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19 giugno 2012

Tagli, per gli statali riduzione del 5%, per i dirigenti stipendi più magri

Componenti CISL: Bessone-Scarzello-Punzi-Fea-Rosso

Tagli, per gli statali riduzione del 5% - Per i dirigenti stipendi più magri
Patroni Griffi accelera sulla nuova pianta organica: punta a varare la riorganizzazione degli uffici nel decreto sulla spending review

ROMA - E’ ormai una corsa contro il tempo e il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi accelera per salire sul treno della spending review. Dopo le misure apripista decise venerdì dal governo con la riduzione del 20% dei dirigenti di Palazzo Chigi e del 10% della pianta organica del personale al ministero dell’Economia (Mef), ora la palla è in mano alla Funzione pubblica. L’obiettivo è di inserire un nuovo pacchetto statali nel decreto di revisione permanente della spesa che sarà presentato entro fine mese: taglio del 5% della pianta organica, sforbiciata alle retribuzioni dei dirigenti con più anzianità, buoni pasto ridotti.

Pianta organica. In gioco non ci sono tagli lineari per fermare la crescita della spesa per il personale, ma un ridimensionamento legato a una profonda riorganizzazione dell’amministrazione pubblica. «Dobbiamo far capire a tutto lo Stato che è finito il tempo che consentiva di avere troppi dirigenti rispetto al totale del personale. Ora tocca a tutte le amministrazioni pubbliche comportarsi altrettato seriamente», ha anticipato il viceministro Vittorio Grilli venerdì. Sul tavolo di Patroni Griffi in questo ore è una riduzione soft del 5% della pianta organica (e quindi non del personale in servizio) dei ministeri. E’ una misura che non è detto abbia subito l’effetto di ridurre il numero dei dipendenti in servizio, ma lo farà nel tempo: quindi in alcuni uffici ci potrebbero essere degli esuberi se la pianta organica è già interamente coperta; in altri invece potrebbero non esserci affatto. Ciò avrà certamente un impatto strutturale poiché non si faranno più concorsi o trasferimenti per i posti cancellati.

Province. Si torna poi a parlare della riduzione già programmata del numero delle Province (oggi sono 107 più altre 3 a statuto speciale). L’ipotesi a cui si starebbe lavorando è di un taglio del 20% ma non è detto ci si limiti a questo numero perché la scelta del taglio va inquadrata nella logica della spending review: accorpare gli uffici pubblici a livello territoriale, cancellarli là dove non servono, realizzare economie di lungo periodo. Le Province di maggiori dimensioni «hanno spese per abitante notevolmente più basse delle province più piccole» si legge nella carte presentate dal ministro Giarda. Inoltre, è tutta l’organizzazione statale che è declinata su base provinciale. Un modello organizzativo che al ministero dell’Interno costa almeno 400 milioni l’anno.

La trasformazione delle Province in enti di secondo livello è stata già decretata dal salva-Italia. Da allora è andato avanti il lavoro parlamentare per ridisegnare la mappa territoriale e arrivare alla definizione di nuove macroaree. Quanto macro? Si parla tuttora di parametri tra i 300 e i 400 mila abitanti e di una superficie minima di 3.000-3.500 km quadrati. L’ipotesi più restrittiva porterebbe ad una cinquantina di macroaree, dimezzando le 110 province attuali. Quella alla quale si starebbe invece lavorando ora ridurrebbe del 20% il numero degli uffici provinciali: comunque un bel taglio considerato che tutte le strutture pubbliche territoriali (prefetture, uffici giudiziari, tesorerie, etc.) si accorperebbero di conseguenza.

Dirigenti. Dopo l’avvio della dieta deciso da Palazzo Chigi e dal Mef, si profile una nuova tagliola: una delle norme allo Studio, di cui Il Messaggero ha già riferito, prevede che al compimento dei 40 anni di servizio i dirigenti possano essere messi in una sorta di «cassa integrazione» mantenendo l’80% dello stipendio (non del trattamento complessivo) fino al raggiungimento dei requisiti per andare in pensione. Altra ipotesi sul tappeto quella di rivedere il rapporto tra dipendenti e metri quadrati in modo da razionalizzare gli spazi evitando sprechi. Su questo progetto è impegnata l’Agenzia del Demanio che ha recentemente presentato i primi calcoli sui risparmi strutturali possibili da una migliore utilizzazione degli uffici.

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