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16 novembre 2012

La Commissione Affari costituzionali del Senato frena il riordino e Patroni Griffi diventa insofferente e solo?

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

15 novembre 2012

Durante la seduta odierna della I Commissione Affari costituzionali del Senato della Repubblica (n. 457/2012, 08:40 - 09:25), riunitasi per discutere dell’Atto Senato n. 3558/2012 “Conversione in legge del decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188, recante disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane”, é stato chiesto ed ottenuto il rinvio dell'esame del decreto legge sul riordino delle Province, prima della votazione sulla questione pregiudiziale da sottoporre al Senato, al fine di ricevere chiarimenti dal Governo sul processo di riforma delle Amministrazioni provinciali, tenuto conto di "perplessità e dibattiti in ogni parte del territorio nazionale" suscitati e rilevandosi "l'opportunità di una maggiore concertazione con le province".
 Legislatura 16ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 457 del 15/11/2012
(3558) Conversione in legge del decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188, recante disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane (Seguito dell'esame e rinvio)

            Prosegue l'esame, sospeso nella seduta antimeridiana del 14 novembre.

     Intervenendo sull'ordine dei lavori, il senatore GASPARRI (PdL) rivolge ai rappresentanti del Governo l'invito a fornire alla Commissione chiarimenti a proposito del riordino delle province. Ricorda che, oltre alla definizione del quadro economico-finanziario, con l'approvazione della legge di stabilità, le Camere sono investite dell'esame di due interventi ordinamentali: da un lato, il disegno di legge Atto Camera n. 5210, all'attenzione della Camera dei deputati, che reca la disciplina per l'elezione del Presidente della provincia e del Consiglio provinciale; dall'altro, il decreto-legge in titolo, di cui la Commissione si occupa per la conversione in  legge, che ha suscitato perplessità e dibattiti in ogni parte del territorio nazionale. Considerata l'evidente connessione fra le due iniziative, in mancanza di un chiarimento del Governo, si potrebbero determinare contraddizioni legislative.
            Pertanto, prima della votazione sulla questione pregiudiziale, che evidenzia talune incongruenze costituzionali, a nome del suo Gruppo chiede che il Governo espliciti il suo orientamento complessivo.

         Il senatore VITALI (PD) condivide la richiesta del senatore Gasparri, diretta ad acquisire elementi informativi per l'esame del provvedimento di riordino delle province: sarebbe singolare, a suo avviso, che, dopo il susseguirsi di diversi provvedimenti d'urgenza in materia, non si possa completare nel tempo stabilito questa importante riforma istituzionale.
            Ricorda che i membri della Commissione affari costituzionali, avendo svolto un proficuo lavoro di elaborazione sulla cosiddetta "Carta delle autonomie", avevano già sottolineato l'opportunità di definire tempestivamente il sistema per l'elezione del Presidente della provincia e del Consiglio provinciale, nel senso di garantire una maggioranza stabile ma anche un adeguato grado rappresentanza dei territori.
            Si chiede, allora, se l'integrazione della disciplina elettorale possa realizzarsi con emendamenti al decreto-legge in esame, nel presupposto che la preclusione di materie non opererà, visto che si tratta di elezioni di secondo grado. Inoltre, sarà opportuno considerare la pronuncia della Corte costituzionale sull'articolo 23 del decreto-legge n. 201 - che ha avviato il processo di riordino - nonché l'esito, alla Camera dei deputati, del disegno di legge n 5210. Qualora l'iter di quel disegno di legge non dovesse concludersi tempestivamente, il Senato potrebbe orientarsi ad  anticipare la disciplina elettorale delle province in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 188.

         Il senatore SARO (PdL) condivide la richiesta del senatore Gasparri: vi è il rischio che la questione pregiudiziale assuma un significato politico esorbitante e sia strumentalizzata per risolvere questioni che dovrebbero essere sciolte in altra sede. Un voto contrario sul decreto potrebbe determinare la crisi del Governo e la necessità di indire anticipatamente le elezioni.
            Ricorda che la soppressione delle province fu una delle prime indicazioni del programma elettorale del Popolo delle Libertà. Nel corso della legislatura, le contrapposizioni politiche hanno impedito che si procedesse risolutamente in quella direzione. Nel tempo più recente, si è preferito percorrere una via intermedia, cioè il riordino delle province, che è comunque un apprezzabile progresso. Non portare a compimento tale riordino rappresenterebbe un grave errore, da aggiungere al possibile fallimento nella revisione della legge elettorale e incoraggerebbe ulteriormente le tendenze antipolitiche.
            Pertanto, invita il Governo a chiarire anzitutto la questione della data delle elezioni regionali e nazionali e a individuare le possibilità concrete per una modifica del decreto-legge, anche al fine di recepire la nuova disciplina elettorale per le province.

         Il senatore BENEDETTI VALENTINI (PdL), aderendo, sotto il profilo procedurale, alla richiesta avanzata a nome del suo Gruppo dal senatore Gasparri, osserva che il significato preminente di un riordino delle circoscrizioni provinciali riguarda soprattutto l'insediamento dei servizi pubblici e degli uffici periferici dello Stato nel territorio. Ciò che viene difeso non sono tanto le funzioni e l'esistenza degli enti provinciali, la cui attività è ormai solo residuale, bensì i poli erogatori di servizi reali, come i tribunali, gli ospedali, le scuole. Si tratta di una sfida che il Parlamento, in questa come nella prossima legislatura, dovrebbe affrontare con serietà, piuttosto che disperdersi in contrapposizioni sugli accorpamenti delle province.
           
         Il senatore DIGILIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI) ritiene che le disposizioni del decreto-legge non tengano conto delle reali esigenze del Paese. In particolare, per effetto di esse la sua Regione, la Basilicata, si ridurrebbe a una sola provincia, con gravi ripercussioni sull'accessibilità ai servizi, in un territorio che ha palesi carenze infrastrutturali.
            A suo avviso, comunque, non ritiene di sottostare alla condizione che l'eventuale rigetto della conversione in legge del decreto-legge abbia effetti sulla sopravvivenza del Governo.

         Il relatore SALTAMARTINI (PdL) conviene con i senatori Gasparri e Vitali circa la necessità di fare chiarezza soprattutto sulla compatibilità costituzionale del decreto-legge. Ricorda che si tratta di disposizioni attuative del decreto-legge n. 95, che quindi si configurano come ordinamentali e perciò carenti sotto il profilo della necessità e dell'urgenza. Inoltre, si pone una questione di gerarchia delle fonti, tenuto conto che i requisiti di estensione demografica e territoriale sono stati definiti da una delibera del Consiglio dei ministri: vi è il rischio di un contenzioso giurisdizionale, anche costituzionale. Occorre considerare, inoltre, il vincolo dell'articolo 114 della Costituzione: trattandosi di enti costitutivi della Repubblica, non è pacifico che la legge ordinaria possa incidere così profondamente nell'ordinamento delle province né si può ignorare l'esiguo tasso di partecipazione democratica alle decisioni relative al loro riordino. A tale riguardo, domanda se l'Avvocatura dello Stato abbia maturato un'opinione circa l'eventuale accoglimento dei ricorsi presentati dalle Regioni sulla legittimità costituzionale dell'articolo 23 del decreto-legge n. 201 e se la Conferenza unificata abbia espresso il parere sulle disposizioni che riguardano specificamente le regioni Lazio e Calabria,
            Infine, sottolinea l'opportunità di una maggiore concertazione con le province.
            Conclude, richiamando l'attenzione della Commissione sull'incongruenza di una funzione di supplenza della Corte costituzionale nei confronti del Parlamento.

         Il relatore BIANCO (PD) ricorda che il provvedimento in esame completa un iter complesso e organico avviato con il decreto-legge n. 201 del 2011, che aveva recepito gran parte del lavoro svolto dalla Commissione in materia di Carta delle autonomie, con il consenso sia della maggioranza sia dell'opposizione. Nel merito, le disposizioni del decreto-legge n. 188 pongono questioni di grande rilievo che devono essere risolte, per esempio sull'individuazione dei capoluoghi e sul rapporto con le città metropolitane.
            Dichiara la disponibilità a valutare insieme al Governo e ai rappresentanti dei Gruppi parlamentari le necessità di modifica del testo, in modo da fornire un quadro di riferimento preliminare alla decisione sulla questione pregiudiziale.

            Il ministro PATRONI GRIFFI, replicando al relatore Saltamartini, informa che la Conferenza unificata si riunirà il 22 novembre prossimo. Inoltre, ricorda che il Consiglio di Stato ha chiarito che il decreto-legge recepisce, e quindi riconduce al rango legislativo, la delibera del Consiglio dei ministri sui requisiti demografici e territoriali.
            Sottolinea che il Governo, nel predisporre i provvedimenti precedenti in materia di riordino delle province, aveva tenuto conto  dell'esame dei disegni di legge in materia di "Carta delle autonomie" nonché dei disegni di legge all'esame dell'altro ramo del Parlamento che avevano ipotizzato criteri sostanzialmente analoghi a quelli indicati dal Consiglio di ministri.
            Assicura, quindi, la disponibilità del Governo a fornire i chiarimenti richiesti, nelle forme che saranno convenute, e a ricercare una sintesi istituzionale per dare risposta alle diverse istanze. Tuttavia, ribadisce che il decreto-legge dà attuazione a decisioni già approvate dal Parlamento.

         Il senatore CALDEROLI (LNP) esprime apprezzamento per la disponibilità manifestata dal Governo e auspica un'ampia partecipazione dei Gruppi parlamentari alla valutazione propedeutica delle questioni controverse.

            Il seguito dell'esame è quindi rinviato.

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