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23 ottobre 2012

Pappa e ciccia per salvare le Province

 A CURA DI  CLAUDIO BONGIOVANNI, VALTER GIORDANO, GUIDO MARINO, MAURIZIO BARRA E FRANCO FERRARO

Pubblicato Martedì 23 Ottobre 2012, ore 16,28

Il Consiglio regionale salva tutto il salvabile ribaltando la decisione del Cal. Rimane Asti e viene smembrato il quadrante di Novara. Prevalgono i campanili, ma difficilmente il Governo recepirà. PASSO INDIETRO del Consiglio regionale



Il Consiglio regionale ribalta in gran parte la decisione del Cal - Comitato autonomie locali - salva la provincia di Asti e smembra il quadrante di Novara in due, con l’istituzione delle province di Biella-Vercelli e di Novara-Verbania. Si passa da 8 a 6 enti anziché da 8 a 4 - come prevedeva la proposta iniziale -  in quella che per il consigliere democratico Davide Gariglio è «la vittoria dei campanilismi». Di fronte a una platea di sindaci e amministratori locali venuti da tutto il Piemonte, e accompagnati anche da qualche parlamentare di zona, l’assemblea di via Alfieri decide di non decidere, abdica al proprio ruolo e a furor di popolo salva tutto il salvabile: la proposta che verrà recapitata al Governo sarà dunque di mantenere 6 province, due solo in meno rispetto a quelle attuali. Tra chi vota sì e chi si astiene dal pronunciamento, gli unici a essersi opposti sono stati i tre consiglieri dell’Italia dei Valori: Andrea Buquicchio, Lugi Cursio e Tullio Ponso: «Siamo per l'abolizione di tutte le province, comprese quelle piemontesi - ha detto in aula il capogruppo Buquicchio -. Per questo motivo, in coerenza con la posizione espressa dal nostro partito a livello nazionale, abbiamo votato contro il riassetto degli enti locali presentato oggi in Consiglio regionale».
Il provvedimento si è reso necessario in seguito all'approvazione del decreto legge governativo di razionalizzazione della spesa, la cosiddetta spending review, che chiede all'articolo 17 l’invio di una bozza di riordino da parte delle singole Regioni.
Eloquenti alla fine della discussione le parole del capogruppo Pd Aldo Reschigna, che pure ha rinunciato a prendere una posizione netta: «Oggi scaviamo un solco profondo tra questo Consiglio e l’opinione pubblica». L’aula ha approvato rispettivamente sia l’emendamento del capogruppo Pdl Luca Pedrale (foto accanto) (27 sì, 22 non partecipanti al voto e 3 no) con il quale viene istituita la provincia di Biella e Vercelli, separata da quella di Novara e Verbania. Esito positivo ha avuto anche la proposta della consigliera democratica astigiana Angela Motta (30 sì, 14 no e 7 non partecipanti al voto) con la quale viene mantenuta la provincia di Asti, nonostante non sia in possesso dei requisiti richiesti dal Governo. Una battaglia con la quale i consiglieri delle province salvate pagano, di fatto, la cambiale al proprio elettorato nonostante siano essi stessi consapevoli della velleità delle proposte che in questo modo Palazzo Lascaris invia al Ministro Filippo Patroni Griffi, il quale avrà poi l’ultima parola in merito, dopo che il 6 novembre la Corte Costituzionale si sarà pronunciata sui ricorsi legati al provvedimento.  
La delibera finale - approvata con 19 sì, 11 astenuti 6 non partecipanti al voto e 3 contrari -  ha ricevuto il voto favorevole del Pdl, Pensionati e Verdi Verdi. Astenuti Pd, Moderati, Insieme per Bresso e Uniti per Bresso. Progett'Azione (con l’eccezione della consigliera Rosanna Valle), Lega Nord e Movimento 5 Stelle non hanno partecipato al voto così come Udc, Sel e Fds. Gli unici contrari i, come detto, gli esponenti dipietristi.
Eloquenti a questo proposito le parole del presidente della Provincia di Torino e numero due dell’Upi Antonio Saitta: «Ci  siamo pavoneggiati per mesi sul ‘modello Piemonte’, presentando la scelta che avevamo assunto tutti noi presidenti delle 8 Province insieme a Roberto Cota per autoridurre il numero delle Province a quattro: ora che la Regione Piemonte è arrivata al momento decisivo, Cota non ha avuto il peso politico necessario per guidare il vero cambiamento e il Consiglio regionale ha fatto fare al Piemonte una brutta figura a livello nazionale, preferendo lo scaricabarile e dimostrando totale mancanza di coerenza. Cedere alle pressioni locali e ai campanilismi in un momento in cui l’Italia deve cambiare marcia è una segnale di grandissima debolezza politica. Chi amministra, a cominciare dai parlamentari che a Montecitorio non hanno fatto sentire la loro voce sul tema delle Province, ha il dovere di non guardare l’interesse locale, ma il bene collettivo».
Delusa dall'esito della votazione anche l'ex presidente Mercedes Bresso: «Abbiamo offerto l’immagine di un’istituzione non credibile, a differenza degli stessi amministratori  del Cal i quali hanno sostenuto una posizione condivisibile. Alla fine il Governo ovviamente sosterrà  il parere che costa meno alla collettività e ignorerà quanto votato in Consiglio regionale».
Di tutt'altro tenore le parole di Michele Marinello, Lega Nord: «Difenderemo sempre le province, se qualcuno le ucciderà come accadrà è questo governo mai votato da nessuno e sostenuto da altri partiti, non il nostro. Noi non saremo mai complici di questa operazione di distruzione del fondamentale sistema delle autonomie locali», mentre per Eleonora Artesio (Fds) «abbiamo assistito ad uno sdoppiamento di posizione dei partiti che a Roma sostengono il Governo e nel dibattito territoriale sposano la tesi dell’autonomia e della specificità di questo e quel territorio».
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