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26 novembre 2012

spostare tutto alle Regioni sarebbe costato di più

 

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Riforme: Patroni Griffi, avanti tutta. Basta con campanilismi

26 Novembre 2012 - 11:06

(ASCA) - Roma, 26 nov - ''Non si puo' abbassare la guardia appena l'onda emotiva degli scandali si attenua. Le riforme vanno fatte, senza non c'e' futuro''. Lo afferma il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi, in un'intervista al Messaggero sottolineando che ''certi campanilismi sono anacronistici''.

''Oggi - spiega il ministro in merito Province, - tra coloro che parlano di abolizione totale ci sono gli amministratori e i politici degli enti oggetto di riordino, che fino a ieri osteggiavano l'abolizione: un po' sospetto ? Della serie, muoia Sansone con tutti i filistei''.

''Tre ragioni - prosegue Patroni Griffi - ci hanno consigliato il riordino anziche' l'abolizione totale: la fattibilita' pratica, il modello europeo, la natura delle funzioni di area vasta che non sono comunali''.

Spostare tutto alle Regioni, sottolinea il ministro, ''sarebbe costato di piu''' poiche' ''il personale costa circa il 23% in piu' di quello provinciale''.
Il disegno di legge sulle Semplificazioni, conclude Patroni Griffi e' ''difficile trasformarlo in decreto'' invece ''credo che occorra trovare un accordo con i gruppi per apportare solo le modifiche indispensabili e approvarlo cosi' com'e', senza la pretesa di introdurre altre norme, magari con la corsia preferenziale della sede deliberante in commissione''.

Seconda proposta di convocazione assemblea dipendenti

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

 Alla luce della precedente infruttuosa richiesta di convocazione di un'assemblea dei dipendenti, considerato anche il previsto programmato incontro  con la Presidente o sua delegazione previsto per martedì 04/12 alle ore 12:30,


    Si ripropone nuovamente l'organizzazione di un'assemblea dei dipendenti (da programmarsi nella settimana tra il 10 ed il 14 dicembre).
    L'ordine del giorno proposto, suscettibile di modifiche e da completare liberamente potrebbe essere il seguente:


- Situazione riordino province;
- Esito incontro sindacale con la presidente del 04/11/2012;
- Situazione finanziaria dell'ente e ripercussioni sulla gestione del personale;
- Situazione ricorso lavaggio tute cantonieri;
- D.L. 182 del 29/10/2012 disposizione su fine servizio dipendenti (trattenute 2,5%);
- Fondo Perseo (pensione integrativa).
- Varie ed eventuali

Provincia di ALessandria, i timori sul futuro dei dipendenti, molti dei quali rischiano il posto

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

Mentre presso la nostra Provincia ancora non è stata fissata la data dell'assemblea dei dipendenti, ecco cosa accade nella vicina Provincia di Alessandria.

Link diretto all'articolo edito da lastampa.it in data 19 novembre 2012


Due ore di riunione fra la rappresentanza sindacale unitaria e i lavoratori: si profilano centinaia di esuberi con le difficoltà di ricollocare il personale nei Comuni.

Assemblea dei dipendenti della Provincia stamattina  nella sala del Consiglio della Provincia: riunione affollatissima dalla quale è emersa la preoccupazione per il futuro dei lavoratori.

All'orizzonte ci sono centinaia di esuberi: comprendendo Alessandria e Asti, fra i 210 e i 280. Quanti è difficile stabilirlo anche perché il governo non ha ancora fissato quali saranno le funzioni delle nuove Province. Il Sole 24 ore ha parlato anche di 730 unità di personale, considerando il futuro accorpamento con Asti.

L'assemblea ha votato alla fine un documento praticamente all'unanimità ( solo tre astenuti) nel quale si chiede che per esempio la Provincia rimanga un ente di primo grado, la salvaguardia dei posti di lavoro di dipendenti diretti e dei precari. Sarà consegnato ai  parlamentari, in primis quelli della Provincia, con i quali è in  previsioen un incontro lunedì 26 novembre

Richieste sulle quali si tenterà di coinvolgere anche le altre province piemontesi per portare queste istanze a Roma con qualche possibilità di successo.

Maggiori dettagli sul giornale in edicola e in allegato il documento che Rsu e dipendenti intendono consegnare ai parlamentari e alla comissione affari costituzionali. 

Documento prodotto dall'assemblea dei dipendenti della Provincia di Alessandria

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

19 novembre - assemblea dipendenti Provincia di Alessandria

Pubblichiamo il documento approvato dalla


ASSEMBLEA DEI LAVORATORI
DELLA
PROVINCIA DI ALESSANDRIA


Il riordino delle Province, così come formulato dal Governo, porterà inevitabilmente ad avere una ricaduta occupazionale insostenibile per l‘economia di un territorio che si fonda in misura importante su terziario e  servizi.

Tutto ciò, accompagnato alla critica situazione finanziaria del Comune capoluogo, porterà per i cittadini, una drastica riduzione di servizi con un grave impatto economico – sociale: si pensi alla viabilità, alle scuole, ai trasporti, al lavoro, all’agricoltura solo per citarne alcuni.

A questo bisogna aggiungere anche l’incertezza dell’attribuzione delle funzioni finora svolte dalla Provincia.

I tagli al bilancio e ai trasferimenti alle Province vanificheranno gli investimenti fatti dagli Enti sul territorio, investimenti altresì attivati anche con finanziamenti europei, con conseguente spreco di risorse pubbliche.

Questo avrà un impatto negativo anche sul tessuto delle piccole - medie imprese che sopravvivono grazie all’indotto attivato dai servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione.

L’Assemblea dei lavoratori della Provincia di Alessandria chiede ai propri parlamentari, visto il legame con il territorio e la passione infusa nell’attività politica, che si facciano carico di chiedere al Governo:

1) che vengano mantenute le funzioni finora attribuite e che possono essere svolte solo dalle Province;

2) la salvaguardia dei posti di lavoro e che si faccia un passo indietro  su questo taglio lineare sull’occupazione, anche attivando l’apertura di tavoli di confronto;

3) la salvaguardia dei lavoratori precari della Provincia di Alessandria, grazie ai quali vengono portate avanti funzioni essenziali dell’Ente, evitando la soluzione anticipata dei loro rapporti di lavoro e la conseguente ricaduta sui servizi resi;

4) il mantenimento delle Province come enti di primo livello, così come previsto dalla Costituzione Italiana.


Alessandria, il 19 novembre 2012

In 86 Province quadratura impossibile

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

link diretto all'articolo edito dal sole24ore.it 


Con l'assestamento del bilancio del 2012 le Province devono fare i conti con la riduzione di 500 milioni del fondo sperimentale di riequilibrio e dei trasferimenti erariali.
Il taglio, operato sulla base dei consumi intermedi desunti dai dati Siope 2011, ammonta al 13,20% dell'importo della spesa pagata per beni, servizi e affitti (Dm Interno del 25 ottobre 2012). Le riduzioni che non trovano capienza nel fondo sperimentale di riequilibrio o nei trasferimenti erariali saranno recuperate dall'agenzia delle Entrate a valere sui versamenti dell'imposta Rc Auto.
La preoccupazione delle Province in questa fase, prima che sul riordino e sul relativo decreto legge 188/2012 che si appresta a incontrare forti ostacoli nella sua navigazione parlamentare, è concentrata sulle difficoltà della gestione finanziaria derivanti proprio da questi tagli delle risorse dallo Stato.
Tagli che per il 2013 comporteranno maggiori sacrifici, poiché saliranno a 1,2 miliardi. Proprio per condividere i problemi che deriveranno inevitabilmente da questi tagli e per analizzare gli effetti sui bilanci delle province, la scorsa settimana si è tenuto un apposito incontro fra Upi e Corte dei conti.
Secondo le stime dell'associazione, nel 2013 soltanto 21 province saranno in grado di garantire gli equilibri di bilancio.
Sul fronte delle notizie positive per il 2012 c'è soltanto l'assegnazione del contributo di 100 milioni destinato alla riduzione del debito, che non è conteggiato fra le entrate valide ai fini del patto di stabilità interno.
Intanto lo scorso 20 novembre è stata avviata l'ultima fase di rilevazione dei dati necessari alla determinazione dei fabbisogni standard relativi alle funzioni fondamentali in materia di trasporti e tutela ambientale e dei servizi di polizia provinciale. Le province avranno a disposizione 60 giorni di tempo per rispondere ai tre nuovi questionari.

25 novembre 2012

Patroni Griffi: non licenzio nessuno

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Patroni Griffi: non licenzio nessuno

Spunta l'ipotesi di prepensionamenti per assorbire gli esuberi

di Alessandra Ricciardi
 
Come un mantra, ripete che lui non licenzia nessuno. Lo ha detto ai sindacati, lo ribadisce ai giornalisti: «I tagli agli organici dello stato non diventeranno licenziamenti. Anzi non parlate di esuberi, ma di eccedenze», predicava ieri il ministro della funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, a poche ore dal vertice con i sindacati nel quale aveva annunciato quanti sono i travet di troppo a seguito della Spending review, che ha imposto un taglio del 10%: su 50 amministrazioni scrutinate, tra ministeri, enti di ricerca ed enti pubblici non economici, pari a 94.200 lavoratori in servizio, le «eccedenze» sono 4.028 dipendenti e 487 i dirigenti.
Meno del 5% , grazie alle vacanze in organico di alcune amministrazioni che hanno compensato gli eccessi di altre. Saranno circa 390 i milioni di euro di risparmio a regime, «con tagli indolori», precisava Patroni Griffi. La platea degli esuberi è comunque destinata a crescere, visto che nelle 64 pagine di conteggio di Palazzo Vidoni risulta presente la situazione dell'ente Fiume Po (un esubero) ma non quella dell'Inps, che di esuberi ne ha 4 mila. Così come mancano all'appello gli enti parco e le agenzie fiscali, le Forze armate e l'Interno. Ma si è lontani dagli 11 mila tagli stimati dalla legge di Spending review. Quanti degli esuberi poi saranno trasferiti presso altre amministrazioni e, nel caso in cui questo non dovesse bastare, saranno messi in mobilità per due anni e poi licenziati? Al ministero della funzione pubblica sembrano convinti che il problema esuberi possa essere risolto grazie alla leva dei pensionamenti: la legge consente infatti di scontare le eccedenze con le uscite previdenziali. E visto che la riforma di Elsa Fornero ha irrigidito i requisiti, per le amministrazioni che hanno esuberi si potrà ricorrere al ripristino delle regole prefornero: 40 anni di contributi oppure 65 anni di età e si può andare in pensione. Insomma, una via privilegiata per i prepensionamenti che, una volta aperta, potrebbe essere percorsa da molti più lavoratori di quelli necessari a mettersi in pari con i tagli della Spending review. La Funzione pubblica è alle prese con i conteggi sulla scorta delle classi di età insieme al ministero dell'economia. L'operazione dovrà essere chiusa entro fine dicembre, dal primo gennaio prossimo devono entrare in vigore le nuove piante organiche. E poi c'è l'incognita dell'Inps. Mentre per l'Inail c'è la chiara indicazione di 650 lavoratori da tagliare, l'istituto previdenziale di pubblici e privati è assente. I dati, vista la fusione con l'Inpdap, richiedono un po' più di tempo per essere elaborati, è la spiegazione ufficiale. Al senato il direttore generale dell'istituto previdenziale, Mauro Nori, aveva confermato le voci che volevano che gli esuberi fossero 4 mila, stime poi negate dal presidente dell'ente, Antonio Mastrapasqua, che sta tentando di ottenere dal governo una sorta di deroga nell'ambito del disegno di legge di Stabilità. Operazione non facile, visto che subito protesterebbero gli altri enti che invece i tagli devono farli. L'escamotage per addolcire la pillola però c'è già: far scontare al super Inps, in attesa che completi la riorganizzazione con l'Inpdap, solo un taglio, quello previsto dalla legge del 2011 e non anche quello dovuto con l'ultima Spending review. In questo modo gli esuberi potrebbero dimezzarsi, arrivare a 2 mila. I sindacati sull'intera operazione restano per ora prudenti. Per il segretario confederale della Cgil, Nicola Nicolosi, «l'azione prodotta dal governo è di budget dell'isteria. La pubblica amministrazione va considerata un investimento e non funziona quest'ansia che si è prodotta in giro per il paese». Contesta il metodo seguito la Uil di Luigi Angeletti: «In nessuna parte del mondo accade che il ministro stabilisca quanti, come e perché e poi discute col sindacato su come gestire gli esuberi». La Cisl sollecita l'apertura del tavolo di confronto per delineare i dettagli della gestione degli esuberi, da definire, precisa Giovanni Faverin, segretario Cisl-fp, «prima della presentazione dei decreti attuativi al consiglio dei ministri».

 

Province: Patroni Griffi, impegno a dimezzarle. Parlamento decidera'


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Province: Patroni Griffi, impegno a dimezzarle. Parlamento decidera'

 (ASCA) - ''Sicuramente sarebbe stato piu' facile abolire del tutto le Province con una legge costituzionale avendo avuto a disposizione un'intera legislatura. Forse sarebbe stato un po' piu' complicato decidere a chi attribuire i compiti delle Province senza far lievitare i costi: ed e' questo che interessa ai cittadini''.

Lo afferma, in una nota, il Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, Filippo Patroni Griffi sottolineando che ''forse per questo i disegni di legge fermi in questi anni alla Camera e al Senato precedevano il riordino e non l'abolizione delle Province. Non sono in grado di dire se il decreto verra' convertito ma in un sistema democratico e' fondamentale la distinzione dei ruoli: il Governo si e' assunto la responsabilita' del dimezzamento delle Province dando tra l'altro attuazione alla legge di spending approvata dal Parlamento''.

Ora - aggiunge il ministro - ''saranno i partiti rappresentati in Parlamento a decidere se ridurre le Province o lasciare tutto com'e', magari ancora una volta per abolirle del tutto.....

PROVINCE: PATRONI GRIFFI A RENZI, RIORDINO NON 'BARZELLETTA'


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PROVINCE: PATRONI GRIFFI A RENZI, RIORDINO NON 'BARZELLETTA' E per il Ministro no a commistioni di politica e amministrazione
"Non mi interessa stare dietro a slogan e propaganda. Il riordino delle Province è una riforma ordinamentale e strutturale che ha un momento centrale nella legge di spending review e non in una "barzelletta", approvata dal Parlamento nel luglio scorso, di cui il decreto in corso di conversione è attuazione". E' quanto scrive il ministro della P.a. Filippo Patroni Griffi in una nota nella quale risponde alle affermazioni fatte da Matteo Renzi che aveva definito poco più di una barzelletta la riforma "Pertanto - si legge - terrei questa riforma fuori dalle contingenze del dibattito delle primarie e dalle pur comprensibili esigenze annesse. Certo, sarebbe stato utile ricevere il contributo intellettuale del Sindaco della città metropolitana di Firenze a uno dei numerosi tavoli dove si è studiata la riforma. Quanto alla lotta alla burocrazia, ho avuto modo di sentire da lui auspicare un ritorno a una commistione tra politica e amministrazione. Ne prendo atto ma non condivido. E fortunatamente neanche la Corte Costituzionale".

Riordino Province. Saitta (UPI): “Processo rischia di arenarsi”


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Riordino Province. Saitta (UPI): “Processo rischia di arenarsi”

"A questo punto è forte il rischio che il processo di riordino delle Province rimanga sospeso, in mezzo a un guado istituzionale che per noi sarebbe paralizzante, soprattutto per l'espletamento delle funzioni".

Lo spiega all'Ansa il presidente dell'Upi Antonio Saitta, che ammette come a questo punto lo scenario prossimo venturo degli Enti "terrebbe conto delle incertezze ancora presenti sulla spending review e sul decreto Salva Italia, sul quale vengono chiesti decreti attuativi che ancora non fanno chiarezza sulle funzioni", anche perché "nessuno tra le Regioni pensa di volersi occupare anche delle nostre competenze".

Se questi timori dovessero tramutarsi realtà "le Province - spiega Saitta - vedrebbero di colpo bloccata la propria operatività, per lo più con i bilanci congelati". Il governo in questi mesi, aggiunge il presidente dell'Upi, "non si è limitato purtroppo a varare un decreto di riordino, limitandosi al quale tutto sarebbe andato bene. No, in molti modi ha invece infiammato i localismi e fatto arrabbiare le giunte. E invece non sarebbe stato difficile fare una simulazione di quei 6-7 problemi che inevitabilmente sarebbero emersi e porvi mano per tempo, facendo molta attenzione a non fare eccezioni sui criteri.

E' poi chiaro - prosegue il presidente dell'Upi - che le deroghe hanno aperto nuovi scenari, soprattutto tra i parlamentari". A questo punto, racconta il presidente dell'Upi, il timore è che ai parlamentari "stiano più a cuore le problematiche legate ai territori, e quindi ai collegi elettorali, che le funzioni delle Province. Ma questo lo capiremo martedì, anche se mi piace ricordare che per noi il processo di riordino è importante e vogliamo che sia approvato, pur con i cambiamenti che abbiamo sollecitato.

Le incertezze, avverte Saitta, sono ancora tante, e tra queste torna a segnalare quelle relative ai centri per l'impiego, dove operano circa 8 mila persone. Saitta parla anche dell'incontro con il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino: "mi è sembrato molto preoccupato del quadro che abbiamo esposto, soprattutto per i gravi effetti sulle strutture finanziarie nel caso in cui le Province dovessero andare in dissesto.

Le Province - spiega il presidente dell'Upi - sono tra l'altro molto importanti per gli equilibri nelle Fondazioni bancarie e gli accorpamenti hanno già avviato la revisione dei loro statuti, tra l'altro in attesa del varo ad aprile delle nuove fondazioni".

Sul fronte istituzionale le Province non hanno ancora avuto risposte in tema di spending review e legge di Stabilità, ma, annuncia il presidente dell'Upi, mercoledì dovrebbe tenersi un incontro l'esecutivo. Proprio su questi due fronti, spiega Saiita, "a breve insieme all'Anci dovremmo riuscire a mettere a punto un progetto coordinato con delle proposte precise".

 

Riordino Province - Iannarilli in audizione al Senato


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Riordino Province - Iannarilli in audizione al Senato
 
Roma - Le province di Frosinone e Latina non si arrendono e proseguono la battaglia contro l'accorpamento previsto dal Riordino approvato dal Governo Monti. Per questa ragione il presidente della Provincia di Frosinone, Antonello Iannarilli, sarà in audizione all'Ufficio di Presidenza della Commissione affari costituzionali del Senato.L'appuntamento e' fissato per giovedi' prossimo.  

'Ho chiesto, insieme al presidente della Provincia di Latina – afferma Iannarilli –, di essere sentito dalla presidenza della Commissione per poter esprimere la mia posizione in merito agli effetti del decreto prima della sua conversione in legge. Come è ormai arcinoto sono molti i punti di questo provvedimento per i quali non riusciamo a trovare una reale utilità e, anzi, che giudichiamo profondamente dannosi. I criteri ragionieristici che hanno portato alla definizione di una Provincia che puo' continuare a esistere, mi sono apparsi immediatamente iniqui e fuorvianti. Si pensi che la Provincia di Frosinone e quella di Latina, sostanzialmente equipollenti in quanto a numero di abitanti, vedono soccombere quella pontina per pochi chilometri quadrati di estensione'.Secondo il presidente della Provincia di Frosinone, che e' anche deputato del Pdl, ' per effetto dello stesso decreto, la Provincia che invece mantiene tutti i diritti di esistenza perderebbe il capoluogo in favore di quella soccombente con gravissimo danno economico e notevoli disagi per la cittadinanza'. Iannarrilli parla di 'enorme errore' del governo. Esporro' ufficialmente e dettagliatamente - conclude - la nostra posizione nella convinzione che tale iniziativa contribuisca fattivamente a evitare un enorme errore che il governo Monti sta commettendo'.

Tagli ai bilanci: l'Upi incontra la Corte dei Conti


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Tagli ai bilanci: l'Upi incontra la Corte dei Conti

Saitta e Vaccarezza: "Nel 2013 il riordino si fara' tra Province in dissesto".

Su 74 Province monitorate dall'Upi, solo 21 dichiarano di potere garantire equilibri di bilancio per il 2013, prefigurando un disavanzo di quasi 300 milioni di euro. Quanto al patto di stabilità, sono solo 10 le Province che già oggi possono affermare con certezza di poter garantire gli obiettivi di patto di stabilità interno. In questo caso lo sforamento stimato nelle 64 province è di 690 milioni di euro.

Questi i dati presentati oggi dal Presidente dell'Upi, Antonio Saitta, e dal Vice Presidente dell'Upi, Angelo Vaccarezza, ricevuti oggi dal Presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino. "Quando diciamo che non siamo in grado di sostenere il taglio di 1,2 miliardi di euro per il 2013 non facciamo facile allarmismo - sottolinea il Presidente dell'Upi, Antonio Saitta. "I dati raccolti nel monitoraggio - aggiunge - dimostrano con chiarezza che le nostre richieste sono fondate. E che, se non cambiano i numeri, ci apprestiamo ad avviare il riordino delle Province con bilanci al dissesto".

"Non abbiamo risorse per finanziare le nostre funzioni - ha ribadito ai giudici contabili il Vice Presidente Vaccarezza - e non siamo più in grado di assicurare servizi alle comunita'. Paradossalmente poi - ha aggiunto - i criteri adottati per attuare il taglio vanno a incidere con maggiore crudezza su quelle Province che hanno fatto un'operazione delle spese del personale o che non hanno affidato all'esterno servizi".

"I tagli - ha detto Saitta - devono essere dimezzati, perche' cosi non siamo in grado di sostenerli. Se non si faranno modifiche alla Legge di Stabilita' lo sforamento del patto delle Province avra' un impatto disastroso sull'intero complesso della finanza pubblica".

Riforma delle Province: gli appuntamenti della settimana entrante

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

Questo il calendario degli incontri previsti:

  • Lunedì 26 novembre 2012: H. 15.00 seduta I Commissione Affari costituzionali del Senato della Repubblica
  • Giovedì 29 novembre 2012: audizione U.P.I., A.N.C.I. e Conferenza delle Regioni in I Commissione Affari costituzionali del Senato della Repubblica
  • Lunedì 3 dicembre 2012: termine ultimo per la presentazione degli emendamenti al D.L n. 188/2012

Per semplificazioni, Province e titolo V rischio binario morto

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

articolo tratto dal sole24ore - link diretto all'articolo

 Venti riforme in bilico in meno di trenta giorni di lavori effettivi. Con due desaparecidos eccellenti: le semplificazioni bis di cui non c'è traccia e il titolo V della Costituzione riveduto e corretto fermo su un binario morto. Ma anche i decreti sul taglio delle Province e sullo sviluppo da considerare a rischio. E la delega fiscale che non solo sul capitolo delle Agenzie è destinata a innescare un conflitto aperto col Governo e che per questo, dopo la fiducia attesa martedì al Senato, potrebbe incagliarsi in terza lettura alla Camera. Gli ultimi fuochi di fine legislatura si annunciano incandescenti. Col Governo tanto più impegnato a gestire un traffico parlamentare da ora di punta in centro storico: l'ingorgo di tutti i sei decreti legge in vigore al Senato, sommati alla partita doppia e decisiva della riforma elettorale, tanto più nel pieno della sessione di bilancio che si apre in questi giorni a palazzo Madama, rischia di fare vittime eccellenti tra le leggi in cantiere. Soprattutto di quelle su cui il Governo dei professori gioca le sue ultime carte.
La prima tappa del percorso a ostacoli cui vanno incontro Camera e Senato fin dalla prossima settimana sarà alla vigilia di Natale. Da lunedì – dopo che conosceremo l'esito delle primarie del Pd – ad allora, le Camere lavoreranno nella più ottimistica delle ipotesi 21 giorni. Che diventeranno al massimo 30 se il Parlamento, secondo le ipotesi più gettonate, dovesse rompere le righe il 18 gennaio. A decidere le sorti delle leggi in sospeso, è chiaro, sarà la politica, capace di accelerare o frenare qualsiasi misura. Ma il labirinto dei calendari renderà tutto molto complicato, a partire dalle sorti della riforma elettorale alla quale sono legati a doppia mandata i destini delle riforme in cantiere.
A cominciare dalla legge di stabilità. Che sicuramente arriverà in porto, ma che sarà obbligata a fare una navetta all'indietro verso Montecitorio prima di Natale anche per gli appetiti pre elettorali che al Senato non mancheranno.
La prossima settimana a Palazzo Madama (v. altro articolo a pag. 3) sarà di fuoco: diffamazione, delega fiscale, riforma elettorale. A farcela. Proprio mentre dalle commissioni dovranno arrivare i decreti legge su costi della politica ormai in scadenza e su sviluppo e riordino delle Province, entrambi da trasmettere alla Camera a un passo dalla decadenza. Agganciati al treno dei decreti, anche quelli su Tfr per gli statali, stretto di Messina e tributi e contributi nelle zone terremotate. In questo cantiere a cielo aperto, sarà inevitabile per il Governo ricorrere a massicce dosi di voti di fiducia: in meno di un anno di Governo di Mario Monti siamo già arrivati a quota 46, a fine legislatura se ne ipotizzano almeno 60.
Riuscire a far combaciare tutte le tessere di questo delicato puzzle, sarà un'impresa. Col risultato di mettere a repentaglio anche le altre riforme che spingono da tempo. A cominciare dalla riforma dell'avvocatura e dalle due leggi Comunitarie entrambe ferme al Senato.
Inevitabilmente il Governo dovrà abbandonare sul campo più di qualche promessa. Le semplificazioni bis non sono ancora sbarcate in Parlamento, anche se tra le ipotesi c'è quella di trasformarla in un decreto per il quale mancano però margini e tempi parlamentari. Nessuna speranza per il Ddl (costituzionale) per un federalismo meno federalista, che in questa legislatura non diventerà mai legge.
Intanto a fine anno Monti potrebbe mettere mano al classico "milleproroghe", anche se meno gonfio, che potrebbe essere affiancato da un provvedimento ad hoc in risposta a Bruxelles sul nodo delle infrazioni Ue. Le Camere se ne potranno occupare anche dopo lo scioglimento, nel pieno della campagna elettorale. Quando la tentazione di aggiungere vagoncini clientelari al treno in corsa di un decreto, fa gola a tanti.

Il riordino delle Province in un vicolo cieco

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

articolo tratto da italiaoggi del 23 novembre 2012

Il riordino delle Province rischia di incunearsi in un labirinto senza uscita se il dl 188/21012 non verrà convertito in tempi brevissimi....

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24 novembre 2012

Miracolo! Resuscitano le province


NEWS DA BESSONE-SCARZELLO-PUNZI-FEA-ROSSO

 
Il decreto che ne eliminava un terzo è fermo al Senato e non c'è verso di smuoverlo

Miracolo! Resuscitano le province


Gli interessi locali colpiti nel campanile si stanno organizzando
di Cesare Maffi

Al mondo politico il riordino delle province proprio non va giù. Non lo tollerano, e questo è ovvio, gli amministratori locali: è comprensibile, e si capiscono pure le pressioni esercitate sui parlamentari affinché intervengano sul decreto-legge fermo alla commissione Affari co-stituzionali di palazzo Madama.
Non lo gradiscono, però, nemmeno gli elettori, per tali intendendo quelli residenti in province destinate a perdere il rango di capoluogo e a finire col dipendere da altri centri, con i quali sussistono talora rivalità secolari (il caso che si cita sempre è quello di Pisa e Livorno). E questi elettori premono perché la propria provincia rimanga in vita col capoluogo. Degli organi e degli uffici provinciali, in fondo, ai cittadini poco importa: conta, invece, il pennacchio del capoluogo e della relativa provincia. Organi e uffici, viceversa, premono a politici e amministratori.
Ecco perché la conversione in legge del decreto-legge n. 188 stenta a muoversi. Poiché la pubblicazione in Gazzetta risale al 6 novembre, bisognerebbe che il Senato presieduto da Renato Schifani procedesse a una sollecita conversione delle norme, da passare alla Camera per la definitiva approvazione prima delle ferie natalizie (cfr. “Il riordino delle province è in un vicolo cieco”, su ItaliaOggi di ieri). Invece, finora la commissione si è dilettata addirittura con una questione pregiudiziale (la cui approvazione avrebbe significato il crollo dell'intera riforma), salvo ritornare sui propri passi e fissare il termine per gli emendamenti a lunedì 3 dicembre. I tempi sono all'osso.
Nella generale confusione che investe il decreto sembra di capire (ma le sorprese sono possibili, anzi quasi certe) che non poche disposizioni saranno riscritte, con scarsa soddisfazione del ministro Filippo Patroni Griffi, cui compete seguire il detestato provvedimento. Dovrebbe sparire la soppressione delle giunte provinciali, prevista per il prossimo 1° gennaio, e ovviamente dovrebbe venir meno la contestuale sostituzione degli assessori con tre consiglieri. Dovrebbero essere riviste diverse disposizioni sulle città metropolitane. Anche alcune date indicate nel decreto potrebbero slittare.
Non piacciono, inoltre, il divieto d'istituire sedi decentrate delle amministrazioni provinciali e la fissazione di un solo capoluogo. È in atto il tentativo, che servirebbe a placare sia i dipendenti destinati a trasferirsi dal capoluogo soppresso al ca-poluogo della provincia accorpante, sia i cittadini privati del rango di capoluogo, di ammettere la sussistenza di più capoluoghi e la possibilità di sedi decentrate, che maschererebbero non già la dislocazione di qualche ufficio, bensì la permanenza della maggior parte delle strutture esistenti nei capoluoghi destinati a venir meno col decreto, ma tenuti in vita mercé la conversione in legge. Non è nemmeno escluso che i senatori riescano a far passare la sopravvivenza di province che il governo ha inteso unire ad altre, a mutare qualche denominazione, a riscrivere qualche accorpamento.
Certo, se dovesse prevalere il taciuto desiderio ultimo, comune un po' a tutti i parlamentari, di questo provvedimento non resterebbe in piedi un solo comma. Proprio per questo il governo dovrà cedere, verosimilmente su non pochi punti. Dal canto loro i parlamentari sanno di non potere sfidare per l'ennesima volta l'antipolitica, cassando la risistemazione di enti la cui popolarità non è proprio estesa, al punto che se ne vorrebbe la soppressione pura e semplice.

Riordino Province, il senatore Di Stefano: «ognuno si assuma proprie responsabilità»


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DISORDINE SUL RIORDINO

Riordino Province, il senatore Di Stefano: «ognuno si assuma proprie responsabilità»

Il senatore annuncia già che in caso di fiducia voterà no

 
ABRUZZO. «A qualche settimana dal voto in Senato è bene chiarire come stanno i fatti e che ognuno si assuma le proprie responsabilità».
 
Il senatore PdL Fabrizio Di Stefano questa mattina ha incontrato i giornalisti a distanza di qualche giorno dalla discussione nella Commissione Affari Costituzionali del Senato sulla pregiudiziale di incostituzionalità presentata proprio dal suo partito e poi ritirata.
Dopo l’approvazione del decreto sul riordino delle Province Di Stefano lo aveva annunciato: «la partita ce la giocheremo in Parlamento». Lui, insieme ad altri senatori, aveva chiesto di aspettare l’esito dei ricorsi inoltrati prima di esprimersi sul riordino. Poi qualche giorno fa è stata presentata la pregiudiziale e in caso di approvazione l'intero Decreto Legge sarebbe dovuto ritornare in sede governativa per essere di conseguenza totalmente rivisto.
«In Commissione il presidente Vizzini si è pronunciato contro ed ha dichiarato che a prescindere dall'eventuale voto avrebbe continuato nella valutazione del provvedimento», ha spiegato il senatore, «in quanto solo l'approvazione della Pregiudiziale da parte dell'Aula ne dispone il decadimento, mentre in Commissione è facoltà del Presidente scegliere».
Successivamente il capogruppo del Pd, il senatore Bianco, ha annunciato ai colleghi che il suo gruppo avrebbe votato all'unanimità contro la pregiudiziale del Pdl.
«A questo punto», ha spiegato il senatore azzurro, «abbiamo deciso di chiedere lo spostamento della votazione direttamente all'Aula, facendo comprendere al Governo che l'iter del Decreto non avrà seguito facile».
Di Stefano ha annunciato di aver predisposto già una serie di emendamenti correttivi al Decreto, la cui scadenza di presentazione è stata fissata per il 3 dicembre. Se non dovesse essere modificato «ripresenterò gli stessi emendamenti in Aula», ha detto, «la quale comunque sarà chiamata a pronunciarsi anche sulla pregiudiziale di costituzionalità da noi sottoscritta».
La presidente del gruppo del Pd, Anna Finocchiaro, si è dichiarata favorevole a difendere le posizioni della città di Chieti e Crotone, il segretario del Pd Bersani, ha dichiarato che il decreto è da cambiare in maniera sostanziale. «Ci attendiamo perciò da questi un comportamento consequenziale», ha continuato Di Stefano. «Al di là di ciò, sono comunque già 54 i Senatori del PDL che si sono dichiarati disponibili a sostenere con noi questa posizione».
«Auspichiamo che il Governo si dimostri disponibile a riconsiderare il tutto», ha detto ancora il senatore chietino, «ma se ciò non dovesse accadere e dovesse addirittura porre la questione di fiducia sull'argomento, ho già pubblicamente annunciato il mio voto contrario e come il mio quello di tanti altri Senatori del PdL».

23 novembre 2012

Province, altolà dalle Regioni

 

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 Province, altolà dalle Regioni

Napoli 12:36 | 23/11/2012
NAPOLI - Secca bocciatura da parte delle Regioni al decreto sul riordino e l'accorpamento delle Province. Una riforma che crea una situazione di «incertezza, confusione, rischio ingovernabilità di processi legati al personale, alle competenze e alle risorse». Lo dice il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani nel corso della Conferenza Unificata. I governatori dunque danno un parere «negativo» sul provvedimento che è in discussione in questi giorni al Senato. Le Regioni, dice Errano, non sono contrarie alla riforma, ma il testo va modificato.

A bocciare il testo ci pensa anche il candidato alle primarie di centrosinistra, Matteo Renzi, che definisce “una barzelletta”, il riordino delle Province. Una attacco a cui il Ministro Filippo Patroni Griffi replica: «Non mi interessa stare dietro a slogan e propaganda. Il riordino delle Province è una riforma ordinamentale e strutturale che ha un momento centrale nella legge di spending review e non in una ‘barzelletta’, approvata dal Parlamento nel luglio scorso, di cui il decreto in corso di conversione è attuazione. Pertanto terrei questa riforma fuori dalle contingenze del dibattito delle primarie e dalle pur comprensibili esigenze annesse».

Poi lo stesso ministro su Twitter parla delle possibili modifiche visto che il governo ha dato disponibilità a discutere senza però toccare l'impianto di riordino delle province. «Siamo arrivati a richieste di deroga incredibili», dice. Roba del «tipo: deroga per le città che hanno torri pendenti!». I «criteri non li abbiamo inventati noi ma erano nei disegni di legge in parlamento».
Insomma dalle sue parole pare di capire che i margini per ritoccare gli accorpamenti sono molto stretti se non inesistenti.
Ma dice di più. Se il decreto sul riordino delle Province non verrà convertito in legge resterà in «vigore il “Salva Italia” sulle funzioni».

Intanto una delegazione dell’Upi, composta dal Presidente Antonio Saitta, dal Vice Presidente Angelo Vaccarezza e dalla Presidente della Provincia di Padova Barbara Degani è stata ricevuta ieri dai capigruppo del Senato Angela Finocchiaro (Pd), Maurizio Gasparri (Pdl), Felice Belisario (Idv).
«Sono stati incontri molto soddisfacenti – dichiara il Presidente dell’Upi Antonio Saitta – anche perché a riceverci insieme ai capigruppo abbiamo trovato numerosi senatori. Una occasione importante, quindi, per spiegare a tutti il nostro allarme sui pesanti tagli ai bilanci imposti alle Province dalle manovre economiche e le ripercussioni che queste avranno sia sui servizi ai cittadini che sul processo di riordino delle Province.

I Capigruppo e i senatori ci hanno assicurato di avere compreso che l’allarme che abbiamo lanciato sulla possibilità che le Province non abbiano più nemmeno le risorse per pagare le bollette dei riscaldamenti delle scuole non è stato strumentale e non ha nulla a che fare con l’accorpamento previsto dal riordino. E hanno convenuto con noi che le nostre sono proteste reali, di amministratori che vedono messa a duro rischio la possibilità di assicurare il mantenimento di un livello adeguato e dignitoso dei servizi ai cittadini.
Massima attenzione anche alle nostre proposte di modifica sul decreto legge di riordino delle Province – prosegue Saitta – in particolare sulla nostra richiesta di portare gli organi eletti a scadenza naturale, di cancellare la norma che taglia le giunte a partire dal gennaio 2013, di fare chiarezza sulle funzioni delle Province e di prevedere l’elezione diretta dei nuovi organi.
Nei prossimi giorni – conclude il Presidente dell’Upi – manterremo vivo il dialogo con il Senato per proseguire il confronto su questi temi e continuare a portare il nostro contributo di coerenza e concretezza».

Sul riordino interviene Francesco Pionati, Segretario Nazionale dell'Alleanza di Centro dicendosi ottimista: «Catricalà e Patroni Griffi vanno ringraziati per essere stati di parola ed aver riaperto spazi di modifiche sul riassetto delle province. Ora, ne siamo certi, alle parole seguiranno i fatti».

  


Patroni Griffi: decreto non convertito? Resterà in vigore il “Salva Italia”


 

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Patroni Griffi: decreto non convertito? Resterà in vigore il “Salva Italia”
«Se non ci sarà il riordino cambieranno comunque le funzioni»
Avellino- Se il decreto sul riordino delle Province non verrà convertito in legge resterà in «vigore il “Salva Italia” sulle funzioni». E' quanto ha scritto su Twitter il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, aggiungendo che il governo ha dato disponibilità a discutere senza però toccare l'impianto di riordino delle province. «Siamo arrivati a richieste di deroga incredibili», ha aggiunto Patroni Griffi con un altro Twitter: «tipo: deroga per le città che hanno torri pendenti!». I «criteri non li abbiamo inventati noi ma erano nei disegni di legge in parlamento», ha concluso. Patroni Griffi ha ribadito che «da parte del Governo c'é una ovvia disponibilità al confronto e ad eventuali modifiche, soprattutto nella fase transitoria, purché resti salva l'impronta del decreto».
La fase transitoria, ha ammesso il ministro, «é complessa e potrebbe richiedere tempi diversi o diversi soggetti che gestiscono il cambiamento. Più difficile - ha aggiunto Patroni Griffi - è poter tenere conto di tutte le istanze a livello locale che rischierebbero di sconvolgere il decreto». Quanto al problema dei tagli previsti dalla spending review ai danni delle Province, «é un tema che rappresenterò ai colleghi del governo e che attiene all'esercizio delle funzioni", ha spiegato Patroni Griffi. «Spero si abbia il coraggio di cambiare - ha concluso il ministro - il nuovo assetto previsto è solo il primo tassello in vista di una riforma più complessiva che spetterà attuare alla nuova legislatura».
 Parole che hanno trovato la condivisione del vicepresidente Upi,?Angelo Vaccarezza. Il ministro Patroni Griffi ha mostrato attenzione, soprattutto alla fase di transizione del riordino delle Province. Attenzione però che il chirurgo parli con il rianimatore», ha aggiunto, facendo riferimento ai tagli sostanziali di fondi ai danni delle Province. Vaccarezza si è detto poi in disaccordo con l'Anci che è favorevole al fatto che le Province diventino enti di secondo livello. «Così non governeranno il territorio, né l'urbanistica. Mi sembra tuttavia che, rispetto ad un mese fa, ci sia, nei confronti delle Province, maggiore ascolto», ha concluso. Collegato a questo c’è il problema dei capoluoghi.
I sindaci non intendono cedere. Erano in tanti a Roma nella sede dell'Anci i sindaci dei comuni capoluogo delle province a rischio soppressione. L'iniziativa partita dal sindaco di Crotone Peppino Vallone insieme ai suoi colleghi di Teramo Maurizio Brucchi e di Mantova Nicola Sodano. "Siamo qui - ha detto il sindaco di Crotone, Peppino Vallone - per difendere non i campanili ma le identità dei nostriì territori, la nostra economia, la sicurezza delle nostre città, la possibilità di poter continuare a fornire servizi ai nostri cittadini". Sarà poi redatto un documento comune che riassuma gli aspetti negativi del riordino delle province, e nel corso della riunione ne sono stati evidenziati tantissimi dalla sicurezza, alla economia territoriale, ai trasporti, ai servizi ai cittadini, alla identità culturale, alle tradizioni.
Documento che sarà approvato dai singoli Consigli Comunali. I sindaci hanno poi concordato di chiedere un incontro con Carlo Vizzini presidente della Commissione Affari Istituzionali del Senato". E' in programma anche una manifestazione simbolica a Roma con tutti i rappresentanti istituzionali presumibilmente per il prossimo 12 dicembre prima della discussione finale per la riconversione in legge del Decreto Governativo di riordino delle province.

Patto di stabilità, Saitta scrive a Monti: “Senza modifiche, il sistema è al dissesto”

 

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Patto di stabilità, Saitta scrive a Monti: “Senza modifiche, il sistema è al dissesto”

Lo sforamento stimato è di 690 milioni di euro.

Le Province italiane hanno monitorato il reale impatto sui bilanci che i tagli imposti dal Governo stanno producendo al sistema degli enti locali: nel 2013 soltanto 21 Province saranno in grado di garantire gli equilibri di bilancio, prefigurando un disavanzo di quasi 300 milioni di euro. Ancora più grave è l’allarme sul Patto di stabilità 2013: solo 10 Province affermano con certezza di poter garantire il rispetto degli obiettivi.

Lo sforamento stimato è di 690 milioni di euro.

Numeri preoccupanti, che il presidente dell’Upi Antonio Saitta ha descritto in una lettera inviata questa mattina al capo del Governo: “per rispettare il patto di stabilità - ha scritto tra l’altro Saitta a Mario Monti - le Province sono costrette al blocco dei pagamenti alle imprese: 60 Province su 74 hanno dichiarato di aver bloccato i pagamenti nel corso dell’anno (in alcuni casi già nel mese di giugno), per un totale di fatture liquidate e non pagate pari a 500 milioni di euro. Il rispetto del patto di stabilità produce quindi effetti disastrosi sullo stato dell’economia locale. I tagli colpiscono direttamente i servizi in capo alle Province, tra cui la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici, delle strade provinciali e il mantenimento di un adeguato livello di sicurezza dei territori a rischio dissesto idrogeologico”.

Saitta aggiunge: “Aspettiamo da oltre due settimane una risposta dal ministro Grilli, con il quale avevamo avuto disponibilità quantomeno ad analizzare la situazione dei bilanci e l’impatto dei tagli per il 2013 attraverso l’apertura di un tavolo di confronto per definire modifiche al disegno di legge di stabilità. Da allora, nonostante i continui e ripetuti solleciti, ancora nessuna riunione è stata convocata dal Ministero dell’Economia e nel frattempo il Governo alla Camera dei Deputati ha posto la fiducia sulla legge di stabilità. Chiedo al presidente Monti se questo silenzio sia accettabile nei confronti di istituzioni della Repubblica che hanno mostrato piena consapevolezza della necessità di contribuire al risanamento del Paese, anche riguardo al proprio processo di riordino”.


(23-11-2012)

Riordino Province, ministro Patroni Griffi apre a modifiche


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DISORDINE SUL RIORDINO

Riordino Province, ministro Patroni Griffi apre a modifiche

«Questa è una fase di transizione ma non snaturare il decreto»

ABRUZZO. «Da parte del Governo c'é una ovvia disponibilità al confronto e ad eventuali modifiche, soprattutto nella fase transitoria, purché resti salva l'impronta del decreto».
Lo ha detto, parlando del decreto che riguarda il riordino delle Province, il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, al termine della Conferenza Unificata.
Sul riordino tutta Italia è in subbuglio. Da Chieti ieri è partito l’annuncio di un ricorso al Tar e alla Corte Costituzionale.
La fase transitoria, ha ammesso il ministro, «é complessa e potrebbe richiedere tempi diversi o diversi soggetti che gestiscono il cambiamento».
«Più difficile - ha aggiunto Patroni Griffi - è poter tenere conto di tutte le istanze a livello locale che rischierebbero di sconvolgere il decreto».
Quanto al problema dei tagli previsti dalla spending review ai danni delle Province, «é un tema che rappresenterò ai colleghi del governo e che attiene all'esercizio delle funzioni. Spero si abbia il coraggio di cambiare - ha concluso il ministro - il nuovo assetto previsto è solo il primo tassello in vista di una riforma più complessiva che spetterà attuare alla nuova legislatura».
Il decreto «contiene una riforma per noi epocale», ha commentato il presidente dell'Anci, Graziano Delrio riferendosi all'istituzione delle città metropolitane. «Se il principio è dunque assolutamente condivisibile, la stesura del testo in qualche caso è un pasticcio. Per questo abbiamo presentato una serie di emendamenti e osservazioni».
Nello specifico, Delrio parla di criticità riferendosi «ai meccanismi elettorali, alla definizione dei confini delle nuove Province e dei Comuni capoluogo».
Intanto oggi il presidente dell'Upi, Antonio Saitta, nel corso della Conferenza Unificata ha ribadito che nel 2013 il 70% delle Province andrà fuori dal Patto di stabilità e non riuscirà a dare garantire i servizi necessari, a partire dalla scuola e dalla viabilità.
«I servizi erogati dalle Province non avranno la copertura finanziaria», ha spiegato Saitta. «Il presidente della Corte dei Conti ha convenuto sulla nostra analisi».

E sempre oggi una delegazione dell'Upi è stata ricevuta dai capigruppo del Senato Angela Finocchiaro (Pd), Maurizio Gasparri (Pdl), Felice Belisario (Idv). «Sono stati incontri molto soddisfacenti – ha detto Saitta - anche perché a riceverci insieme ai capigruppo abbiamo trovato numerosi senatori. Ci hanno assicurato di avere compreso che l'allarme che abbiamo lanciato sulla possibilità che le Province non abbiano più nemmeno le risorse per pagare le bollette dei riscaldamenti delle scuole non è stato strumentale e non ha nulla a che fare con l'accorpamento previsto dal riordino. Massima attenzione anche alle nostre proposte di modifica sul decreto legge di riordino delle Province - prosegue Saitta - in particolare sulla nostra richiesta di portare gli organi eletti a scadenza naturale, di cancellare la norma che taglia le giunte a partire dal gennaio 2013, di fare chiarezza sulle funzioni delle Province e di prevedere l'elezione diretta dei nuovi organi».

Province nel caos per la spending review? "Facciamo lavorare gratis gli assessori"

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

link diretto all'articolo tratto dal sito di repubblica.it

Il presidente Bulbi di Forlì-Cesena, territorio che confluirà nell'ente unico della Romagna: "Così potrò garantire continuità ai progetti in corso".
 
Alla Provincia di Forlì-Cesena si sta studiando l'ipotesi di far lavorare gratis gli assessori "decaduti" con il progetto di spending review del governo: dodici mesi al servizio del'ente che decadrà dal 2014 per far spazio alla provincia unica della Romagna. Sfruttare il tempo e le competenze degli assessori, in futura veste di consulenti esterni a titolo gratuito: è questa la proposta del presidente Massimo Bulbi del Pd. "Se da Roma mi dicono che ci sono ostacoli procedo lo stesso. Una 'insubordinazione' al decreto? Sì, la parola mi piace", spiega all'agenzia Dire.

Col decreto 188 del 2012 si cancellano le giunte provinciali (a partire dal primo novembre del 2013 si terranno le elezioni per deciderne i nuovi vertici, in sella dal primo gennaio 2014 con la riforma a regime). Bulbi, come i suoi colleghi delle Province che decadranno, dovrà gestire tutte le funzioni fino a quest'anno di competenza dei suoi assessori con la sola possibilità di delegare tre consiglieri provinciali, senza alcun compenso, come collaboratori. Il decreto 188 prevede che le Province, pur senza giunte, continueranno a gestire le funzioni delegate dalle Regioni fino al loro riordino. Con la conseguenza che anche se i progetti in fieri verranno portati avanti ci saranno grossi ritardi.

Gli assessori impegnati a tutolo gratuito potrebbero invece garantire continuità. "Il governo non ha ancora individuato le funzioni statali da attribuire al nuovo ente Provincia, non rispettando il termine previsto entro il quale avrebbe dovuto pronunciarsi, ovvero il 5 settembre scorso. La Regione d'altro canto, continua a manifestare profonda incertezza su come riorganizzare complessi servizi in materia di lavoro, agricoltura, ambiente e pianificazione territoriale. Il governo della cosa pubblica, a tutti i livelli istituzionali, non può permettersi il lusso di lasciare l'auto in corsa senza conducente, chiunque egli sia", rimarca il presidente della Provincia. 


Province: Griffi 'cinguetta' malcontento su Twitter. Sindaci capoluoghi a rischio, rottura con l'Anci

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

23 novembre 2012 link diretto all'articolo sito il quaderno.it

Nuovo sfogo del ministro della Pa, Filippo Patroni Griffi sul riordino delle province. 
Stavolta Griffi, ha usato il social network Twitter per "cinguettare" la sua oramai dichiarata delusione su ritardi e resistenze dei territori coinvolti nel riordino: dopo l'attuazione del decreto legge, avvenuto lo scorso 31 ottobre, per Griffi è cominciata una vera e propria corsa ad ostacoli che, difficilmente consentirà al Governo di licenziare il provvedimento nei tempi prestabiliti: "Siamo arrivati a richieste di deroga incredibili, anche una deroga per le città con le torri pendenti (!) - ha ammesso il ministro, riferendosi alle arcinote posizioni dei rappresentanti territoriali che hanno trovato come alleati i maggiori partiti politici - ma voglio precisare che se il decreto sul riordino delle Province non verrà convertito in legge, resterà comunque in vigore il "Salva Italia". 

Province: Upi incontra capigruppo al Senato, compreso nostro allarme

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

22 novembre 2012 link diretto all'articolo

(ASCA) - Roma, 22 nov - Una delegazione dell'Upi, composta dal Presidente Antonio Saitta, dal Vice Presidente Angelo Vaccarezza e dalla Presidente della Provincia di Padova Barbara Degani e' stata ricevuta oggi dai capigruppo del Senato Angela Finocchiaro (Pd), Maurizio Gasparri (Pdl), Felice Belisario (Idv).

''Sono stati incontri molto soddisfacenti - dichiara il Presidente dell'Upi Antonio Saitta - anche perche' a riceverci insieme ai capigruppo abbiamo trovato numerosi senatori. Una occasione importante, quindi, per spiegare a tutti il nostro allarme sui pesanti tagli ai bilanci imposti alle Province dalle manovre economiche e le ripercussioni che queste avranno sia sui servizi ai cittadini che sul processo di riordino delle Province''.

''I Capigruppo e i senatori - aggiunge - ci hanno assicurato di avere compreso che l'allarme che abbiamo lanciato sulla possibilita' che le Province non abbiano piu' nemmeno le risorse per pagare le bollette dei riscaldamenti delle scuole non e' stato strumentale e non ha nulla a che fare con l'accorpamento previsto dal riordino. E hanno convenuto con noi che le nostre sono proteste reali, di amministratori che vedono messa a duro rischio la possibilita' di assicurare il mantenimento di un livello adeguato e dignitoso dei servizi ai cittadini''.

''Massima attenzione anche alle nostre proposte di modifica sul decreto legge di riordino delle Province - prosegue Saitta - in particolare sulla nostra richiesta di portare gli organi eletti a scadenza naturale, di cancellare la norma che taglia le giunte a partire dal gennaio 2013, di fare chiarezza sulle funzioni delle Province e di prevedere l'elezione diretta dei nuovi organi''.

''Nei prossimi giorni - conclude il Presidente dell'Upi - manterremo vivo il dialogo con il Senato per proseguire il confronto su questi temi e continuare a portare il nostro contributo di coerenza e concretezza''.

22 novembre 2012

Province Piemontesi e Toscane le più penalizzate dai tagli

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

Dal sito della Provincia di Firenze 
LE PROVINCE TOSCANE A RISCHIO DEFAULT. LE CIFRE DEL DISASTRO ANNUNCIATO
Incontro dei Presidenti delle Province con i parlamentari eletti nella nostra regione. Nel 2013 mancheranno 25 milioni di euro solo per le spese obbligatorie. Ricorso al Tar contro i “tagli”

Nel 2013 alle attuali dieci Province della Toscana mancheranno oltre 25 milioni di euro solo per far fronte ai pagamenti delle spese essenziali ed inderogabili, quali il personale, i mutui, gli affitti e le utenze. Infatti, l’effetto incrociato dei tagli imposti dal Governo, oltre 121 milioni, e i vincoli del patto di stabilità, ulteriori 120 milioni, provocheranno un effetto disastroso sui conti delle amministrazioni provinciali del nostro territorio. La minore disponibilità di risorse non vincolate per le Province toscane, da circa 492 a circa 251 milioni, imposta per legge, si scontra nella realtà con il volume di spese obbligatorie e incomprimibili che nel 2013 supererà i 276 milioni di euro. Di conseguenza, essendo i 25 milioni che mancano per pareggiare i conti riferiti esclusivamente alle spese minime di funzionamento, le Province potranno garantire servizi ai cittadini solo avvalendosi dei fondi trasferiti dalla Regione. Questa situazione rischia realmente di mandare in default finanziario la maggior parte degli enti provinciali della Toscana.
Questo è quanto è emerso dalla riunione organizzata lunedì 19 novembre a Firenze da Upi Toscana. L’Unione delle Province ha chiamato a raccolta i Presidenti delle dieci Province toscane per un incontro con tutti i parlamentari eletti nella nostra regione.
Il Presidente dell’UPI Toscana Pieroni ha dichiarato: “Di fronte al combinato disposto dei tagli operati dal Governo, assolutamente inaccettabili (1,2 miliardi su 9 a livello nazionale), e dei vincoli imposti dal Patto di stabilità, la prospettiva che si presenta alle Province per il 2013 è assolutamente drammatica ed aggravata, per la Toscana, dal fatto che questi tagli sono calcolati anche sulle spese vincolate. Abbiamo quindi deciso di ricorrere al TAR contro il decreto che ha applicato i tagli. Com’è evidente stiamo tentando con tutti i mezzi di salvare i servizi per cui i cittadini pagano le tasse ed ai cui hanno diritto. Si tratta di impresa difficile se non impossibile a cui però ci dedicheremo con forza nonostante la precaria situazione provocata dal decreto di riordino delle Province.”
L’incontro, che si è svolto a Palazzo Medici Riccardi (sede della Provincia di Firenze), è servito per illustrare ai rappresentati della Toscana in Parlamento il ricorso che le Province presenteranno al Tar. Ai parlamentari toscani è stato inoltre richiesto il massimo impegno affinché il testo del decreto legge sul riordino delle Province venga modificato durante la fase di discussione per la conversione in legge. In particolare tutti i parlamentari si sono dichiarati d’accordo per richiedere al Governo una modifica tecnica inerente le modalità di ripartizione dei tagli nelle varie regioni. Una modifica che non cambierebbe i saldi finali ma correggerebbe uno squilibrio. Attualmente i territori italiani maggiormente penalizzati sono quelli della Toscana e del Piemonte, proprio a causa di un particolare meccanismo di calcolo che conteggia tra le spese delle Province anche i finanziamenti che le Regioni girano agli enti provinciali per garantire alcuni servizi come ad esempio il piano dei trasporti pubblici. In pratica si tratta di una semplice “partita di giro”. Qualora il governo tenesse conto del diverso riparto dei consumi dei livelli intermedi (entro i quali vi sono le risorse che la Regione attribuisce alle province per gestire le deleghe),  la Toscana vedrebbe ridotto il taglio subito dagli attuali 20 miliardi a circa 10 miliardi.

Riordino delle Province Decreto ancora in bilico

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

22 novembre 2012 (link diretto all'articolo edito da laprovinciadisondrio.it)


Incagliato ancor prima di approdare in aula per la pregiudiziale di costituzionalità depositata da Lega Nord e Pdl in Commisione, torna a veleggiare verso la discussione parlamentare il decreto sul riordino delle Province.

I due partiti hanno infatti ritirato la pregiudiziale in cambio di una serie di aperture del Governo tra cui le modifiche alla durata del mandato degli organi elettivi che dovrebbero andare a scadenza naturale, niente annullamento delle giunte a partire dal 1° gennaio, e poi il coinvolgimento del territorio nella definizione delle circoscrizioni.

Lega e Pdl si sono riservati di ripresentare in aula la pregiudiziale se non soddisfatti delle aperture promesse, cosa che di fatto farebbe saltare tutto. Ma se l'aula non dovesse approdasse a nulla, salterebbe anche il riconoscimento della "montanità" della Provincia di Sondrio, primo passo verso una rivendicazione anche nei confronti della Regione Lombardia.

Status che potrebbe saltare anche in aula, visto che l'unica deroga concessa a Sondrio e Belluno non è piaciuta ai rappresentanti di molti di quei territori invece destinati all'accorpamento.

Province vicino al dissesto finanziario, UPI lo sottolinea alla Corte dei Conti

A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

giovedì 22 novembre 2012
 
Su 74 Province monitorate dall'Upi, solo 21 dichiarano di potere garantire equilibri di bilancio per il 2013, prefigurando un disavanzo di quasi 300 milioni di euro. Quanto al patto di stabilità, sono solo 10 le Province che gia' oggi possono affermare con certezza di poter garantire gli obiettivi di patto di stabilità interno. In questo caso lo sforamento stimato nelle 64 province è di 690 milioni di euro.

Questi i dati presentati dal Presidente dell'Upi, Antonio Saitta, e dal Vice Presidente dell'Upi, Angelo Vaccarezza, nel corso dell'incontro con il Presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino. "Quando diciamo che non siamo in grado di sostenere il taglio di 1,2 miliardi di euro per il 2013 non facciamo facile allarmismo - sottolinea Saitta.

"I dati raccolti nel monitoraggio - aggiunge - dimostrano con chiarezza che le nostre richieste sono fondate. E che, se non cambiano i numeri, ci apprestiamo ad avviare il riordino delle Province con bilanci al dissesto". "Non abbiamo risorse per finanziare le nostre funzioni - ha ribadito ai giudici contabili il Vice Presidente Vaccarezza - e non siamo piu' in grado di assicurare servizi alle comunità.
Paradossalmente poi - ha aggiunto - i criteri adottati per attuare il taglio vanno a incidere con maggiore crudezza su quelle Province che hanno fatto un'operazione delle spese del personale o che non hanno affidato all'esterno servizi". "I tagli - ha detto Saitta - devono essere dimezzati, perchè così non siamo in grado di sostenerli. Se non si faranno modifiche alla Legge di Stabilità lo sforamento del patto delle Province avra' un impatto disastroso sull'intero complesso della finanza pubblica".