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PROVINCE: PATRONI GRIFFI A RENZI,
RIORDINO NON 'BARZELLETTA'
E per il Ministro
no a commistioni di politica e amministrazione
"Non mi interessa stare dietro a slogan e propaganda. Il riordino delle Province è una riforma ordinamentale e strutturale che ha un momento centrale nella legge di spending review e non in una "barzelletta", approvata dal Parlamento nel luglio scorso, di cui il decreto in corso di conversione è attuazione". E' quanto scrive il ministro della P.a. Filippo Patroni Griffi in una nota nella quale risponde alle affermazioni fatte da Matteo Renzi che aveva definito poco più di una barzelletta la riforma "Pertanto - si legge - terrei questa riforma fuori dalle contingenze del dibattito delle primarie e dalle pur comprensibili esigenze annesse. Certo, sarebbe stato utile ricevere il contributo intellettuale del Sindaco della città metropolitana di Firenze a uno dei numerosi tavoli dove si è studiata la riforma. Quanto alla lotta alla burocrazia, ho avuto modo di sentire da lui auspicare un ritorno a una commistione tra politica e amministrazione. Ne prendo atto ma non condivido. E fortunatamente neanche la Corte Costituzionale".
"Non mi interessa stare dietro a slogan e propaganda. Il riordino delle Province è una riforma ordinamentale e strutturale che ha un momento centrale nella legge di spending review e non in una "barzelletta", approvata dal Parlamento nel luglio scorso, di cui il decreto in corso di conversione è attuazione". E' quanto scrive il ministro della P.a. Filippo Patroni Griffi in una nota nella quale risponde alle affermazioni fatte da Matteo Renzi che aveva definito poco più di una barzelletta la riforma "Pertanto - si legge - terrei questa riforma fuori dalle contingenze del dibattito delle primarie e dalle pur comprensibili esigenze annesse. Certo, sarebbe stato utile ricevere il contributo intellettuale del Sindaco della città metropolitana di Firenze a uno dei numerosi tavoli dove si è studiata la riforma. Quanto alla lotta alla burocrazia, ho avuto modo di sentire da lui auspicare un ritorno a una commistione tra politica e amministrazione. Ne prendo atto ma non condivido. E fortunatamente neanche la Corte Costituzionale".
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