RSU CGIL a cura di Claudio Bongiovanni, Guido Marino, Valter Giordano, Franco Ferraro.
Rassegna stampa
Tratto dal sole 24ore - 25/06/2012
Il colpo di spugna potrebbe arrivare per decreto, anche se il
condizionale - mai come in questo caso - è d'obbligo. Quaratadue province delle 86 delle regioni a statuto ordinario verrebbero soppresse
per la mancanza di due dei tre criteri fissati dai tecnici del Governo,
vale a dire una popolazione residente superiore ai 350mila abitanti,
un'estensione territoriale di almeno 3mila chilometri quadrati e un
numero di almeno 50 amministrazioni comunali sul territorio.
Dal taglio, che solo il pre-consiglio di oggi confermerà se inserito
nel decreto sulla spending review o in un altro provvedimento,
resterebbero escluse le province capoluogo e quelle delle regioni a
statuto speciale. Le scelta delle due caratteristiche su tre per
garantire il salvataggio alle amministrazioni provinciali che, a quel
punto, si troverebbero ad esercitare le loro funzioni anche sull'area
delle vicine cancellate, sembra rappresentare l'ultima mediazione
proposta, all'interno dell'Esecutivo, tra chi come il ministro per la Pa
e la Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, opta per una soluzione
normativa selettiva di riordino generale e chi, invece, vorrebbe
l'attuazione integrale (comunque da fare con una legge) dell'articolo 23
del decreto legge salva-Italia, che porterebbe alla trasformazione di
tutte le province in enti di secondo livello rispetto ai comuni del loro
territorio, peraltro prive di funzioni core.
L'opzione Patroni Griffi si integra con un intervento
attuativo della norma del 2010 (inapplicata) sulle unioni comunali
sollecitato dall'Anci, con il varo delle dieci città metropolitane
(Torino, Milano, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e
Reggio Calabria) accompagnato dalla contestuale soppressione delle
province interessate e con il ridisegno delle amministrazioni
periferiche dello Stato (prefetture, questure, eccetera). Questa
proposta avrebbe il vantaggio di offrire una soluzione preventiva agli
effetti dell'articolo 23 del primo decreto Monti, sulla cui
costituzionalità la Corte è stata chiamata a pronunciarsi.
Il suo limite è più che altro politico. Oltre ai dubbi sull'inserimento di una materia ordinamentale così delicata in un decreto legge, bisogna, infatti, fare i conti con le opposizioni scontate che la riforma incontrerebbe in Parlamento, dove tutti i partiti (tranne Idv e Udc) hanno presentato disegni di legge assai più soft. Senza dimenticare la "freddezza" più volte manifestata dal ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, sull'idea di razionalizzare tutti gli uffici periferici dello Stato.
Il suo limite è più che altro politico. Oltre ai dubbi sull'inserimento di una materia ordinamentale così delicata in un decreto legge, bisogna, infatti, fare i conti con le opposizioni scontate che la riforma incontrerebbe in Parlamento, dove tutti i partiti (tranne Idv e Udc) hanno presentato disegni di legge assai più soft. Senza dimenticare la "freddezza" più volte manifestata dal ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, sull'idea di razionalizzare tutti gli uffici periferici dello Stato.
Lo schema di articolato che verrà esaminato oggi in pre-consiglio, se
confermato nella sua interezza, avrebbe più di un punto di contatto con
la proposta di autoriforma avanzata dall'Upi nel febbraio scorso. E
capace, a detta dei suoi proponenti, di generare risparmi per 5
miliardi. Così suddivisi: 500 milioni dall'introduzione delle città
metropolitane e dalla riduzione delle province da 107 a 60; altri 500
milioni dal miglioramento dell'efficienza delle amministrazioni
provinciali; 2,5 miliardi dal riordino degli uffici periferici statali;
1,5 miliardi dall'abolizione di enti e agenzie strumentali.
Pre-consiglio a parte, un'idea più precisa sullo stato dell'arte e sulla presenza di eventuali divergenze all'interno dell'Esecutivo si potrà avere domani durante il primo dei due giorni dell'assemblea convocata dall'Upi a Roma. E che vedrà gli interventi dei due ministri più interessati alla "contesa" sulle province: Patroni Griffi e Cancellieri.
Pre-consiglio a parte, un'idea più precisa sullo stato dell'arte e sulla presenza di eventuali divergenze all'interno dell'Esecutivo si potrà avere domani durante il primo dei due giorni dell'assemblea convocata dall'Upi a Roma. E che vedrà gli interventi dei due ministri più interessati alla "contesa" sulle province: Patroni Griffi e Cancellieri.
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