsi ad anticipare la disciplina elettorale delle
province in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 188.
Il senatore SARO (PdL)
condivide la richiesta del senatore Gasparri: vi è il rischio che la
questione pregiudiziale assuma un significato politico esorbitante e sia
strumentalizzata per risolvere questioni che dovrebbero essere sciolte
in altra sede. Un voto contrario sul decreto potrebbe determinare la
crisi del Governo e la necessità di indire anticipatamente le elezioni.
Ricorda che la soppressione delle province fu una delle prime
indicazioni del programma elettorale del Popolo delle Libertà. Nel corso
della legislatura, le contrapposizioni politiche hanno impedito che si
procedesse risolutamente in quella direzione. Nel tempo più recente, si è
preferito percorrere una via intermedia, cioè il riordino delle
province, che è comunque un apprezzabile progresso. Non portare a
compimento tale riordino rappresenterebbe un grave errore, da aggiungere
al possibile fallimento nella revisione della legge elettorale e
incoraggerebbe ulteriormente le tendenze antipolitiche.
Pertanto, invita il Governo a chiarire anzitutto la questione della
data delle elezioni regionali e nazionali e a individuare le possibilità
concrete per una modifica del decreto-legge, anche al fine di recepire
la nuova disciplina elettorale per le province.
Il senatore BENEDETTI VALENTINI (PdL),
aderendo, sotto il profilo procedurale, alla richiesta avanzata a nome
del suo Gruppo dal senatore Gasparri, osserva che il significato
preminente di un riordino delle circoscrizioni provinciali riguarda
soprattutto l'insediamento dei servizi pubblici e degli uffici
periferici dello Stato nel territorio. Ciò che viene difeso non sono
tanto le funzioni e l'esistenza degli enti provinciali, la cui attività è
ormai solo residuale, bensì i poli erogatori di servizi reali, come i
tribunali, gli ospedali, le scuole. Si tratta di una sfida che il
Parlamento, in questa come nella prossima legislatura, dovrebbe
affrontare con serietà, piuttosto che disperdersi in contrapposizioni
sugli accorpamenti delle province.
Il senatore DIGILIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI)
ritiene che le disposizioni del decreto-legge non tengano conto delle
reali esigenze del Paese. In particolare, per effetto di esse la sua
Regione, la Basilicata, si ridurrebbe a una sola provincia, con gravi
ripercussioni sull'accessibilità ai servizi, in un territorio che ha
palesi carenze infrastrutturali.
A suo avviso,
comunque, non ritiene di sottostare alla condizione che l'eventuale
rigetto della conversione in legge del decreto-legge abbia effetti sulla
sopravvivenza del Governo.
Il relatore SALTAMARTINI (PdL)
conviene con i senatori Gasparri e Vitali circa la necessità di fare
chiarezza soprattutto sulla compatibilità costituzionale del
decreto-legge. Ricorda che si tratta di disposizioni attuative del
decreto-legge n. 95, che quindi si configurano come ordinamentali e
perciò carenti sotto il profilo della necessità e dell'urgenza. Inoltre,
si pone una questione di gerarchia delle fonti, tenuto conto che i
requisiti di estensione demografica e territoriale sono stati definiti
da una delibera del Consiglio dei ministri: vi è il rischio di un
contenzioso giurisdizionale, anche costituzionale. Occorre considerare,
inoltre, il vincolo dell'articolo 114 della Costituzione: trattandosi di
enti costitutivi della Repubblica, non è pacifico che la legge
ordinaria possa incidere così profondamente nell'ordinamento delle
province né si può ignorare l'esiguo tasso di partecipazione democratica
alle decisioni relative al loro riordino. A tale riguardo, domanda se
l'Avvocatura dello Stato abbia maturato un'opinione circa l'eventuale
accoglimento dei ricorsi presentati dalle Regioni sulla legittimità
costituzionale dell'articolo 23 del decreto-legge n. 201 e se la
Conferenza unificata abbia espresso il parere sulle disposizioni che
riguardano specificamente le regioni Lazio e Calabria,
Infine, sottolinea l'opportunità di una maggiore concertazione con le province.
Conclude, richiamando l'attenzione della Commissione sull'incongruenza
di una funzione di supplenza della Corte costituzionale nei confronti
del Parlamento.
Il relatore BIANCO (PD) ricorda che il provvedimento in esame completa un iter
complesso e organico avviato con il decreto-legge n. 201 del 2011, che
aveva recepito gran parte del lavoro svolto dalla Commissione in materia
di Carta delle autonomie, con il consenso sia della maggioranza sia
dell'opposizione. Nel merito, le disposizioni del decreto-legge n. 188
pongono questioni di grande rilievo che devono essere risolte, per
esempio sull'individuazione dei capoluoghi e sul rapporto con le città
metropolitane.
Dichiara la disponibilità a valutare
insieme al Governo e ai rappresentanti dei Gruppi parlamentari le
necessità di modifica del testo, in modo da fornire un quadro di
riferimento preliminare alla decisione sulla questione pregiudiziale.
Il ministro PATRONI GRIFFI, replicando al relatore Saltamartini,
informa che la Conferenza unificata si riunirà il 22 novembre prossimo.
Inoltre, ricorda che il Consiglio di Stato ha chiarito che il
decreto-legge recepisce, e quindi riconduce al rango legislativo, la
delibera del Consiglio dei ministri sui requisiti demografici e
territoriali.
Sottolinea che il Governo, nel
predisporre i provvedimenti precedenti in materia di riordino delle
province, aveva tenuto conto dell'esame dei disegni di legge in materia
di "Carta delle autonomie" nonché dei disegni di legge all'esame
dell'altro ramo del Parlamento che avevano ipotizzato criteri
sostanzialmente analoghi a quelli indicati dal Consiglio di ministri.
Assicura, quindi, la disponibilità del Governo a fornire i chiarimenti
richiesti, nelle forme che saranno convenute, e a ricercare una sintesi
istituzionale per dare risposta alle diverse istanze. Tuttavia,
ribadisce che il decreto-legge dà attuazione a decisioni già approvate
dal Parlamento.
Il senatore CALDEROLI (LNP)
esprime apprezzamento per la disponibilità manifestata dal Governo e
auspica un'ampia partecipazione dei Gruppi parlamentari alla valutazione
propedeutica delle questioni controverse.
Il seguito dell'esame è quindi rinviato.
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