A CURA DI CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA e FRANCO FERRARO
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Rimangono a bocca asciutta gli appetiti di Asti, Biella e
Vercelli. Il riordino prevede quattro distretti piemontesi, compresa la
Città Metropolitana di Torino. Pdl e Pd in subbuglio. Astensione Lega

Tutto
come previsto. Sul riordino delle province il Consiglio per le
autonomie del Piemonte si è svolto e concluso in bagarre: tutti contro
tutti, il
Pdl e
Pd si spaccano, la
Lega Nord alla
fine porta a casa il risultato, nonostante insceni, assieme ai
berlusconiani delusi una uscita dall’aula di Palazzo Lascaris in segno
di protesta. Passa l’opzione originaria di accorpamento: quadrante del
Nord che raggruppa
Novara, Biella, Vercelli e
Verbania,
Torino con tutti i territori della provincia diventa Città metropolitana,
Cuneo resta com’è e
Asti si fonde con
Alessandria.
Nessun volo pindarico: tramontano, almeno per ora, le proposte di
Provincia dei vini (Langhe, Monferrato e Roero, attraverso
l’assimilazione di
Alba e
Bra all’interno di
Asti), così come la nuova provincia del
Canavese. Ma soprattutto viene rifilato uno schiaffone al presidente del Cal
Carlo Riva Vercellotti,
che più di tutti si era speso per spaccare in due il quadrante: da una
parte Biella e Vercelli (provincia di cui lui è presidente) e dall’altra
Novara e Vco.

Non c’è stato niente da fare, nonostante il sostegno di due potenti del Pdl piemontese come il capogruppo in
Regione Pimonte Luca Pedrale (eletto a Vercelli) e il consigliere biellese
Lorenzo Leardi. Non passa la richiesta di
Maria Teresa Armosino,
presidente della provincia di Asti, di procrastinare il voto a dopo il 6
novembre, dal momento che proprio in quelle ore il ministro
Filippo Patroni Griffi
aveva annunciato che una decisione da parte del governo sul
funzionamento degli enti di secondo livello “ci sarà soltanto dopo la
pronuncia che la Corte Costituzionale è stata chiamata a dare”. E
ancora: “Se si dovesse decidere che gli enti di secondo livello sono
incostituzionali allora il governo sarebbe obbligato a ripensare per
intero la riforma degli Enti Locali, soprattutto per quanto riguarda le
province e le città metropolitane”. A Torino come a Roma: decisioni
procrastinate dopo la sentenza dei giudici. Ma la richiesta non passa:
il voto finisce 27 a 23, dopo che il Pdl di Novara, Verbania e Torino
volta le spalle alla Armosino e si pronuncia per andare alla resa dei
conti.

La
contrapposizione non è tra centrosinistra e centrodestra, ma tra
territori in guerra tra loro: mors tua vita mea e se Asti scompare,
Alessandria si rafforza. Nasce così l’alterco tra i sindaci democratici
di Asti e Alessandria,
Fabrizio Brignolo e
Rita Rossa,
con lei che avrebbe sparato alzo zero contro il collega: “Avete
riempito la provincia di Asti con manifesti con il logo del Gruppo
regionale del Pd (e di questi tempi l’accusa non è da poco
ndr)
in cui avete scritto: noi non vogliamo andare con Alessandria perché è
in dissesto. Dovete vergognarvi”. E la consigliera astigiana
Angela Motta,
la stakanov delle sagre paesane, che risponde: “Ma vergognati tu”. Lo
spettacolo non è edificante, e meno male che i protagonisti sono tutti
dello stesso partito. Tra i presenti assistono attoniti anche la
consigliera regionale pidiellina
Rosanna Valle e l’assessore al Bilancio di piazza Castello
Giovanna Quaglia, anche loro astigiane.
Poco dopo lo sfogo di un altro sconfitto, Riva Vercellotti: “Avete
tradito me e i cittadini vercellesi. Cinquanta sindaci si erano espressi
per la provincia di Biella e Vercelli, dirò loro che li hanno presi per
il…”. Il livello della discussione si fa aulico e intanto chi ormai
aveva capito che andava incontro alla disfatta, decide per un ultimo
colpo a effetto: il Pdl di Asti lascia l’aula, così come la Lega Nord
proprio mentre l’assemblea vota la delibera di riordino delle province:
alla fine il pronunciamento è bulgaro, 27 sì e 4 no.

«In
Piemonte le Province non potranno essere più di quattro, Torino
compresa: lanciare suggestioni per farne risalire il numero a cinque o
sei oggi fa a pugni con la coerenza che tutti noi abbiamo il dovere di
praticare» aveva dichiarato il presidente della Provincia di Torino,
Antonio Saitta, tra coloro che per salvare l’ente per primo aveva progettato l’assetto poi approvato dal Cal, peraltro con l’accordo del Pdl.
Ora la partita si trasferisce su un altro campo: nel documento votato,
infatti, il Consiglio per le autonomie chiede espressamente alla Regione
di intercedere presso il Governo per mantenere le province come organo
elettivo di primo grado. La palla passa ora all’assemblea regionale
chiamata a ratificare l’indirizzo emerso al Cal.
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