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23 novembre 2012

Province, altolà dalle Regioni

 

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 Province, altolà dalle Regioni

Napoli 12:36 | 23/11/2012
NAPOLI - Secca bocciatura da parte delle Regioni al decreto sul riordino e l'accorpamento delle Province. Una riforma che crea una situazione di «incertezza, confusione, rischio ingovernabilità di processi legati al personale, alle competenze e alle risorse». Lo dice il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani nel corso della Conferenza Unificata. I governatori dunque danno un parere «negativo» sul provvedimento che è in discussione in questi giorni al Senato. Le Regioni, dice Errano, non sono contrarie alla riforma, ma il testo va modificato.

A bocciare il testo ci pensa anche il candidato alle primarie di centrosinistra, Matteo Renzi, che definisce “una barzelletta”, il riordino delle Province. Una attacco a cui il Ministro Filippo Patroni Griffi replica: «Non mi interessa stare dietro a slogan e propaganda. Il riordino delle Province è una riforma ordinamentale e strutturale che ha un momento centrale nella legge di spending review e non in una ‘barzelletta’, approvata dal Parlamento nel luglio scorso, di cui il decreto in corso di conversione è attuazione. Pertanto terrei questa riforma fuori dalle contingenze del dibattito delle primarie e dalle pur comprensibili esigenze annesse».

Poi lo stesso ministro su Twitter parla delle possibili modifiche visto che il governo ha dato disponibilità a discutere senza però toccare l'impianto di riordino delle province. «Siamo arrivati a richieste di deroga incredibili», dice. Roba del «tipo: deroga per le città che hanno torri pendenti!». I «criteri non li abbiamo inventati noi ma erano nei disegni di legge in parlamento».
Insomma dalle sue parole pare di capire che i margini per ritoccare gli accorpamenti sono molto stretti se non inesistenti.
Ma dice di più. Se il decreto sul riordino delle Province non verrà convertito in legge resterà in «vigore il “Salva Italia” sulle funzioni».

Intanto una delegazione dell’Upi, composta dal Presidente Antonio Saitta, dal Vice Presidente Angelo Vaccarezza e dalla Presidente della Provincia di Padova Barbara Degani è stata ricevuta ieri dai capigruppo del Senato Angela Finocchiaro (Pd), Maurizio Gasparri (Pdl), Felice Belisario (Idv).
«Sono stati incontri molto soddisfacenti – dichiara il Presidente dell’Upi Antonio Saitta – anche perché a riceverci insieme ai capigruppo abbiamo trovato numerosi senatori. Una occasione importante, quindi, per spiegare a tutti il nostro allarme sui pesanti tagli ai bilanci imposti alle Province dalle manovre economiche e le ripercussioni che queste avranno sia sui servizi ai cittadini che sul processo di riordino delle Province.

I Capigruppo e i senatori ci hanno assicurato di avere compreso che l’allarme che abbiamo lanciato sulla possibilità che le Province non abbiano più nemmeno le risorse per pagare le bollette dei riscaldamenti delle scuole non è stato strumentale e non ha nulla a che fare con l’accorpamento previsto dal riordino. E hanno convenuto con noi che le nostre sono proteste reali, di amministratori che vedono messa a duro rischio la possibilità di assicurare il mantenimento di un livello adeguato e dignitoso dei servizi ai cittadini.
Massima attenzione anche alle nostre proposte di modifica sul decreto legge di riordino delle Province – prosegue Saitta – in particolare sulla nostra richiesta di portare gli organi eletti a scadenza naturale, di cancellare la norma che taglia le giunte a partire dal gennaio 2013, di fare chiarezza sulle funzioni delle Province e di prevedere l’elezione diretta dei nuovi organi.
Nei prossimi giorni – conclude il Presidente dell’Upi – manterremo vivo il dialogo con il Senato per proseguire il confronto su questi temi e continuare a portare il nostro contributo di coerenza e concretezza».

Sul riordino interviene Francesco Pionati, Segretario Nazionale dell'Alleanza di Centro dicendosi ottimista: «Catricalà e Patroni Griffi vanno ringraziati per essere stati di parola ed aver riaperto spazi di modifiche sul riassetto delle province. Ora, ne siamo certi, alle parole seguiranno i fatti».

  


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