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Abolire le Province, tutti lo
dicono ma nessuno lo fa. Portano voti
ROMA - Abolire le Province: se ne parla da
anni, nell’ultima campagna elettorale del 2008 sia Silvio Berlusconi sia Walter
Veltroni misero il taglio nel loro programma. Solo che abolirle davvero farebbe
perdere voti, visto che portano posti di lavoro. Venti giorni fa il governo
tecnico di Mario Monti ha approvato un decreto legge che cancella
35 Province su 86.
Il decreto ha due mesi di
tempo per essere convertito in legge, passando per l’approvazione di Camera
e Senato, sia in Commissione sia in Aula. Considerato il ponte di fine anno,
tra Natale e Capodanno, il decreto va quindi convertito prima di Natale. In
caso contrario scadrà e le Province resteranno 86.
Il problema è che al momento
la discussione è ferma in Commissione Affari Costituzionali al Senato. La
scelta di tagliare anziché abolire le Province, accorpandone diverse tra loro,
ha scatenato tutti i possibili campanilismi. Il 20 novembre l’ennesimo
rinvio, dopo lo scontro tra il ministro della Pubblica Amministrazione,
Filippo Patroni Griffi e i capigruppo dei partiti.
La Lega è contraria,
soprattutto allo scioglimento anticipato delle giunte. Il Pd chiede
alcune modifiche. Il Pdl non ci sta, tanto da aver presentato una
pregiudiziale di costituzionalità, sostenendo che il decreto violi la
Costituzione. Il documento dev’essere votato, ma se venisse approvato dal
Senato il decreto verrebbe definitivamente abbandonato.
E proprio il 21 novembre è
arrivata l’annuncio del Tar del Lazio di decidere sulla costituzionalità
delle norme di riordino delle Province prima delle elezioni politiche.
La decisione è stata presa dopo un ricorso della provincia di Avellino.
Chiamato per la prima volta a pronunciarsi sul decreto di riordino delle
province, il Tar si è riservato di decidere dopo la conversione in legge del
decreto.
Su richiesta del legale della
provincia di Avellino che ha proposto il ricorso, il Tar, tuttavia, ha
assicurato che si pronuncerà prima della data delle elezioni politiche,
valutando eventuali profili di incostituzionalità della legge di riordino per
affidarne l’esame alla Corte Costituzionale.
La Provincia di Avellino contesta la
costituzionalità delle nuove norme e la designazione di Benevento quale
capoluogo della nuova Provincia, nonostante la stessa provincia di Benevento
sia stata soppressa non avendo i requisiti previsti per la sua sopravvivenza.
Intanto le proteste
fioccano. Da Monza a Isernia, da Prato ad Avellino sono molti i Comuni che non
vogliono perdere la propria indipendenza (con tutto quello che comporta in
termini di fondi). Sono in arrivo molti emendamenti, tra cui quelli che
chiedono di lasciare in carica le giunte fino alla naturale scadenza, in alcuni
casi prevista nel 2016. O quello dell’ex ministro Altero Matteoli per lasciare
Prato e Pistoia fuori dalla città metropolitana di Firenze. Intanto pare che
tutti, favorevoli a parole, nei fatti si dimostrino contrari.
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