Da “Il Messaggero”
Addio province nelle grandi città: arrivano i sindaci metropolitani
ROMA - Dal primo giugno 2013 cesseranno di esistere dieci Province italiane, che saranno sostituite da altrettante città metropolitane; già nelle prossimesettimane invece dovrebbe essere definito il piano di accorpamento che porterà alla scomparsa di un’altra quarantina degli attuali enti. La spending review spinge il governo ad accelerare i tempi di un riassetto di cui si parla almeno dalla scorsa estate, ma che finora era rimasto inattuato: le nuove norme fanno parte di un provvedimento ad hoc destinato ad essere esaminato in tempi rapidi dal Consiglio dei ministri, anche se forse non nella riunione della prossima settimana.
Il passaggio al momento più concreto è forse proprio quello che farà diventare i primi cittadini di dieci grandi città (Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria) anche «sindaci metropolitani» delle relative aree territoriali. Ma questo non sarà necessariamente l’esito finale perché, dopo il primo mandato, toccherà alle stesse città metropolitane stabilire nel proprio Statuto se far coincidere le due figure oppure se prevedere l’elezione del sindaco metropolitano, con le modalità fissate per il presidente della Provincia.
In ogni caso il nuovo sindaco potrà eleggere un vice ed attribuire deleghe a singoli consiglieri. Questi, scelti tra i sindaci dei Comuni del territorio, saranno sedici nelle città metropolitane con popolazione superiore a 3 milioni di abitanti, dodici in quelle con un numero di abitanti compreso tra 800 mila e tre milioni, dieci nelle altre. Le nuove entità erediteranno le competenze delle Province ed inoltre si occuperanno di pianificazione territoriale e delle reti infrastrutturali, di gestione e organizzazione dei servizi pubblici, mobilità e viabilità, coordinamento dello sviluppo economico.
Per svolgere queste attività potranno contare sulle risorse umane e strumentali delle attuali Province e di quelle finanziarie così come riviste nell’ambito del federalismo fiscale. Il territorio delle città metropolitane coinciderà con quello delle vecchie Province; per i Comuni resta però la possibilità prevista dalla Costituzione di proporre modifiche.
Le altre Province sono destinate ad essere accorpate in base ad un’ipotesi di riordino che il governo dovrebbe presentare entro venti giorni dall’entrata in vigore del provvedimento. Nel testo si parla di criteri di dimensione territoriale, numero di abitanti, numero di Comuni ma non sono indicate cifre. Le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Trieste avranno sei mesi per adeguarsi.
La bozza di provvedimento contiene altri tre capitoli importanti: l’obbligo per i Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti di esercitare in forma associata le proprie funzioni fondamentali, la soppressione (o comunque l’accorpamento) dei numerosi enti ed agenzie che oggi svolgono funzioni affidate ad enti locali con conseguente moltiplicazione di poltrone, e la riorganizzazione dell’amministrazione periferica dello Stato con la concentrazione delle funzioni nelle prefetture che avranno il ruolo di uffici territoriali dello Stato. Da quest’ultimo riassetto dovranno derivare risparmi del 10 per cento rispetto alla spesa attuale.
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