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12 giugno 2012

La riforma procede a singhiozzo tra contraddizioni e ripensamenti

Componenti CISL: PUNZI-SCARZELLO-FEA-BESSONE-ROSSO

La riforma procede a singhiozzo tra contraddizioni e ripensamenti

Province eliminate? Macché, il cantiere è ancora aperto

È ancora un cantiere aperto la riforma delle province. L'articolo 23 del decreto «salva Italia», convertito in legge 214/2011, che ha previsto la sottrazione alle province di tutte le funzioni, salvo quelle imprecisate di coordinamento e indirizzo dei comuni, pare aver perso la forza propulsiva. Tanto che la Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale nella seduta dello scorso 29 maggio ha approvato un documento che invita il Parlamento a rivedere fortemente le scelte tradotte nella legge 214/2011.Il punto 7 del documento è molto chiaro: la commissione invita sostanzialmente ad abbandonare la fretta, consigliera del decreto 201/2011 per imboccare, invece, la strada di una riforma organica delle istituzioni di governo di area vasta.

La Commissione auspica che si affianchi aduna revisione del numero delle province, che dunque non dovrebbero essere soppresse e basta, la ridefinizione delle loro funzioni, sopprimendo però tutti gli enti strumentali cui siano state affidate funzioni e competenze esercitabili direttamente dalle province.Nella sostanza, la Commissione chiede di non far andare perduto il lavoro già svolto per l'individuazione dei fabbisogni standard, in attuazione della legge 42/2009 sul federalismo fiscale, che sempre la Commissione ritiene indispensabile attuare completamente, come strumento di aiuto alla revisione e riduzione della spesa.

Le province hanno già determinato i fabbisogni riguardanti, i servizi istituzionali e il mercato del lavoro, nonché gestione dell'istruzione superiore ed edilizia scolastica. Ma, proprio queste due ultime funzioni risultano cancellate dal novero di quelle spettanti alle province dal testo della Carta delle autonomie, attualmente all'esame del Parlamento.

Laddove il Parlamento dovesse abbandonare la strada segnata dalla legge 214/2011 e mantenere in capo alle province funzioni sovracomunali, oggettivamente appare inopportuno eliminare dalle funzioni provinciali proprio quelle delle scuole superiori. La rete dell'offerta formativa e i lavori di edilizia scolastica richiedono investimenti e programmi coordinati, che solo un ente di livello territoriale più ampio di quello comunale potrebbe garantire.

Lo dimostra, del resto, lo stato a dir poco degradato col quale le scuole superiori vennero passate, alla fine degli anni 90, alle province da parte dello Stato e dei comuni.In quanto al mercato del lavoro, risulta piuttosto chiaro come le funzioni di supporto alla ricerca di occupazione non sono adeguate ad i confini comunali, mentre l'estensione territoriale di una regione è troppo ampia per gli specifici mercati dei territori. Non è, del resto, un caso se il ministero del lavoro da sempre si era organizzato su base territoriale provinciale e mediante sezioni circoscrizionali sub provinciali, e che ancora oggi l'Inps ricalchi questa organizzazione.Per altro, stride col disegno di eliminare in capo alle province le funzioni relative al lavoro il disegno di legge-Fornero, il quale a più riprese menziona quali protagonisti dell'erogazione dei servizi essenziali per la ricerca del lavoro i «servizi competenti» ai sensi del dlgs 181/2000. Ma i servizi competenti, altri non sono se non i centri per l'impiego, operanti proprio come articolazioni delle province.

Pertanto, stando a quanto, sia pure indirettamente, prevede la riforma del mercato del lavoro, le funzioni riguardanti il mercato del lavoro resterebbero appannaggio delle province.Il documento sul federalismo fiscale approvato dalla Commissione dovrebbe essere l'occasione per fare un po' d'ordine e correggere scelte forse troppo frettolose.

È lo stesso documento a spiegare che una rimeditazione ponderata della riforma delle province è necessaria in relazione all'impatto «che il trasferimento delle funzioni e delle risorse oggi gestite dalle province avrà sui bilanci e sull'organizzazione di regioni e comuni». Ci si è, insomma, accorti che i costi di una riforma non ben congegnata potrebbero rivelarsi superiori ai suoi benefici.

Luigi Oliveri

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