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12 giugno 2012

Ora l'esecutivo rallenta la riforma sulle Province


Componenti CISL: BESSONE-PUNZI-SCARZELLO-ROSSO-FEA

Da LA STAMPA

"Camere con vista " di CARLO BERTINI

ORA L'ESECUTIVO

RALLENTA LA RIFORMA DELLE PROVINCE

Se le cose andranno avanti come negli ultimi sei mesi, la famosa abolizione delle Province continuerà ad essere una bandiera dei cultori dell'antipolitica. Martedì il riordino delle province sarà di nuovo all'esame della commissione Affari Costituzionali: che da luglio 2011 ad oggi, l'ha messa in calendario per ben 24 sedute, alcune di 10 minuti l'una; non riuscendo a sbloccare una riforma-tormentone che si trascina da anni. Rilanciata per di più dal decreto salva-Italia con cui il governo ha svuotato di poteri le Province, affidandone le competenze a Comuni e Regioni, cui verrebbe trasferito tutto il personale, disponendo lo stop alle elezioni di presidenti e consiglieri.

E' dal 2009 che si discute, su input di Udc e Idv, se abolirle del tutto, con Lega, Pdl e Pd sempre sulla difensiva. Ma dopo il "salva-Italia", da gennaio le cose cambiano: il governo impone un'accelerazione e a quel punto, prima nel Pdl e poi nel Pd passa la linea di razionalizzazione. Travasata nel testo unificato che si discute alla Camera: assottigliamento delle funzioni, definizione di soglie demografiche e territoriali sui 400 mila abitanti, che comporterebbe una riduzione di una quarantina di province su 108; stop all'elezione diretta e trasformazione dei consigli provinciali in organi rappresentativi dei comuni. Con un quarto punto, simbolicamente significativo: l'eliminazione della parola Province dagli articoli della costituzione in cui vengono equiparate a Regioni e Comuni.

Dopo una serie di rinvii e dilazioni ad opera dei vari gruppi, per uno strano paradosso però è il governo che comincia a rallentare il processo. Da quattro mesi la Commissione attende risposte sui punti chiave: se le Province debbano ancora figurare nella carta costituzionale e sulle soglie demografiche da fissare per far sopravvivere almeno le più grandi. Non è dato sapere se sia un gioco delle parti indotto da chi nei partiti vuole frenare la riforma, giocando sui dubbi dell'esecutivo. Perché in mancanza di risposte del governo, i partiti potrebbero marciare da soli, approvando il testo base che di fatto è già pronto: ma non è previsto che ciò avvenga neanche questa settimana. Quindi tutto slitterà ancora. Anche se il decreto già in vigore prevede che le province in scadenza vengano commissariate una ad una...

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