Articolo tratto dallo spiffero - 22/10/2012 link diretto all'articolo
Domani il Consiglio Regionale approverà il riordino degli enti, rispettando la tagliola del governo. Ma su confini e accorpamenti delle 4 "sopravvissute" si tratterà fino all'ultimo
«Non possiamo pensare che una riforma importante come questa - dice il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi -
possa venir meno solo per delle resistenza localistiche». Anzi. Per
mettere al sicuro il risultato ed evitare la tentazione del dietrofront,
vedi campagna elettorale e nuovo governo, il decreto prevede un
processo a tappe forzate. Dalla fine di giugno del 2013 tutte le
Province, anche quelle che non si vedranno toccare i confini, saranno
guidate da un commissario. Toccherà a lui curare la transizione verso il
nuovo regime. Un'accelerazione non da poco perché la legge sulla
spending review lasciava intendere che sarebbero andate a scadenza
naturale, mentre nelle Città metropolitane il processo sarebbe dovuto
partire all'inizio del 2014. Resta da decidere solo se il commissario
sarà esterno, nominato dal prefetto, o se il ruolo verrà affidato al
presidente uscente della Provincia.
Gli enti con meno di 350mila abitanti e sotto i 2.500 chilometri
quadrati dovranno essere accorpati. Con questo criterio si passerà così
da 86 Province a 50 (Città metropolitane incluse), mentre da giugno del
2013 saranno tutte commissariate con la possibilità di trasferimento per
i dipendenti. Una decina di altre Province dovrebbero essere tagliate
dalle Regioni a Statuto speciale. Secondo il decreto, che approderà in
Consiglio dei ministri per la prima riunione di novembre, dalla fine di
giugno 2013 tutti gli enti saranno guidati da un commissario che si
occuperà della transizione verso il nuovo regime.
Contrari alla proposta del Cal, si sono espressi nei giorni scorsi per la maggioranza di centrodestra il capogruppo del Pdl, Luca Pedrale, e per l’opposizione il consigliere del Pd, Wilmer Ronzani,
che non condividono la realizzazione della Provincia di Quadrante
Novara, Vco, Biella e Vercelli, ma anche rappresentanti della provincia
di Asti hanno espresso disappunto all’accorpamento con Alessandria.
Infine, l’attuale riordino preoccupa anche i sindacati. Nei giorni
scorsi le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil del comparto
Autonomie locali, insieme alle rsu e alle rsa degli Enti provinciali
piemontesi hanno organizzato presidi, assemblee e volantinaggi in tutte
le otto province piemontesi per sottolineare la mancanza di certezze sul
fronte nazionale e regionale rispetto a chi svolgerà le funzioni
attualmente assegnate alle Province: sono circa 2.500 i lavoratori in
attesa di conoscere il loro destino lavorativo.
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