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27 giugno 2012

"Riforma province evitando doppioni"

componenti CISL: Bessone-Scarzello-Punzi-Fea-Rosso

da Italia Oggi

"Riforma province evitando doppioni"

Un modello alternativo di riforma delle province che eviti le duplicazioni di funzioni. È quello che ha lanciato ieri il ministro della funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, chiudendo a Roma la prima giornata dell'assemblea nazionale dell'Upi, l'Unione delle province italiane. Non un taglio netto, come prevedeva l'articolo 23 del primo decreto Monti, il cosiddetto Salva-Italia, ma una revisione di sistema, che coinvolga le autonomie locali e le ramificazioni periferiche dell'amministrazione centrale. Il progetto sarà uno dei pilastri del decreto legge sulla spending review, che è atteso al consiglio dei ministri di lunedì sera, preceduto da vertice a Palazzo Chigi con sindacati e poi regioni, comuni e province. «Con il ministro Giarda e Cancellieri stiamo elaborando un secondo modello di sistema che riguarderà sia l'amministrazione periferica che le autonomie», ha detto Patroni Griffi. L'obiettivo è di evitare, in una riforma organica, duplicazioni di funzioni tra province, città metropolitane, amministrazione periferica, comuni, unioni di comuni, enti e agenzie sparse sul territorio. E anche di non andare a uno scontro frontale con le stesse autonomie, «di cui abbiamo registrato le contrarietà», dirà Patroni Griffi. L'annuncio è stato accolto con favore dai presidenti delle province italiane presenti a Roma, che da tempo rivendicano un approccio non solo ragionieristico sul dossier dei risparmi sugli enti locali. «Il modello illustrato dal ministro è positivo, vedremo al tavolo di lunedì prossimo i dettagli, che sono altrettanto importanti: i criteri di accorpamento e le funzioni», commenta il presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione, che con un paragone calcistico liquida la partita governo-province con un pareggio: «Abbiamo incassato il goal dell'articolo 23, oggi abbiamo segnato noi». Il numero di -42 sembra quello «che più si avvicina alla realtà», ha detto il ministro commentando le ipotesi di taglio alle province. E ha poi indicato i tempi: «La riforma complessiva va fatta entro la legislatura», va avviata in blocco, ragiona il ministro, anche se poi sarà realizzata in tempi diversi. L'Upi ha ribadito che le province italiane sono quelle con minor incidenza sulla spesa pubblica: l'1,7% contro il 5,4% della Francia e il 4,2% della Germania. Il dossier presentato evidenzia che, per funzioni e costi, le province nostrane sarebbero in linea con quelle degli altri paesi europei e addirittura costerebbero meno. E poi Castiglione punta il dito contro gli sprechi delle regioni: «Non vorremmo ritrovarci con grandi province dotate di funzioni essenziali e regioni che mantengono ancora in vita oltre 4 mila enti strumentali, per non parlare di regioni che hanno meno abitanti di alcune province». E indica in consorzi e società partecipate il grasso da tagliare. La controriforma dell'Upi: città metropolitane, ridurre le province, lasciando al territorio il compito di decidere gli accorpamenti, eliminare enti e agenzie di stato, regioni e degli enti locali, «consentirebbe di risparmiare in un anno 5 miliardi di euro, contro i 60 milioni dell'iniziale progetto del governo di taglio alle province».

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