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leggo.it
Lunedì 18 Giugno 2012 - 07:13
di Alessandra Severini
ROMA
- Qualche decina di province in Italia rischia di scomparire. Da tempo
ormai, ogni qualvolta si parla di risparmi sulla spesa pubblica, si
guarda agli enti provinciali. Lo aveva fatto l’ultim governo Berlusconi e
poi anche Monti che, con il decreto Salva Italia del dicembre 2011,
aveva progettato la riforma dei consigli provinciali.
Ma se la scure sulle province richiederà tempi lunghi, il governo dei tecnici ha fretta e, nella spending review, pensa di inserire almeno una riduzione degli uffici provinciali. Si partirà probabilmente con le prefetture e i provveditorati, mentre per i comuni più piccoli potrebbe essere previsto l'obbligo di istituire dei consorzi. L'intervento dovrebbe riguardare almeno il 20% delle 107 province italiane a statuto ordinario. La revisione della spesa pubblica fa poi tremare i lavoratori statali, in difesa dei quali alzano la voce i sindacati. Il governo starebbe studiando il taglio del 5% della pianta organica (ma non del personale effettivamente in servizio), la riduzione delle retribuzioni dei dirigenti e buoni pasto più leggeri. Probabile anche il ricorso ai prepensionamenti, mentre è difficile che si possa arrivare a veri e propri licenziamenti.
I sindacati hanno già avvertito il governo, con il segretario della Cgil Susanna Camusso che ha tuonato: «Tagliare le retribuzioni pubbliche non è fare spending review». Al vertice europeo di fine giugno -che gli osservatori ritengono decisivo per il futuro dell'euro - il premier intende arrivare con riforme di peso già approvate.
Monti ha già confessato che spera di vedere la riforma del mercato del lavoro approvata dal Parlamento prima del 28 giugno. Per il presidente della Camera Fini, la data può essere rispettata, ma «è necessario che Pdl e Pd, contrariamente a quanto accaduto fino ad oggi, ne condividano la necessità». I democratici hanno già dato la loro disponibilità, chiedendo però in cambio al governo «un decreto legge per risolvere la questione esodati». Meno convinto il Pdl, mentre il leader Udc Casini esorta gli alleati: «Mi auguro che prevalga la responsabilità nei partiti che compongono la maggioranza».
Ma se la scure sulle province richiederà tempi lunghi, il governo dei tecnici ha fretta e, nella spending review, pensa di inserire almeno una riduzione degli uffici provinciali. Si partirà probabilmente con le prefetture e i provveditorati, mentre per i comuni più piccoli potrebbe essere previsto l'obbligo di istituire dei consorzi. L'intervento dovrebbe riguardare almeno il 20% delle 107 province italiane a statuto ordinario. La revisione della spesa pubblica fa poi tremare i lavoratori statali, in difesa dei quali alzano la voce i sindacati. Il governo starebbe studiando il taglio del 5% della pianta organica (ma non del personale effettivamente in servizio), la riduzione delle retribuzioni dei dirigenti e buoni pasto più leggeri. Probabile anche il ricorso ai prepensionamenti, mentre è difficile che si possa arrivare a veri e propri licenziamenti.
I sindacati hanno già avvertito il governo, con il segretario della Cgil Susanna Camusso che ha tuonato: «Tagliare le retribuzioni pubbliche non è fare spending review». Al vertice europeo di fine giugno -che gli osservatori ritengono decisivo per il futuro dell'euro - il premier intende arrivare con riforme di peso già approvate.
Monti ha già confessato che spera di vedere la riforma del mercato del lavoro approvata dal Parlamento prima del 28 giugno. Per il presidente della Camera Fini, la data può essere rispettata, ma «è necessario che Pdl e Pd, contrariamente a quanto accaduto fino ad oggi, ne condividano la necessità». I democratici hanno già dato la loro disponibilità, chiedendo però in cambio al governo «un decreto legge per risolvere la questione esodati». Meno convinto il Pdl, mentre il leader Udc Casini esorta gli alleati: «Mi auguro che prevalga la responsabilità nei partiti che compongono la maggioranza».
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