Tratto da la
stampa.it - asti link diretto all'articolo
20.10.2012 - IERI CATENA UMANA DAVANTI AL PALAZZO
La protesta degli scatoloni dei dipendenti della Provincia
"Ci stiamo apprestando a seppellire i servizi ai cittadini"
elisabetta fagnola
Vorrebbero non doverli mai
riempire quegli scatoloni portati in piazza per protesta ieri pomeriggio per
chiedere conto dei tagli agli enti locali e all’incertezza che pesa sul loro
posto di lavoro. E’ stata mobilitazione, per i dipendenti della Provincia, ad
Asti come in tutto il Piemonte: «Dopo aver assistito in questi lunghi anni alla
morte dell’industria, ci apprestiamo a seppellire anche i servizi ai cittadini»
si leggeva nei volantini distribuiti sotto la Prefettura, mentre una catena
umana di dipendenti, armati di slogan e scatoloni, abbracciava il palazzo di
piazza Alfieri. «Salviamo i servizi, difendiamo il lavoro», «Trasloco ad
Alessandria?» e ancora «Trasloco forzato, dipendente spiazzato e utente
disagiato» si leggeva sugli scatoloni che i dipendenti (in tutto, sono circa
350) hanno preparato contestando l’assenza di informazioni sulla riforma e la
fusione delle Province: «Con i tagli alle risorse, rischiamo di compromettere
la situazione ancor prima che la riorganizzazione entri in vigore» ha spiegato
Marina Ferraris, Rsu Cgil, facendo cenno alle difficoltà dell’ente, ora, nel
garantire anche il riscaldamento nelle scuole. «I colleghi hanno affrontato la
situazione con responsabilità – aggiunge – ma la situazione è difficile». Hanno
voluto dirlo in piazza, con loro anche la presidente dimissionaria Maria Teresa
Armosino e il vice Giuseppe Cardona, che spiega: «Non abbiamo indicazioni sul
personale, almeno ci dicano cosa fare e dove andare». Chiedono chiarezza i
dipendenti del Centro per l’impiego: «Con la crisi, il nostro lavoro è diventato
più complesso, non avrebbe senso spostare le nostre attività altrove, servono
qui, vicino a chi ne ha bisogno». Davanti ai loro sportelli fanno la fila
disoccupati, lavoratori in cassa integrazione, disabili: «E’ un servizio
sociale – precisano – noi ci mettiamo la faccia tutti i giorni, è un lavoro
delicato». Così come quello di altri settori, come la formazione professionale:
«Seguiamo i disoccupati come i ragazzini in obbligo scolastico – spiega Barbara
Pillot – che ne sarà di questo servizio e dei nostri posti di lavoro?». Lo
hanno chiesto con una lettera ai prefetti, preparata dalle segreterie regionali
e provinciali di Cgil, Cisl e Uil, insieme alle Rsu: a poco più di due mesi
dall’entrata in vigore della riforma, sono ancora 29 le funzioni non ancora
assegnate, dall’agricoltura al turismo, dalla protezione civile, all’uso delle
risorse idriche, commercio, trasporto pubblico. «Se le Province saranno enti di
secondo livello, la Regione non potrà delegar loro molte di quelle funzioni e i
Comuni non ce la farebbero a gestirle» hanno ribadito Salvatore Bullara, Cisl,
e Serena Moriondo, Cgil. Semplici le richieste: «Un incontro con la Regione,
chiarezza sul percorso da affrontare e sulla gestione di eventuali esuberi».
Nessun commento:
Posta un commento
posta a rsumembri@gmail.com