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21 ottobre 2012

CATENA UMANA DEI DIPENDENTI PROVINCIALI DI ASTI

A CURA DI CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO



Tratto da la stampa.it - asti link diretto all'articolo

20.10.2012 - IERI CATENA UMANA DAVANTI AL PALAZZO

La protesta degli scatoloni dei dipendenti della Provincia

"Ci stiamo apprestando a seppellire i servizi ai cittadini" 

elisabetta fagnola

Vorrebbero non doverli mai riempire quegli scatoloni portati in piazza per protesta ieri pomeriggio per chiedere conto dei tagli agli enti locali e all’incertezza che pesa sul loro posto di lavoro. E’ stata mobilitazione, per i dipendenti della Provincia, ad Asti come in tutto il Piemonte: «Dopo aver assistito in questi lunghi anni alla morte dell’industria, ci apprestiamo a seppellire anche i servizi ai cittadini» si leggeva nei volantini distribuiti sotto la Prefettura, mentre una catena umana di dipendenti, armati di slogan e scatoloni, abbracciava il palazzo di piazza Alfieri. «Salviamo i servizi, difendiamo il lavoro», «Trasloco ad Alessandria?» e ancora «Trasloco forzato, dipendente spiazzato e utente disagiato» si leggeva sugli scatoloni che i dipendenti (in tutto, sono circa 350) hanno preparato contestando l’assenza di informazioni sulla riforma e la fusione delle Province: «Con i tagli alle risorse, rischiamo di compromettere la situazione ancor prima che la riorganizzazione entri in vigore» ha spiegato Marina Ferraris, Rsu Cgil, facendo cenno alle difficoltà dell’ente, ora, nel garantire anche il riscaldamento nelle scuole. «I colleghi hanno affrontato la situazione con responsabilità – aggiunge – ma la situazione è difficile». Hanno voluto dirlo in piazza, con loro anche la presidente dimissionaria Maria Teresa Armosino e il vice Giuseppe Cardona, che spiega: «Non abbiamo indicazioni sul personale, almeno ci dicano cosa fare e dove andare». Chiedono chiarezza i dipendenti del Centro per l’impiego: «Con la crisi, il nostro lavoro è diventato più complesso, non avrebbe senso spostare le nostre attività altrove, servono qui, vicino a chi ne ha bisogno». Davanti ai loro sportelli fanno la fila disoccupati, lavoratori in cassa integrazione, disabili: «E’ un servizio sociale – precisano – noi ci mettiamo la faccia tutti i giorni, è un lavoro delicato». Così come quello di altri settori, come la formazione professionale: «Seguiamo i disoccupati come i ragazzini in obbligo scolastico – spiega Barbara Pillot – che ne sarà di questo servizio e dei nostri posti di lavoro?». Lo hanno chiesto con una lettera ai prefetti, preparata dalle segreterie regionali e provinciali di Cgil, Cisl e Uil, insieme alle Rsu: a poco più di due mesi dall’entrata in vigore della riforma, sono ancora 29 le funzioni non ancora assegnate, dall’agricoltura al turismo, dalla protezione civile, all’uso delle risorse idriche, commercio, trasporto pubblico. «Se le Province saranno enti di secondo livello, la Regione non potrà delegar loro molte di quelle funzioni e i Comuni non ce la farebbero a gestirle» hanno ribadito Salvatore Bullara, Cisl, e Serena Moriondo, Cgil. Semplici le richieste: «Un incontro con la Regione, chiarezza sul percorso da affrontare e sulla gestione di eventuali esuberi».

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