Cerca nel blog

Visite

Archivio blog - posta a rsu@provincia.cuneo.it

22 ottobre 2012

Province, rush finale (con malumori)

CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

Articolo tratto dallo spiffero - 22/10/2012 link diretto all'articolo


Domani il Consiglio Regionale approverà il riordino degli enti, rispettando la tagliola del governo. Ma su confini e accorpamenti delle 4 "sopravvissute" si tratterà fino all'ultimo

Una manciata di ore e la geografia del Piemonte cambierà i propri connotati.  Metà delle attuali Province sono condannate a morte ed  è corsa contro il tempo per strappare in extremis qualche variazione in grado di rendere meno amara la decisione. L’ultima parola spetta al Consiglio Regionale che nella seduta di domani è chiamato a definire il quadro da trasmettere al governo che il giorno dopo emanerà il decreto legge sul riordino complessivo. E da Palazzo Chigi hanno fatto sapere che non vi saranno proroghe né deroghe, nonostante i malumori.

«Non possiamo pensare che una riforma importante come questa - dice il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi - possa venir meno solo per delle resistenza localistiche». Anzi. Per mettere al sicuro il risultato ed evitare la tentazione del dietrofront, vedi campagna elettorale e nuovo governo, il decreto prevede un processo a tappe forzate. Dalla fine di giugno del 2013 tutte le Province, anche quelle che non si vedranno toccare i confini, saranno guidate da un commissario. Toccherà a lui curare la transizione verso il nuovo regime. Un'accelerazione non da poco perché la legge sulla spending review lasciava intendere che sarebbero andate a scadenza naturale, mentre nelle Città metropolitane il processo sarebbe dovuto partire all'inizio del 2014. Resta da decidere solo se il commissario sarà esterno, nominato dal prefetto, o se il ruolo verrà affidato al presidente uscente della Provincia.

Gli enti con meno di 350mila abitanti e sotto i 2.500 chilometri quadrati dovranno essere accorpati. Con questo criterio si passerà così da 86 Province a 50 (Città metropolitane incluse), mentre da giugno del 2013 saranno tutte commissariate con la possibilità di trasferimento per i dipendenti. Una decina di altre Province dovrebbero essere tagliate dalle Regioni a Statuto speciale. Secondo il decreto, che approderà in Consiglio dei ministri per la prima riunione di novembre, dalla fine di giugno 2013 tutti gli enti saranno guidati da un commissario che si occuperà della transizione verso il nuovo regime.

In Piemonte lo scorso 4 ottobre, con 27 voti favorevoli e 4 contrari il Consiglio delle autonomie locali (Cal) guidato da Carlo Riva Vercellotti, presidente "cancellato" di Vercelli, ha approvato la propria proposta che prevede la riduzione da 8 a 4 province piemontesi articolate in Provincia di Torino, futura Città metropolitana, Provincia di Cuneo con il mantenimento dei confini attuali, Provincia di Asti-Alessandria e Provincia del Piemonte Orientale formata delle attuali province di Novara, Vco, Biella e Vercelli. Chiedendo che la decisione sia recepita dalla Regione nella proposta di deliberazione da presentare al governo, il Cal ha anche sollecitato la Regione a raccomandare al governo di rivedere la forma di governo delle province e il relativo sistema elettorale introducendo nuovamente l’elezione diretta dei loro organi e ha raccomandato che la razionalizzazione e riorganizzazione degli uffici abbia come presupposto la salvaguardia occupazionale.

Contrari alla proposta del Cal, si sono espressi nei giorni scorsi per la maggioranza di centrodestra il capogruppo del Pdl, Luca Pedrale, e per l’opposizione il consigliere del Pd, Wilmer Ronzani, che non condividono la realizzazione della Provincia di Quadrante Novara, Vco, Biella e Vercelli, ma anche rappresentanti della provincia di Asti hanno espresso disappunto all’accorpamento con Alessandria. Infine, l’attuale riordino preoccupa anche i sindacati. Nei giorni scorsi le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil del comparto Autonomie locali, insieme alle rsu e alle rsa degli Enti provinciali piemontesi hanno organizzato presidi, assemblee e volantinaggi in tutte le otto province piemontesi per sottolineare la mancanza di certezze sul fronte nazionale e regionale rispetto a chi svolgerà le funzioni attualmente assegnate alle Province: sono circa 2.500 i lavoratori in attesa di conoscere il loro destino lavorativo.

Nessun commento:

Posta un commento

posta a rsumembri@gmail.com